venerdì 23 marzo 2012

tesina la sicilia

Tesina multidisciplinare per l'esame di terza media che affronta i problemi della questione siciliana



INDICE:

·       STORIA:   G. GIOLITTI; MAFIA (G. FALCONE E P. BORSELLINO
·       GEOGRAFIA: SICILIA
·       SCIENZE: VULCANESIMO
·       ITALIANO: G. TOMASI DI LAMPEDUSA; IL GATTOPARDO
·       ED. FISICA : DOPING
·       TECNOLOGIA ED INFORMATICA: INCENERITORI; TRAFFICO DEI RIFIUTI
·       ARTISTICA: DIVISIONISMO; GIUSEPPE PELLIZZA, “IL QUARTO STATO”
·       MUSICA: VERISMO; P. MASCAGNI, LA CAVALLERIA RUSTICANA
·       SPAGNOLO: REINO DE ESPA ÑA
·       INGLESE: MY FAMILY AND MY CITY






GIOVANNI GIOLITTI



                                    

Uomo politico italiano, statista e padre di cinque governi, nato a Mondovì il 27 ottobre 1842, morto a Cavour il 17 luglio 1928.
Laureato in giurisprudenza, Giovanni Giolitti inizia a lavorare nel 1862 per l’amministrazione statale come reggente della direzione generale delle Finanze e poi come segretario generale della Corte dei Conti. Su spinta di Agostino Depretis, si presenta come candidato alla Camera. Attivo nella  carriera politica con il gruppo parlamentare dei liberali progressisti, si occupa principalmente di politica finanziaria.  Assume l’incarico di ministro del Tesoro dal marzo 1889 al dicembre 1890, imponendosi come leader del partito delle economie all’interno della sinistra liberale.  Giolitti ricopre l’incarico di ministro degli Interno dal 1903  al 1914. Nel suo governo si propose di raggiungere due obiettivi.
Primo: dare una spinta definitiva all’industrializzazione con una politica di forti investimenti nei settori elettrico, siderurgico meccanico, chimico. Si sviluppò l’industrializzazione dell’agricoltura, anche se si ci limitò al triangolo industriale (Torino ,Milano e Genova).

Secondo: riconciliare il proletariato con lo stato, Giolitti, infatti, varò una politica di riforme, promuovendo lo sviluppo dei servizi pubblici, l’edilizia popolare. Nel 1912 estese il suffragio maschile a tutti coloro che sapevano leggere e scrivere. Evitò di usare la forza per reprimere scioperi e manifestazioni.
La politica di Giolitti, tuttavia, ebbe una contropartita: il sottosviluppo del meridione. Tutte le sue iniziative finirono per favorire l’industria del nord e crearono danni all’agricoltura del sud. Il decollo del triangolo industriale accentuò la differenza tra l’Italia ricca e l’Italia povera e aggravò il fenomeno dell’emigrazione.
Giolitti impossibilitato a ottenere legalmente voti dagli elettori meridionali, si alleò con i proprietari terrieri, che glieli procurarono a patto di ottenere via libera alla repressione di ogni moto contadino e ricorrendo alla corruzione elettorale. In Sicilia questa operazione fu condotta attraverso la mafia, si inizio così con la collaborazione tra potere politico e mafia. Questo procurò a Giolitti l’avversione degli intellettuali meridionali che gli diedero l’appellativo di “ministro della malavita”.
Verso la fine del secolo una prima generazione di mafiosi emigrò negli stati uniti, qui fondarono una potente organizzazione che prima prese il nome di Mano nera, poi Cosa Nostra. In Sicilia, la mafia, inizialmente, fu un fenomeno rurale, limitato alle province occidentali. Le famiglie erano e sono formate dai gruppi più o meno numerosi di giovani mafiosi con il compito di eseguire senza discutere degli ordini dei padrini. Terminata la guerra, nel giugno del 1920, Giolitti viene chiamato a guidare il suo ultimo esecutivo, che si protrae fino al luglio dell’anno successivo. Durante le agitazioni del “biennio rosso” decide di allearsi con nazionalisti e fascisti per le elezioni del ’21, aprendo la strada al potere fascista. L’esito elettorale gli è avverso, ed è costretto a rassegnare le dimissioni ponendo termine alla carriera di statista.  Come deputato liberale è all’opposizione del 1924 nel governo di Benito Mussolini , prima dell’avvento del Regime. Giolitti si può definire un liberale progressista o un conservatore illuminato, sapeva adattarsi, cercando di padroneggiarla, alla variegata realtà politica italiana. Egli disse che il suo era come il mestiere di un sarto che dovendo confezionare un vestito per un gobbo deve fare la gobba anche al vestito. Egli dunque era convinto di dover governare un paese "gobbo" che non aveva intenzione di "raddrizzare" ma realisticamente governare per quello che era. La sua attenzione si rivolse al partito socialista, per trasformarlo da avversario a sostegno delle istituzioni ed allargare nello stesso tempo le basi dello stato, e ai cattolici, che volle fare rientrare nel sistema politico.
La questione meridionale fu un grande problema nazionale dell'Italia unita. Il problema riguardava le condizioni di arretratezza economica e sociale delle province annesse al Piemonte nel 1860-1861 (rispettivamente gli anni della spedizione dei Mille e della proclamazione del Regno d’Italia). I governi sabaudi avevano voluto instaurare in queste province un sistema statale e burocratico simile a quello piemontese. L’abolizione degli usi e delle terre comuni, le tasse gravanti sulla popolazione, la coscrizione obbligatoria e il regime di occupazione militare con i carabinieri e i bersaglieri, creò nel sud una situazione di forte malcontento. Da questo malcontento vennero fuori alcuni fenomeni: il brigantaggio, la mafia e l’emigrazione al nord Italia o all’estero.

La repressione del brigantaggio
I briganti non furono "criminali comuni", come pensava la maggioranza al governo, ma un esercito di ribelli che non conoscevano altra forma di lotta se non quella violenta. Del resto, tenuti per secoli nell'ignoranza e nella miseria, i contadini meridionali non avevano ancora maturato una conoscenza politica dei loro diritti e quindi non avrebbero mai potuto agire con mezzi legali.  La politica di repressione adottata nei confronti dei briganti fu durissima. Per debellare il fenomeno furono impiegati 120.000 soldati (pari alla metà dell’esercito italiano) comandati dal generale Cialdini. Si scatenò una vera e propria guerra intestina che portò ad un numero molto elevato di morti in particolare fra i briganti e i contadini che li appoggiavano. Fu tra prigioni a vita, fucilazioni e uccisioni varie che il fenomeno del brigantaggio venne debellato nel 1865.  Le conseguenze furono un ulteriore aumento del divario fra nord e sud e un’esaltazione dei briganti la cui figura venne paragonata, nell’immaginario popolare, a quella di “eroi buoni”.
L’origine della parola Mafia non è conosciuta precisamente. Secondo una versione dei fatti, nacque dall’invasione francese della Sicilia nel 1282 e dal motto "Morte alla Francia Italia Anela" o M.A.F.I.A.   Per altri deriva invece dal nome della tribù araba che si stanziò a Palermo(Ma-afir), per altri dal toscano maffìa (miseria);mentre lo studioso del folclore G.Pitrè lo ricava dal vocabolo del gergo palermitano che in origine significava "bellezza, coraggio, superiorità."
Solo nel 1865 venne usato nel suo significato più attuale per indicare un’insolita forma di associazione a delinquere*.  Lo "spirito della mafia" indica una mentalità di eccessivo orgoglio, di prepotenza e superbia, secondo cui per essere veri "uomini d’onore" bisogna far valere le proprie ragioni senza scrupoli morali con ogni mezzo: dal duello rusticano all’agguato con la lupara.  Lo "spirito della mafia" poggia su un codice d’onore, non scritto ma egualmente rispettato, retto da due regole inderogabili: l’omertà, che impone a tutti il più assoluto silenzio e l’avvertimento preliminare dell’avversario nel "regolamento di conti".  Il rapporto tra gli “uomini d’onore” e gli affiliati è molto stretto, in quanto è proprio da questo che si intrecciano i collegamenti tra affiliati e “cosca”.  Agli inizi del '900 a causa della grave crisi agricola, un' imponente massa di contadini meridionali e in particolare siciliani emigrò nel "Nuovo Mondo", soprattutto negli USA. Dunque la mafia fu trapiantata negli Stati Uniti e si chiamò "mano nera" o anche "Cosa Nostra". Questa nuova organizzazione assunse ben presto caratteristiche gigantesche.  Nel primo decennio del Novecento Giovanni Giolitti, lo statista più “longevo” della storia recente dell’Italia, si giovò dell’operato degli “uomini d’onore”(i gentiluomini) per rafforzare il controllo governativo dell’elettorato meridionale, specie nelle campagne.
Durante il regime fascista la mafia siciliana fu sottoposta a severissime misure repressive. Memorabile fu l’opera svolta dal prefetto C. Mori che costrinse numerosi mafiosi a trasferirsi negli Stati Uniti.  Al termine della II guerra mondiale la mafia riacquistò vigore grazie all’opera delle truppe d’occupazione e delle popolazioni locali. L’agitato periodo post-bellico offrì alla mafia l’opportunità di rinforzarsi e di estendere i suoi interessi fino ad occuparsi dello spaccio di droga e del racket del commercio, nel mercato generale, nell’industria e nell’edilizia.  Negli anni '60 una nuova mafia più spietata e sbrigativa di quella tradizionale cominciò a contendere alla mafia "storica" il controllo del territorio.  Le numerose cosche mafiose entrarono in guerra tra loro in un crescendo di violenza, contraddistinta da numerosi delitti "trasversali" (per punire o eliminare intere famiglie). Durante gli anni '80 la mafia ha incrementato ulteriormente il suo potere nonostante l’infaticabile opera degli organi di polizia e della Magistratura. Numerosi investigatori e magistrati hanno pagato con la vita il loro impegno professionale e civile contro la "Piovra”. 
 In questi ultimi si è accresciuto il potere assoluto di alcuni Boss, come Salvatore Riina, Bernardo Provenzano e Giuseppe Madonia in Sicilia.Il numero uno è sicuramente Totò Riina e subito dopo viene Giuseppe Madonia. Questi due sono stati anche indicati come rappresentanti mondiali a Palermo, nel senso che vi è un altro organismo più in alto che comanda tutte le famiglie di Cosa Nostra sparse nel mondo. Il 30 Giugno 1992 il pentito Leonardo Messina rivelò ad un pool di magistrati la struttura e gli uomini di Cosa Nostra.
 Oggi a capo di Cosa Nostra ci sarebbe Bernardo Provenzano che molti credevano morto. S’è rifatto vivo dopo l’arresto di Riina con una lettera inviata al Presidente del Tribunale di Palermo. E’ stato arrestato dopo 40 anni di latitanza.





