venerdì 23 marzo 2012

Tesina di terza media multidisciplinare:



Tesina di terza media multidisciplinare: STORIA-Prima guerra mondiale, MUSICA-Canti di trincea, ITALIANO-Giuseppe Ungaretti, ARTE-Futurismo, FRANCESE-Alsazia, GEOGRAFIA-USA, TECNICA-Centrali nucleari, SCIENZE-Sole, GINNASTICA-Pallavolo




I preamboli
Dietro la facciata della Belle èpoque, in Europa si nascondevano inquietanti tensioni: i “Venti di Guerra”. Essi furono i precedenti nascosti per i quali l’attentato del 1914 causò lo scoppio della Grande Guerra. La situazione era la seguente:
*     La Germania, creandosi una flotta più potente di quella britannica, mise in stato d’allarme l’Inghilterra (fino ad allora incontrastata "Regina dei Mari");
*     La Francia viveva nel mito della revanche: la rivincita verso la Germania per averle sottratto le regioni dell’Alsazia e della Lorena;
*     L’Impero austro-ungarico era un mosaico di popoli diversi tenuto faticosamente insieme dal vecchio imperatore Francesco Giuseppe;
*     L’Impero turco-ottomano cadeva a pezzi: in Europa perse la Grecia e la Serbia;
*     La Serbia, intenzionata ad acquisire la Bosnia, venne preceduta dall’Austria che la incamerò nel suo impero: divennero nemiche;
*     La Serbia era protetta dall’Impero russo, per cui anch’esso divenne nemico dell’Austria;
*     L’Italia provava rancore verso l’Austria per averle sottratto le città di Trento e Trieste.
Scoppio della “Grande Guerra”
Il 28 giugno 1914 a Sarajevo, capitale della Bosnia, vennero uccisi l’arciduca Francesco Ferdinando e la duchessa. L’assassinio venne perpetuato da uno studente serbo, ed è da ritenere importante perché Francesco Ferdinando non era altri che il nipote dell’imperatore Francesco Giuseppe e suo erede predestinato.
Francesco Giuseppe ritenne la Serbia diretta responsabile dell’attentato e così, assicurandosi l’appoggio del Kaiser tedesco, le dichiarò guerra. Con ciò lo zar di Russia Nicola II, ostile all’espansione dell’Austria nei Balcani, ordinò la mobilitazione generale in difesa della Serbia.
Il Kaiser Guglielmo II ebbe così l’occasione di chiamare a raccolta le sue truppe. Ciò rappresentava una minaccia per la Francia, così essa si