FALCONE E BORSELLINO


Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono due giudici siciliani che hanno dedicato la loro vita alla lotta contro la mafia. Di loro si racconta infatti che quando erano ancora adolescenti giocavano a pallone nei quartieri popolari di Palermo e che fra i loro compagni di gioco c'erano probabilmente anche alcuni ragazzi che in futuro dovevano  essere arrestati da loro. E forse proprio  il fatto di essere siciliani, nati e cresciuti a contatto diretto con la realtà di quella regione, era la loro forza: Falcone e Borsellino infatti capivano perfettamente il mondo mafioso, capivano il senso dell'onore siciliano e capivano il linguaggio dei boss e dei malavitosi con cui dovevano parlare. Per questo sapevano dialogare con i "pentiti" di mafia, sapevano guadagnarsi la loro fiducia e perfino il loro rispetto.
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano coetanei: il primo è nato a Palermo nel 1939, il secondo nel 1940.
Durante l'università - alla fine degli anni Cinquanta - Paolo Borsellino  si iscrive al FUAN, un'organizzazione politica di estrema destra. È molto bello pensare che nessuno avrà mai il coraggio di rinfacciargli questa scelta: il suo comportamento è sempre stato così onesto e pulito che sia da destra che da sinistra si doveva necessariamente rispettarlo. Nel 1963 entra in Magistratura: lavora in diversi tribunali e nel 1975 è trasferito al tribunale di Palermo, dove entra all'Ufficio istruzione processi penali sotto la guida di Rocco Chinnici. Lavora con il capitano dei Carabinieri Emanuele Basile alla sua prima indagine sulla mafia e nel 1980 fa arrestare un primo gruppo di sei mafiosi. Nello stesso anno il capitano Basile viene assassinato
Per la famiglia Borsellino la vita cambia e da quel momento in poi tutti vivranno blindati e continuamente protetti da una scorta.
Continua a lavorare senza tregua nel pool anti-mafia guidato da Rocco Chinnici, a stretto contatto anche con il suo amico Giovanni Falcone che nel 1979 era entrato anche lui all'Ufficio istruzione processi penali. Ma nel 1983 anche Rocco Chinnici viene assassinato dai mafiosi. Sembra la fine di un'esperienza che stava dando qualche risultato.
A Palermo, al posto di Chinnici, arriva Antonino Caponnetto che è assolutamente deciso a portare avanti il lavoro del suo predecessore. Con Falcone e Borsellino e altri bravi magistrati comincia allora l'avventura del pool anti-mafia. 
In pratica i magistrati di Palermo cercano di combattere la mafia così come negli anni precedenti si era combattuto - e vinto - il terrorismo.  Nel 1983 altri due funzionari di Polizia Giuseppe Montana e Ninni Cassarà - stretti collaboratori di Falcone e Borsellino - sono uccisi dalla mafia. Ma grazie alla capacità dei magistrati di indagare e all'intelligenza di Falcone nel ricostruire la "geografia mafiosa" di quel periodo, un gran numero di mafiosi finisce in galera. 
E finalmente Falcone e Borsellino riescono a mettere in piedi il famoso maxi-processo, un processo in cui sul banco degli imputati siedono ben 475 mafiosi che nel 1987 saranno condannati.
In realtà questa grande, grandissima vittoria è anche il principio della fine per i due magistrati e forse è anche la loro condanna a morte. Antonino Caponnetto deve lasciare il pool per motivi di salute. Al suo posto, invece di Giovanni Falcone che ne era il naturale erede, va a finire un altro magistrato che in breve tempo scioglie il famoso pool antimafia. Comincia una stagione di veleni (Falcone è accusato di "protagonismo" e alla fine chiederà il trasferimento a Roma; a Borsellino vengono tolte le indagini sulla mafia a Palermo e gli vengono assegnate quelle di Agrigento e Trapani).
Ma il 23 maggio 1992 - con un attentato spettacolare - la macchina di Falcone viene fatta esplodere sull'autostrada che collega Palermo e Trapani: 500 chili di tritolo che tolgono la vita a Falcone, a sua moglie Francesca Morvillo e a tre agenti di scorta.
Quando Falcone salta in aria, Paolo Borsellino capisce che non gli resterà troppo tempo. Lo dice chiaro: “Devo fare in fretta, perché adesso tocca a me”. Il 19 luglio dello stesso anno un'autobomba esplode sotto casa di sua madre mentre Paolo Borsellino sta andandola a trovare. Il magistrato muore con tutti gli uomini della scorta. Pochi giorni prima aveva dichiarato:Non sono né un eroe né un Kamikaze, ma una persona come tante altre. Temo la fine perché la vedo come una cosa misteriosa, non so quello che succederà nell'aldilà. Ma l'importante è che sia il coraggio a prendere il sopravvento... Se non fosse per il dolore di lasciare la mia famiglia, potrei anche morire sereno.







: la “ma


















LA SICILIA



La Sicilia  è l'isola maggiore  e più importante Mediterraneo, in cui occupa posizione centrale. Alla Sicilia sono connessi gli arcipelaghi circostanti: le Eolie o Lipari, Ustica, le Egadi e Pantelleria, le Pelagie
La forma dell'isola è facilmente associabile a quella di un triangolo, da cui l'antico nome Trinacria (il nome è di origine greca e significa "dalle 3 punte"). Il territorio siciliano, a Nord, è bagnato dal Mar Tirreno, a Sud, dal mare di Sicilia e ad Est dallo Ionio. Alle sue estremità stanno, sullo stretto di Messina, il capo Faro; a Sud-Est il capo delle Correnti, ad Ovest il capo Boeo o Lilibeo. Fanno parte della regione vari arcipelaghi e isole: a Nord Ustica e le isole Eolie o Lipari; ad Ovest le Egadi; a Sud Pantelleria e le isole Pelagie, che costituiscono la parte più meridionale dei territorio italiano; ed ancora alcuni gruppi di isole più piccole come quelle dello Stagnone di Marsala.  La catena montuosa settentrionale siciliana presenta caratteristiche identiche a quelle dell'appennino calabrese e va considerata come sua appendice. Il territorio è per la maggior parte collinoso.  Fanno parte della catena montuosa settentrionale tre sezioni distinte: i Peloritani, i Nebrodi e le Madonie. Il centro dell'isola è racchiuso fra i monti Sicani e gli Erei. Poi, gli lblei che portano a circa mille metri la punta sud-orientale dell'isola e presentano caratteristiche geologiche tutte africane. Infine l'Etna, vulcano attivo fra i maggiori dei mondo .  Le principali pianure dell'isola, in generale molto fertili, sono da Est a Ovest: la Piana di Catania, solcata dai fiumi Simeto, Dittaino e Gornalunga; la Val di Noto; la Val di Mazara; la Conca d'Oro. I principali fiumi sono il Salso  e il Platani entrambi sfocianti nel mare di Sicilia. Importanti sono anche, ad oriente, l' Alcantara (famoso per le sue Gole) e il Simeto (da poco vi è stata attivata una riserva naturale), ad occidente il Torto e il Belice. Poco rilevanti i laghi: fra quelli naturali il principale è quello di Pergusa. Singolarissimi sono i "laghetti" di Tindari.
Il clima siciliano ha caratteristiche sensibilmente diverse a seconda della parte dell'isola: a Nord, lungo la costa, è caratterizzato da estati calde e inverni miti e quindi lo si può definire di tipo prettamente mediterraneo.  Le precipitazioni sono rare e aumentano specialmente col crescere del rilievo. Fra i venti, tipico è lo scirocco, caldo-umido e di provenienza sahariana, che talora rende irrespirabile l'aria.

                        AGRICOLTURA

La discontinuità dell'approvvigionamento idrico non impedisce all'agricoltura di essere una delle grandi risorse economiche della regione. Notevole è la produzione dei cereali - tra cui il frumento, specie della pregiata varietà grano duro, essenziale per la produzione delle migliori qualità di pasta - che già rendeva la Sicilia importante per i Romani (l'isola era infatti chiamata il granaio di Roma). È abbondante quella delle olive, che assicura un'ottima produzione di olio.
        


Uno dei frutti più tipici è il "kaki" (in italiano caco o loto). Famosa per i "kaki" è Misilmeri, che nel mese di Novembre fa la sagra a questo buonissimo frutto.Ben nota è, in particolare nei pressi di Acireale e nella Piana di Catania (dove molto rinomati sono i mandarini e le arance a polpa rossa di Paternò e l'arancia tarocco di Francofonte), la coltura degli agrumi: aranci, limoni e mandarini, insieme a mandaranci, bergamotti, cedri e pompelmi di grande pregio, i fichi d'India e le carrube. Non mancano neppure gli ortaggi, che a partire dagli anni sessanta hanno conquistato sempre più mercati in virtù delle coltivazioni in serra, estese soprattutto nella zona sud orientale, come i famosi pomodorini di Pachino, o legumi come il lupino. Importante è la produzione dei carciofi di cui il territorio niscemese è uno dei più grandi produttori europei. Tra la frutta secca spiccano per qualità le mandorle, le nocciole ed il pistacchio - pregiato quello di Bronte - che sono alla base di molti prodotti dolciari caratteristici di questa terra, come la cioccolata, importata direttamente dall'America quando la Sicilia era sotto il dominio spagnolo circa cinque secoli fa. A tutt'oggi la cioccolata siciliana, specie quella di Modica, è preparata seguendo quelle antiche ricette e fa un uso tutto particolare di sapori e spezie esotiche, conferendole un gusto del tutto unico e diverso da quello della normale cioccolata. Un importante contributo viene anche dalla coltivazione intensiva di specie, una volta esotiche, come il Kiwi di eccellente qualità e perfino di Mango, nella zona del Fiumefreddo. Il clima siciliano, particolarmente dolce, permette anche la coltivazione di banane.
La carota novella di Ispica, la ciliegia dell'Etna, l'olio d'oliva dei colli nisseni e delle colline ennesi, il limone Interdonato della Messina jonica, il limone di Siracusa, il melone di Pachino, la pagnotta ennese del Dittaino e il pistacchio verde di Bronte sono prodotti a denominazione di Origine Protetta - Protezione Transitoria Nazionale con decreto ministeriale.La tradizionale coltivazione della vite consente la produzione di ottimi vini liquorosi e ad elevata gradazione alcoolica, sia rossi che bianchi, che vengono sempre maggiormente conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo. La produzione, pur notevole, stentava un tempo ad inserirsi nei mercati a causa della eccessiva frammentazione dei produttori e di imprecisi standard qualitativi: ha conosciuta una svolta decisiva a partire dagli anni novanta, quando l'arrivo di grandi produttori di vino a livello nazionale, che hanno investito con lungimiranza, razionalizzando il mercato produttivo locale, ha consentito la rinascita dell'enologia siciliana e l'affermazione a livello internazionale dei vini D.O.C. siciliani. Tra i più noti vi sono il Corvo di Salaparuta, il Marsala, della provincia di Trapani, il Moscato di Pantelleria, il Bianco d'Alcamo, il Malvasia di Lipari, il Nero d'Avola, il Cerasuolo di Vittoria, l'Etna e lo Zibibbo. Come dimenticare anche la produzione di eccellenti liquori come l'Amaro Averna,esportato in tutto il mondo e di fama internazionale, prodotto nello storico stabilimento a Caltanissetta.Un importante e sempre più sviluppato settore è quello della coltivazione, in serra, di fiori pregiati, come ad esempio le orchidee, favorito dal clima caldo-umido che ha raggiunto e superato per produzione quello di altre regioni tradizionalmente produttrici. Oggi i fiori di Sicilia vengono acquistati e spediti in tutta l'Europa.

                         

                        ALLEVAMENTO

Ovini, caprini ed equini sono allevati in buona quantità, mentre i bovini, un tempo presenti in numero limitato, oggi sono allevati in gran numero soprattutto nella provincia di Ragusa, dove si allevano animali della razza modicana. Essi producono un latte molto sostanzioso, benché in quantità scarse rispetto ai bovini d'allevamento (è una razza semi-addomesticata), utilizzato principalmente nella produzione di formaggi freschi ("provole"), del piacentino ennese, con l'aggiunta di zafferano, o del caciocavallo ragusano, l'unico del genere in Sicilia ad avere meritato il marchio DOP. Un tipica razza di equini di razza sanfratellana viene allevata sui Nebrodi, nella zona di San Fratello, da cui prende nome. La superficie di terreno dedicata ai prati e ai pascoli in Sicilia raggiunge i 235 mila ettari[9].

                        PESCA

La pesca costituisce una risorsa preziosa per la Sicilia. Molti sono i porti con estese flotte di navi pescherecce; tra questi il più importante è quello di Mazara del Vallo, ma non è l'unico: Sono importanti anche quelli di Sciacca, Licata, Porto Empedocle, Pozzallo e Portopalo. Si pescano, oltre al pesce spada nella zona dello stretto di Messina, anche il tonno, le sardine, le alici e gli sgombri, ovvero il pesce azzurro tipico del Mar Mediterraneo, che consente di fornire all'industria conserviera la materia prima necessaria alla produzione del pesce in scatola e del pesce affumicato. Nel trapanese e a Marzamemi si produce la bottarga, che viene esportata anche all'estero.
A Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, ma anche in altre zone marine della costa mediterranea della Sicilia, si pratica l'allevamento di pesci come spigole, orate, tonni (ingrasso); a Ganzirri, nella zona nord di Messina, quello di ostriche e mitili. Inoltre a Trapani ben note sono le saline da cui sin dall'antichità si produce finissimo sale marino.

                         

                        INDUSTRIA

Presenti nel territorio diverse realtà industriali, concentrate nei distretti di Gela, Augusta, e Milazzo, con industrie di trasformazione chimica, petrolifera ed energetica. Sono da ricordare, inoltre, gli stabilimenti automobilistici FIAT di Termini Imerese e quelli di componenti elettronici della STMicroelectronics di Catania.

                        ATTIVITA’ ESTRATTIVE

Le miniere di zolfo delle province di Enna, Caltanissetta e Agrigento sono state chiuse, a partire dalla metà del XX secolo, a causa della forte concorrenza dello zolfo americano estratto con il metodo Frasch e quindi venduto a prezzi notevolmente più bassi; il diverso processo estrattivo in Sicilia era divenuto troppo costoso e perciò scarsamente remunerativo . Altre miniere di sali potassici, utilizzati in vari settori dell'industria, sono state chiuse, alla fine degli anni ottanta, nel territorio della provincia di Caltanissetta essendo divenuta più conveniente economicamente l'importazione dall'Est europeo. In passato, erano fiorenti anche l'estrazione del gesso e della pietra-pece nel ragusano (per l'estrazione di idrocarburi) anche queste però sono state marginalizzate nel corso del Novecento.Importante è attualmente, dal sottosuolo siciliano, l'estrazione del petrolio che proviene dai pozzi di Ragusa e di Gela e che costituisce il 90% della produzione italiana. Altri pozzi sono stati trivellati, negli anni novanta al largo delle coste meridionali siciliane, nel Canale di Sicilia dove sono state installate alcune piattaforme petrolifere visibili al largo di Licata. Sono presenti anche giacimenti di gas metano.



GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA

                        Nacque a Palermo il 23 dicembre del 1896 da un’antica famiglia nobiliare. Giuseppe Tomasi, duca di Palma e principe di Lampedusa fu l’unico figlio maschio di Giulio Maria Tomasi e Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò. Nel 1911 si iscrisse al liceo classico che frequentò prima a Roma, poi a Palermo. Si iscrisse, in seguito, alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma, nel 1915, ma non conseguì mai la laurea, contrariamente a quanto è stato più volte affermato. Partecipò alle due ultime guerre mondiali e, fatto prigioniero nella prima, riuscì tuttavia a fuggire, traversando a piedi l’intera Europa.

Poco si sa circa l’origine e lo sviluppo dell’attività letteraria dell’autore siciliano, anche se si è accreditata l’ipotesi che, tornato a Palermo, egli si sia messo a scrivere quasi di getto Il Gattopardo.Eugenio Montale usava definirlo come uno di quegli «scrittori di un unico libro» di cui è piena la nostra letteratura tra i memorialisti-narratori, specialmente dell’Ottocento. Il Gattopardo, in effetti, è l’opera cui è legata la vastissima fama dell’autore siciliano e rappresenta, inoltre, una sorta di lascito ereditario, essendo giunto sotto gli occhi di tutti nel 1958, quando Tomasi di Lampedusa, a causa di un carcinoma polmonare, era già morto da un anno, precisamente il 23 luglio del 1957: «Ancora una volta il destino era stato fedele all’uomo, che era schivo del clamore, del successo, della retorica: e glieli aveva risparmiati», (G. Pampaloni).Il Gattopardo, vincitore del Premio Strega, fu anche oggetto dell’impegno di Luchino Visconti, che nel 1963 lo tradusse in film, lasciando interpretare a Burt Lancaster la parte del principe Fabrizio Salina.
Il dattiloscritto de Il Gattopardo fece il giro di diverse case editrici e fu respinto da lettori autorevoli come Vittorini. Se ne interessò invece Bassani che, recatosi in Sicilia, ormai morto l’autore, trovò un manoscritto dell’opera, altri scritti, testi di saggi e racconti, riuscendo così a ricostruire la complessa personalità di Tomasi di Lampedusa. L’attenzione della critica si concentrò inizialmente sulla tesi conservatrice dell’opera, che sembrava giustificare la convinzione dell’immobilità della storia. In realtà il fulcro del romanzo è da ricercare nel motivo decadente del presagio della morte e nell’antico tema dell’ineluttabile fluire del tempo.
Gattopardo è un romanzo scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, pubblicato postumo nel 1958.
L'autore trasse ispirazione da vicende della sua antica famiglia e in particolare dalla vita del suo bisnonno, il Principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa, vissuto negli anni cruciali del Risorgimento e noto anche per le sue ricerche astronomiche e per l'osservatorio astronomico da lui realizzato. Per il tema trattato è spesso considerato un romanzo storico, benché non ne soddisfi tutti i canoni.
Scritto tra la fine del 1954 e il 1957.
Il libro inizia con questa frase: "Nunc et in hora mortis nostrae. Amen".Come detto il Gattopardo si ispira alla vita dell'antenato dello stesso autore, che nel romanzo prende il nome di Don Fabrizio Corbera, Principe di Casa Salina, e della sua famiglia tra il 1860 e il 1910, in Sicilia (a Palermo e nel feudo agrigentino di Donnafugata, che altro non è che il paese di Palma di Montechiaro).
Don Fabrizio è padre di sette figli ed è esponente di un casato che per secoli "non aveva mai saputo fare neppure l'addizione delle proprie spese e la sottrazione dei propri debiti". Il principe possedeva forti inclinazioni alle matematiche; aveva applicato queste all'astronomia e ne aveva tratto sufficienti riconoscimenti pubblici e gustosissime gioie private. Ma un'altra passione erano anche le donne: di fatti la moglie, Maria Stella, era solita subire crisi isteriche quando sapeva del marito e delle amanti che frequentava. I pensieri di Don Fabrizio oscilleranno sempre tra  amore e morte, pensieri sensuali e pensieri fortemente negativi e disillusi. All'inizio del primo capitolo si parla di un cadavere rinvenuto nel giardino di Casa Salina “il cadavere di un giovane soldato del quinto battaglione cacciatori, che ferito nella zuffa di san Lorenzo contro le squadre dei ribelli era venuto a morire, solo, sotto un albero di limone. Lo avevano trovato bocconi nel fitto trifoglio, il viso affondato nel sangue e nel vomito, le unghie confitte nella terra, coperto di formiconi; e di sotto le bandoliere gl'intestini violacei avevano formato pozzanghera.”
Nel maggio 1860, dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia, Don Fabrizio assiste con distacco e con malinconia alla fine del suo ceto. La classe aristocratica capisce che ormai è prossima la fine della sua supremazia: infatti approfittano della nuova situazione politica gli amministratori e i mezzadri, la nuova classe sociale in ascesa. Don Fabrizio, appartenente ad una famiglia di antica nobiltà, viene rassicurato dal nipote Tancredi, che, pur combattendo nelle file garibaldine, cerca di far volgere gli eventi a proprio vantaggio. Quando, come tutti gli anni, il principe con tutta la famiglia si reca nella residenza estiva di Donnafugata, trova come nuovo sindaco del paese Calogero Sedara, un borghese di umili origini, rozzo e poco istruito, che si è arricchito ed ha fatto carriera in campo politico. Tancredi, che in precedenza aveva manifestato qualche simpatia per Concetta, la figlia maggiore del principe, si innamora di Angelica, figlia di don Calogero,  abbagliato sicuramente dalla sua bellezza, ma attratto anche dal suo patrimonio.
È Tancredi, nel comunicare al Principe la decisione di unirsi alle truppe piemontesi, che dice la famosa frase: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi!" A questo punto Don Fabrizio comprende che non bisogna opporsi al cambiamento imminente.
Un episodio molto importante riguarda il plebiscito a Donnafugata, nel quale si domanda al popolo di votare in favore o meno all'annessione della Sicilia al Regno Italico. Molti cittadini chiedono a Don Fabrizio un parere, egli risponde di essere favorevole e perciò suggerisce di votare "si". Questa indicazione, coerente con le convinzioni maturatesi in Don Fabrizio sull'opportunità di non opporsi al nuovo regime, viene però interpretata da alcuni come un gesto machiavellico: sarebbe sciocco da parte del principe votare in favore, perderebbe il potere. Altri invece, delusi dal pensiero di Don Fabrizio, non vogliono passare sotto un altro regime, preferendo, secondo l'antico proverbio, "un male già noto a un bene non sperimentato". Tuttavia ogni tentativo di opporsi è vano: i voti negativi vengono annullati da Don Calogero Sedara.
Un altro episodio significativo è l'arrivo a Donnafugata di un funzionario piemontese, il cavaliere Chevalley di Monterzuolo, che offre a Don Fabrizio la nomina a senatore del nuovo Regno d'Italia. Il principe però rifiuta, sentendosi troppo legato al vecchio mondo siciliano. E cercando di raccontare al suo ospite la capacità di adattamento che i siciliani, sottoposti nel corso della storia all'amministrazione di molti governanti stranieri, hanno dovuto giocoforza sviluppare. E anche la risposta di Don Fabrizio è emblematica: "...E dopo sarà diverso, ma peggiore."
La vita del principe da allora prosegue in modo monotono e sconsolato, fino alla sua morte che lo coglie in un'anonima stanza di albergo nel 1883, mentre tornava da Napoli, viaggio intrapreso per sottoporsi a visite mediche. Nella sua casa rimarranno le tre figlie nubili, inacidite da una vita chiusa e solitaria.
Curiosamente, anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa morì in una modesta camera d'albergo, lontano da casa, in un viaggio intrapreso per cure mediche.

                   IL SIGNIFICATO DELL’OPERA

L'autore compie all'interno dell'opera un processo narrativo che è sia storico che attuale. Parlando di eventi passati, Tomasi di Lampedusa parla di eventi del tempo presente, ossia di uno spirito siciliano citato più volte come gattopardesco. Nel dialogo con Chevalley, il principe di Salina spiega ampiamente il suo spirito della sicilianità; egli lo spiega con un misto di cinica realtà e rassegnazione. Spiega che i cambiamenti avvenuti nell'isola più volte nel corso della storia, hanno adattato il popolo siciliano ad altri "invasori", senza tuttavia modificare dentro l'essenza e il carattere dei siciliani stessi. Così il presunto miglioramento apportato dal nuovo Regno d'Italia, appare al principe di Salina come un ennesimo mutamento senza contenuti, poiché ciò che non muta è l'orgoglio del siciliano stesso. Egli infatti vuole esprimere l'incoerente adattamento al nuovo, ma nel contempo l'incapacità vera di modificare sé stessi, e quindi l'orgoglio innato dei siciliani. In questa chiave egli legge tutte le spinte contrarie all'innovazione, le forme di resistenza mafiosa, la violenza dell'uomo, ma anche quella della natura.

                        Romanzo storico o no?

La vicenda descritta nel Gattopardo può a prima vista far pensare che si tratti di un romanzo storico. Tomasi ha certamente tenuto presente una tradizione narrativa siciliana: la novella Libertà di Verga, "I Viceré" di De Roberto, "I vecchi e i giovani" di Pirandello ispirata al fallimento risorgimentale, drammaticamente avvertito proprio in Sicilia, dove erano vive speranze di un profondo rinnovamento. Il valore del "Gattopardo" va ricercato dunque al di fuori della prospettiva del romanzo storico.









IL DOPING

Doping e un termine inglese che tradotto in italiano significa grosso modo, fare uso di droghe o sostanze stupefacenti, mentre nell’ ambito sportivo significa usare sostanze o procedimenti destinati ad aumentare artificialmente il rendimento in occasione di una gara sportiva
L’uso di sostanze o metodi per aumentare il rendimento fisico non è recente in quanto già nell’ antica Grecia venivano usate erbe e funghi ritenuti capaci di far aumentare il rendimento fisco e capacità atletiche; gli Aztechi mangiavano il cuore delle vittime sacrificali per assimilarne la forza e conoscevano le proprietà di aumentare la resistenza allo sforzo fisico possedute da una sostanza estratta da un cactus. Agli inizi del secolo si passò dall’uso di zollette di zucchero imbevute di etere alle più "moderne" miscele di stricnina e brandy e vino in cui erano state fatte macerare foglie di coca; per arrivare agli anni ‘50 in cui fecero la loro comparsa le amfetamine,i primi stimolanti di sintesi.
STORIA DELLA LOTTA ANTI-DOPING
La lotta al doping è nata in Italia nel 1954. Nel 1961 fu aperto a Firenze il primo laboratorio europeo di analisi anti-doping. Dal 1964 (Olimpiadi di Tokyo) si iniziò ad effettuare sistematici controlli anti-doping sugli atleti. Dal 1971 esiste in Italia una legge che punisce sia chi fa uso di sostanze proibite, sia chi le distribuisce agli atleti. Nel 1971 il Comitato Olimpico Internazionale ha pubblicato una lista di sostanze proibite che viene periodicamente aggiornata.


TIPI DI DOPING
Esistono vari tipi di doping, utilizzati in particolari periodi della stagione agonistica:
periodo pre-gara, durante la preparazione, per tentare di aumentare le masse muscolari e la forza fisica (steroidi); durante la gara, per ridurre il senso di fatica, dopo la gara, per riacquistare il più velocemente possibile le energie (frequente nei ciclisti durante le corse a tappe). Vengono considerate pratiche dopanti anche la trasfusione del sangue (emotrasfusione) e la somministrazione di globuli rossi o di prodotti derivati dal sangue.
Come tutte le forme di abuso, anche il doping ha avuto le sue "mode".
Nel doping si fa ricorso alle amfetamine perché riducono la capacità dell’organismo di percepire la fatica. Riducendo questo segno premonitore dell’esaurimento fisico, questi farmaci spingono l’organismo oltre i propri limiti. Tra gli sportivi, le amfetamine hanno causato più morti (per aritmie, aumenti improvvisi della pressione, infarti) di qualsiasi altra sostanza. Aumentano inoltre in modo rilevante l’aggressività. Negli anni ‘60, il loro utilizzo nel football americano era così diffuso che per questo sport venne descritta una particolare sindrome psichiatrica, chiamata "Sindrome della Domenica", caratterizzata da alterazioni del comportamento quali imprecazioni oscene e atteggiamento collerico.La pratica del doping ha quindi pochi vantaggi e tantissimi rischi. E' questa la ragione per cui tutti in tutto il mondo si cerca di debellarla..  Per questo, dopo molte competizioni sportive vengono effettuate analisi per accertarsi che gli atleti non abbiano utilizzato sostanze proibite. Queste analisi vengono svolte su campioni di urina prelevati subito dopo la gara alla presenza dei commissari di gara e del medico incaricato anti-doping. I campioni vengono poi inviati ad un centro attrezzato per riconoscere anche piccole tracce delle sostanze proibite. In caso di positività, ovviamente, scatta la squalifica per l'atleta colpevole.

GLI INCENERITORI;  IL TRAFFICO DEI RIFIUTI
Gli inceneritori sono impianti principalmente utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti mediante un processo di combustione ad alta temperatura (incenerimento) che dà come prodotti finali un effluente gassoso, ceneri e polveri.
Negli impianti più moderni, il calore sviluppato durante la combustione dei rifiuti viene recuperato e utilizzato per produrre vapore, poi utilizzato per la produzione di energia elettrica o come vettore di calore (ad esempio per il teleriscaldamento). Questi impianti con tecnologie per il recupero vengono indicati col nome di inceneritori con recupero energetico, o più comunemente termovalorizzatori.Il termine termovalorizzatore, seppur di uso comune, è talvolta criticato in quanto sarebbe fuorviante. Infatti, secondo le più moderne teorie sulla corretta gestione dei rifiuti gli unici modi per "valorizzare" un rifiuto sono prima di tutto il riuso e poi il riciclo, mentre l'incenerimento (anche se con recupero energetico) costituisce semplice smaltimento ed è dunque da preferirsi alla sola discarica di rifiuti indifferenziati. Si fa notare che il termine non viene inoltre mai utilizzato nelle normative europea e italiana di riferimento, nelle quali si parla solo di "inceneritori".[1][2][3]
Le categorie principali e quantitativamente predominanti di rifiuti inceneribili sono:
·         Rifiuti Solidi Urbani (RSU);
·         Rifiuti speciali.
A queste si possono aggiungere categorie particolari come i fanghi di depurazione, i rifiuti medici o dell'industria chimica.
Vi è poi una grande quantità di rifiuti non inceneribili (classificati "inerti") provenienti da costruzioni e demolizioni: questi costituiscono una percentuale di circa il 25% del totale, pari a ~30 milioni di tonnellate l'anno (dati 2001). [4]
Si è scelto di puntare soprattutto su grandi inceneritori dove bruciare la gran parte dei rifiuti prodotti in Campania; si è affidato l’intero ciclo dei rifiuti ad una società che ha operato pessimamente; con la motivazione dell’emergenza e dell’urgenza si sono versati milioni di tonnellate di rifiuti in discariche reperite al di fuori di qualsiasi logica pianificatoria e che talvolta non avevano le dovute caratteristiche che ne garantiscono la sicurezza (anche perché il Commissariato può agire non rispettando molte delle normative esistenti); si sono assunti centinaia di lavoratori su base clientelare senza poi adibirli a nessun lavoro; non si è fatto niente per ridurre la produzione dei rifiuti e quasi niente per la raccolta differenziata (che secondo la legge doveva superare il 35% entro il 2006, mentre è ancora ferma al 7-8%); non si sono costruiti impianti di compostaggio per fare concime dai rifiuti organici e quei pochi costruiti non sono stati messi in grado di operare (alcuni non sono mai stati aperti); non ci si è guadagnata la fiducia delle popolazioni, che si sono così opposte a qualsiasi impianto, fosse esso “buono” o “cattivo”, e che hanno collaborato in maniera molto tiepida ai piccoli, e spesso maldestri, sistemi di raccolta differenziata, con la convinzione che “in una situazione allo sfascio come questa che senso ha preoccuparsi di fare la raccolta differenziata?”.
Gli impianti di stoccaggio, quelli cioè dove sono raccolti in maniera non definitiva i rifiuti, hanno raccolto tali ecoballe, trasformandosi così in discariche, pur non avendo le caratteristiche che devono avere le discariche per minimizzare l’impatto ambientale e sanitario. Queste sono le ragioni per cui per cui le strade sono così spesso invase dall’immondizia: semplicemente perché non è stato organizzato un sistema di riduzione, gestione e smaltimento dei rifiuti degno di questo nome (e rispettoso delle indicazioni di legge) e si è in perenne stato di emergenza (la qual cosa ovviamente favorisce sprechi, illegalità, infiltrazioni camorristiche ecc.). In questa situazione basta che la Magistratura, al fine di svolgere indagini giudiziarie o impedire reati, sequestri un impianto cdr o una discarica o un sito di stoccaggio e subito non si sa più dove mettere i rifiuti, che quindi rimangono per strada; basta che un qualsiasi impianto di smaltimento abbia un problema tecnico e i rifiuti destinati a quell’impianto rimangono per strada, mancando altri impianti disponibili ad accoglierli. Questa è anche la ragione per cui i cittadini campani pagano una tassa sui rifiuti molto più alta di quelli delle altre regioni. Infatti se i rifiuti sono raccolti in maniera differenziata e poi venduti ai consorzi per il riciclaggio, entrano soldi nelle casse comunali (oltre a godere di incentivi pubblici), se invece si conferiscono in discarica o ad un inceneritore si deve paga il gestore della discarica o dell’inceneritore. Inoltre, come abbiamo detto, questo sistema ha portato ad un enorme aumento della spesa
I rifiuti sono pericolosi?
Può sembrare una domanda banale chiedere se i rifiuti sono pericolosi, ma non lo è affatto. Infatti non è facile rispondere a questa domanda, perché bisogna specificare: “pericolosi per chi?”, “quali rifiuti?”, “smaltiti come?”.
Per l’uomo e per l’ambiente sono pericolosi soprattutto i rifiuti industriali, perché molti di questi contengono sostanze chimiche ad azione tossica, cancerogena, teratogena (capace cioè di produrre anomalie nell’embrione e nel feto). Per tale motivo la legge definisce questi “rifiuti pericolosi”, stabilendo che devono essere smaltiti secondo particolari procedure per impedire o minimizzare il rischio di effetti negativi sull’uomo e sull’ambiente (alcuni devono essere distrutti con il calore, altri in siti con particolari requisiti, altri devono essere raffinati e riciclati ecc.). Alcuni rifiuti pericolosi sono presenti anche nelle nostre case: pile, farmaci scaduti, cartucce delle stampanti, vernici, solventi (es. acqua ragia, trielina) ecc. Una singola pila, per esempio, contiene circa un grammo di mercurio, quantità più che sufficiente per inquinare 1.000 litri di acqua. Per tali motivi questi rifiuti devono essere smaltiti con molta attenzione.
I rifiuti urbani (la spazzatura) possono essere pericolosi perché contengono sostanze putrescibili (la cosiddetta “frazione umida”, formata da residui di alimenti, carta ecc.), che possono favorire il proliferare di germi patogeni o dei cosiddetti “vettori di malattie”, cioè quegli animali, come scarafaggi, mosche, topi, ratti, ecc. che possono trasportare microbi patogeni, facendoli venire a contatto con l’uomo. Tale rischio, rispetto ad altri (es. la diossina prodotta dall’incendio dei cassonetti), non è così alto come comunemente si crede.
La frazione umida, decomponendosi, può dare anche origine ad un liquame ricco di composti tossici (il percolato) con possibilità di inquinamento del suolo, delle falde acquifere e dei corsi d’acqua. Per tale motivo le discariche di rifiuti devono essere costruite in siti idonei (argillosi o senza falde nelle vicinanze), devono avere uno o due strati di impermeabilizzazione e una rete di drenaggio con impianto di depurazione del percolato. La legge oggi vieta lo smaltimento in discarica della frazione umida.
La frazione secca dei rifiuti (plastiche, metalli, inerti) non è pericolosa per la salute, ma può esserlo per l’ambiente (es. le tartarughe marine possono morire mangiando le buste di plastica scambiate per meduse). Inoltre nei lunghi tempi di degradazione possono essere rilasciate nell’ambiente sostanze tossiche o cancerogene (es. metalli pesanti),con le quali poi l’uomo (oppure altri animali, piante, microrganismi) può venire a contatto.La combustione dei rifiuti è pericolosa perché nei fumi sono rilasciate molte sostanze nocive, capaci di provocare e/o favorire il cancro, le malattie cardiovascolari (infarto, ictus ecc.), l’aborto, le malformazioni, le malattie genetiche, ecc.. Inoltre i fumi inquinano l’aria con danni agli ecosistemi, anche di tipo globale (effetto serra, piogge acide, buco dell’ozono ecc.).Insomma i rifiuti non sono solo poco piacevoli a vedersi e causa di cattivi odori, essi, se non smaltiti correttamente, possono causare malattie anche gravi e creare danni seri all’ambiente. Anche per questo bisogna cercare di produrre la minore quantitá possibile di rifiuti.


IL DIVISIONISMO, GIUSEPPE PELLIZZA, “IL QUARTO STATO”

 Il Divisionismo è un movimento pittorico italiano sviluppatosi a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento. Il Divisionismo nasce essenzialmente dall'Impressionismo e ne sviluppa ulteriormente la ricerca sulla scomposizione dei colori e della luce. La sua tecnica innovativa, prende spunto dalle teorie ottiche di Chevreul *, Sutton e Road, e nasce dall'esigenza di rappresentare il vero attraverso gli effetti della luce del sole. I pittori che aderiscono al Divisionismo accostano pertanto i colori puri e li applicano sulla tela a piccoli tratti o a puntini (puntinismo), lasciando che sia l'occhio dello spettatore a ricomporli. Diffusosi in più parti d'Italia ma con principale centro artistico a Milano, nacque ufficialmente nel 1891, quando le prime opere divisioniste vennero esposte all'esposizione Triennale di Brera. Pur essendo in sintonia con il puntinismo, a differenza dell'esperienza francese che era particolarmente attenta agli aspetti scientifici della tecnica, il divisionismo ne mise in evidenza soprattutto il carattere artistico e simbolico. Era però la natura il soggetto che guidava i divisionisti, tra i cui protagonisti fu il pittore, teorico e mercante d'arte Vittore Grubicy de Dragon che, grazie alle conoscenze del mercato europeo, ne diffuse l'opera all'estero. Dopo varie esperienze anche Giovanni Segantini arriva al Divisionismo raffigurando nelle proprie opere un'atmosfera colma di luce e una natura incontaminata. Dopo aver affrontato in diversi modi il tema della luce, anche Plinio Nomellini giunge al divisionismo, così come Giuseppe Pellizza da Volpedo e Angelo Morbelli cercano di rappresentare le loro reali tematiche sociali con una fitta rete di pennellate eseguite a tratti e minuscole linee che è propria del Divisionismo. 
A Volpedo, caratteristico paesino in provincia di Alessandria, nacque nel 1868 Giuseppe Pellizza da Volpedo, il pittore che dipinse uno dei quadri più famosi al mondo: il Quarto Stato. Il percorso artistico che lo condusse alla celebre tela lo portò ad attraversare le maggiori correnti artistiche tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, nonché ad un lungo pellegrinaggio in Italia e in Europa. Studiò all’Accademia di Brera ( Milano) dove nel 1885 espose le sue prime opere, poi si spostò all’Accademia di San Luca a Roma e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Il 1895 fu un anno fondamentale nella vita di Pellizza: con l’adesione al socialismo e l’evoluzione del suo stile, che raccoglieva l’eredità della pittura rinascimentale italiana, del divisionismo e del verismo, prese corpo e vigore il progetto di una grande tela corale sui lavoratori. Dopo aver esposto i suoi quadri  in prestigiose mostre nazionali e internazionali, nel 1901 portò a termine l’opera che per cui oggi è famoso in tutto il mondo. Il Quarto Stato richiese a Pellizza 10 anni di studio e lavoro nella piazza principale di Volpedo, sfondo del quadro, con molti modelli che lui vestiva personalmente (v. box lato). L’incedere maestoso delle figure di semplici contadini, il complesso rimando tra pittura simbolica e verista, la realtà che si percepisce dietro le pennellate, hanno fatto del Quarto stato un’icona pittorica riconosciuta in tutto il mondo, il simbolo di un’epoca, quale poteva essere quella dell’inizi del ‘900, che si sentiva proiettata verso un luminoso futuro.


I MODELLI DEL QUARTO STATO
La forte personalità che emana dalle figure del Quarto Stato è dovuta anche al fatto che i personaggi del quadro erano persone reali, abitanti di Volpedo che Pellizza disponeva e vestiva nella piazza del paesino pagandoli 3 lire a giornata. La figura centrale del quadro, l’uomo che cammina fissando l’osservatore, fu dipinta in base a due modelli: Giovanni Zarri, muratore  e Giovanni Gatti, farmacista del paese e amico di Pellizza. L’uomo sul lato sinistro, con la giacca sulla spalla era il falegname Giacomo Bidone, poi emigrato in America. La figura femminile con il bambino è la moglie di Pellizza, Teresa, morta di parto nel 1907 insieme al figlio. A seguito di questo drammatico evento, il pittore si impiccò nello stesso anno.










IL VULCANESIMO
Si definisce come vulcanismo quella serie di fenomeni costituiti dalla fuoriuscita attraverso fratture della crosta terrestre di materiale caldo quali lave, gas e prodotti piroclastici; i punti di emissione di tale materiale sono detti vulcani. Essi sono generalmente costituiti da rilievi con caratteristica forma conica più o meno schiacciata; questa è il risultato dell'accumulo dei prodotti lavici e piroclastici emessi nel tempo. La scienza che studia la formazione, l'evoluzione e l'attività dei vulcani è detta vulcanologia
Sebbene la vulcanologia sia una scienza molto giovane, i fenomeni vulcanici sono stati oggetto dell'attenzione di numerosi filosofi e naturalisti greci e romani; tra gli altri Platone, Democrito, Anassagora ed Empedocle specularono sulla formazione e la provenienza dei gas e delle lave. Di particolare interesse per la sua modernità è l'ipotesi proposta da Empedocle, secondo la quale le lave erano delle rocce fuse provenienti da zone profonde all'interno della Terra dove esisteva uno strato di materiale liquido ad elevata temperatura. Il primo documento di vulcanologia può essere considerata la lettera di Plinio il Giovane allo storico Tacito, nella quale veniva descritta con dovizia di particolari l'eruzione del 79 d.C. del Vesuvio che distrusse Pompei, Ercolano e Stabbia e durante la quale perse la vita il naturalista Plinio il Vecchio. Dopo il periodo medievale, con la rinascita dell'interesse per le arti e per la scienza numerosi naturalisti si occuparono del fenomeno vulcanico. Particolarmente interessanti sono le teorie proposte da Giordano Bruno e Anton Lazzaro Moro i quali sostennero ipotesi non molto lontane da quelle oggi universalmente accettate per la spiegazione del vulcanismo. Nella seconda metà del XVIII secolo il geologo tedesco A. Werner classificò le rocce in vari gruppi tra i quali quello delle rocce vulcaniche. Il Werner propose anche la teoria secondo la quale il calore che generava la fusione delle rocce sotto i vulcani fosse dovuto a fenomeni di combustione di depositi carboniosi. Le idee di Werner vennero presto contestate da molti naturalisti e in particolare dal geologo scozzese James Hutton il quale, tra l'altro, distinse le rocce magmatiche in intrusive ed effusive e tra queste ultime incluse i basalti. Un'altra disputa tra scienziati interessò la genesi degli edifici vulcanici. I seguaci di Werner, tra cui Leopold von Buch, proponevano che i coni vulcanici derivassero dal rigonfiamento del suolo sotto la spinta del magma proveniente dall'interno della Terra. Più correttamente George Scrope, Charles Lyell ed altri sostenevano che gli edifici vulcanici erano il prodotto dell'accumulo di materiale lavico e piroclastico emesso dal vulcano nel corso della sua attività.
. Allo scopo di studiare il comportamento dei vulcani attivi e di mitigare i rischi connessi alla loro attività vennero fondati alcuni osservatori vulcanologici i quali furono ubicati nelle vicinanze di vulcani attivi. Il primo osservatorio vulcanologico fu quello vesuviano fondato nel 1847 e che fu diretto da insigni vulcanologi quali L. Palmieri e G. Mercalli. Successivamente divennero attivi numerosi altri organismi di ricerca vulcanologica quale l'osservatorio vulcanologico dell'Hawai e l'Istituto Internazionale di Vulcanologia di Catania.
I MAGMI
I magmi sono fusi naturali di alta temperatura, che contengono al loro interno variabili quantità di gas. I magmi si formano all'interno della Terra per fusione parziale delle rocce quando si verificano particolari condizioni di pressione e di temperatura. I magmi sono costituiti prevalentemente da ossigeno (O), silicio (Si), alluminio (Al), calcio (Ca), ferro (Fe), magnesio (Mg), sodio (Na) e potassio (K).
Dal raffreddamento dei magmi si formano le rocce ignee. Se il processo avviene all'interno della terra le rocce prendono il nome di rocce ignee intrusive. Se il raffreddamento avviene sulla superficie terrestre le rocce vengono dette ignee effusive. Le caratteristiche fisiche più importanti dei magmi sono la temperatura e la viscosità. Le temperature dei magmi mostrano valori compresi tra circa 750°-800° e circa 1150-1200° ed aumentano passando dai magmi acidi a quelli basici.
COME E’ FATTO UN VULCANO
I sistemi vulcanici sono costituiti da una zona sorgente, una zona di alimentazione, una camera magmatica e da una struttura visibile a forma generalmente, ma non sempre, conica (Figura ). La sorgente è la zona di formazione dei magmi. Essa si trova in genere nella parte superiore del mantello terrestre, ma può anche essere ubicata nella crosta profonda o intermedia.
FIGURA 
Struttura del sistema di alimentazione di un vulcano. A destra, dettaglio della camera magmatica.
La zona di alimentazione è costituita da una serie di canali ad andamento verticale lungo i quali il magma scorre per raggiungere la camera magmatica o, in qualche caso, direttamente la superficie.
La camera magmatica rappresenta la zona in cui i magmi possono stazionare prima di essere eruttati in superficie.
Il vulcano vero e proprio è rappresentato da una struttura rilevata, a forma generalmente conica più o meno piatta. Questa è collegata alla camera magmatica attraverso un canale detto condotto di alimentazione.
I vulcani contengono, generalmente nella parte terminale, un cratere che rappresenta la zona di prevalente emissione dei prodotti lavici e/o piroclastici. Comunissima è la presenza di piccoli apparati posti sui fianchi o in posizione eccentrica rispetto alla struttura e che si formano in seguito a eruzioni laterali . In alcuni vulcani esistono ampie depressioni sommitali, di forma grossolanamente circolare e con diametro dell'ordine di parecchi km. Sono queste le caldere che, come già ricordato, si formano per collasso del vulcano in seguito a svuotamento della camera magmatica conseguente a una o più grandi eruzioni.
IL VULCANO E L’AMBIENTE
Gli effetti dei fenomeni vulcanici sull'ambiente nel quale l'uomo vive sono molteplici e complessi. L'aspetto più noto è quello operato dalla potenza distruttiva di alcune eruzioni. Tra le più note ricordiamo quella del Vesuvio del 79 d.C., quella dell'Isola di Santorini nell'arco delle Cicladi nel mar Egeo che determinò la scomparsa intorno al 1600 a.C. della civiltà minoica e quella del 1902 del vulcano Pelée nella Martinica. Durante le eruzioni i maggiori danni possono essere provocati direttamente dalle colate e surge piroclastici, dalla caduta di cenere che copre e distrugge i raccolti, dai gas emessi in gran quantità che determinano asfissia negli esseri viventi nelle aree più vicine al vulcano, dai lahar che si verificano se dopo un'eruzione esplosiva si hanno abbondanti piogge o se l'eruzione avviene in un lago craterico. Relativamente poco pericolose sono invece le colate laviche che scorrono a velocità non molto elevata e il cui percorso, che segue quello delle valli può essere previsto e, in alcuni casi, deviato. L'attività vulcanica può produrre importanti effetti sul clima. Questi sono connessi con l'immissione nell'atmosfera di enormi quantità di ceneri e di gas che possono rimanere in sospensione per molti anni causando notevole assorbimento delle radiazioni solari con conseguente abbassamento della temperatura su vaste regioni. In contrasto con questi effetti negativi i fenomeni vulcanici hanno rivestito importanza fondamentale per la nascita e lo sviluppo della vita sul nostro pianeta. Molta dell'acqua dei mari e dei gas dell'atmosfera è stata emessa dai vulcani nel corso della storia della Terra. Inoltre molti processi di accumulo di minerali utili che vanno dai solfuri di rame fino ai diamanti sono connessi all'attività vulcanica. La caduta di ceneri, specie se di chimismo basico e alcalino, ha un positivo effetto sulla fertilità del suolo che, in seguito a questo fenomeno, viene arricchito in elementi come potassio e fosforo. Infine è da ricordare l'importanza crescente che le aree vulcaniche vanno assumendo per lo sfruttamento delle acque calde e del vapore presenti nel sottosuolo. Il vapore viene adoperato per la produzione di energia elettrica da centrali geotermiche, mentre le acque calde vengono utilizzate per il riscaldamento domestico e delle serre. Centrali elettriche a energia geotermica si trovano in numerose aree vulcaniche recenti e attive quali Larderello in Toscana, Rotorua in Nuova Zelanda, Islanda, California etc. Impianti per il riscaldamento delle case e delle serre si trovano a Rotorua in Nuova Zelanda, in Islanda, ecc. L'interesse per l'energia geotermica deriva dal suo basso costo rispetto alle altre fonti tradizionali, quali il petrolio, il carbone, e la poca rilevanza di fenomeni di inquinamento connessi con la sua produzione. Viene calcolato che in certi paesi come ad es. l'Italia, dove esistono estesi fenomeni vulcanici, l'energia geotermica potrebbe coprire fino a circa il 15-20% del fabbisogno nazionale.

VERISMO
E’ una corrente letteraria e artistica che nasce negli ultimi decenni dell’800 in Francia con il nome di NATURALISMO, e diffusasi ben presto tra gli artisti italiani con il nome di VERISMO.
Mentre nel campo letterario i maggiori esponenti furono: Giovanni Verga e Luigi Capuana, nel campo musicale furono, Giacomo Puccini, Pietro Mascagni, Ruggero Leoncavallo e Umberto Giordano. Mentre durante il romanticismo gli artisti mettevano in risalto i sentimenti e le passioni in maniera un po’ esaltata, esagerata e fantasiosa (dobbiamo pure aggiungere che spesso nei racconti comparivano eroi, semidei, e personaggi dell’alta società) durante il verismo invece si  metteva in evidenza si sentimenti e passioni, ma visti in un modo più veritiero e reale, senza cioè nulla da togliere o aggiungere alla realtà della storia raccontata. Inoltre mentre nel romanticismo gli ambienti trattati erano aristocratici o alto borghesi, nel verismo sono popolari. Il periodo del verismo è quello della questione meridionale e quindi le storie dei romanzi e delle opere liriche mettevano in evidenza i problemi del sud dell’Italia, problemi che già esistevano con l’unità d’Italia nel 1861: disoccupazione; povertà; emigrazione; servizio militare; aumento delle tasse; malattie; brigantaggio ; ecc…

PIETRO MASCAGNI
Nasce a Livorno nel 1863 e muore a Roma nel 1945. abbandona gli studi classici per dedicarsi alla musica; così si scrisse al Conservatorio di Milano, ma insofferente alla disciplina scolastica abbandona il conservatorio e si unisce ad alcune compagnie girovaghe d’operetta. Si stabilisce poi  a Cerignola e diventa direttore della fisarmonica, della banda del teatro municipale. Grazie al successo della Cavalleria Rusticana, abbandona il ruolo poco gradito di maestro di provincia per dedicarsi completamente alla composizione.
Altre opere liriche furono: l’amico frizz, le maschere, nerone,ecc…

LA CAVALLERIA RUSTICANA
Melodramma in un atto la cui storia è tratta dall’ononima novella di Giovanni Verga.
La prima rappresentazione fu fatta a Roma e portò Mascagni ad un grande successo. La storia è ambientata in Sicilia verso la fine dell’800. “Turiddu” ama ricambiato la giovane “Lola”. Al ritorno, però, del servizio militare sposa con il cocchiere “Alfio”.
Turiddu allora, per spirito di vendetta si fidanza con un’altra ragazza del paese “Santuzza”; ben presto però l’antica passione per Lola prende il sopravvento e si stabilisce una appassionata storia che tutti ignortano ma non Santuzza. Quest’ultima, presa da una folle gelosia   rivela tutta la tresca alla madre di Turiddu, “Lucia” supplicandola di persuadere il figlio a lasciare Lola. Nello stesso tempo Santuzza cerca di parlare con Turiddu , ma questi si dimostra freddo e infastidito e le rinfaccia l’assurda gelosia, allora Santuzza disperata rivela tutto al compare Alfio. E la mattina di Pasqua nella piazza del paese regna la consueta animazione delle giornate festive, Alfio incontra Turiddu i due vengono alle mani e decidono di battersi in un duello rusticano (duello con coltello a manico corto), poco fuori dal paese.
Prima del duello Turiddu implora la benedizione della madre, le affida Santuzza pregando di avere cura di lei; dopo un ultimo abbraccio si allontana velocemente senza voltarsi indietro. Poco dopo un grido raccapricciante di una popolana annuncia la tragica fine del duello: Turiddu è stato ucciso da compare Alfio.







REINO DE ESPAÑA
                                                                                                                        
                                                                                       
CAPITAL: MADRID
IDIOMA OFICIAL: ESPAÑOL
FORMA DE GOBIERNO: MONARQUIA PARLAMENTATRIA
SUPERFICIE: 506.614 KM
POBLACION TOTAL : 44.108.530
MONEDA: EURO

España, oficialmente el Reino de España, es un paìs de Europa occidental constituido en monarquìa parlamentaria que ocupa cinco sextos de la Penìnsula Iberica, dos archipièlagos situados, uno en el mar Mediterràneo(las Islas Baleares) y otro en el océano Atlantico (las Islas Canarias), asì como las colonias en el norte del continente africano (entre ellas las ciudades autonomas de Ceuta y Melilla). Junto a otros veinticuarto paìses europeos forma parte de la Uniòn Europea (UE). Tiene una extensìon de 506.614 KM . En su territorio peninsular comparte fronteras terrestres con Francia y con el Pricipado de Andorra al norte, con Portugal al oeste y con la colonia britàanica de Gibralt al sur. En sus territorios africanos, comparte fronteras terrestres y marìtimas con Marruecos. La capital del paìs es Madrid, una ciudad con màs de 3.150.000 habitantes y mas de 5.000.000 en su arèa metropolitan que està situada en el centro de la penisula Iberica.
Adèmas, tiene otra serie de districo y posesiones menores no continentales como las islas Chafarinas, el penos de Velez de la Gomera y el penòn de Alhucermas, todos frente a la costa africana. La isla de Alboràn, las islas Colunbretes y una serie de islas e ilote frente a sus proprias costas, como la Isla Perejil que completan sus territorios.






MY FAMILY AND MY CITY
My family is composed from four people, my mother Sonia my father Giacomo my brother Giuseppe. I  frequent the third average to the middle school G Mazzini. I am twelve years old; I’m  one meter and sixty centimetres tall and I weight fifty kilo. I have brown eyes and  hair,  my preferite  hobby is soccer  and I practicae in a team. My brother is sixteen years old, he has  brown hair and eyes  he frequents the commercial and enough tall technical institute and his preferite sport is basket. My mother is blonde she has got  brown  eyes and my father is as tall as me he helps him  in the office. my father is very tall he has brown   eyes and he is out the whole day for job.
I’m from Marsala in Italy. A beautiful city  with sea calm. There aren’t mountaine rivers, hill and lakes. Marsala is important for fishing. Marsala is a  popular destination for turist and for it’s  history.
Marsala it’s very very cool.








 










                              


                                                 


 

















                              











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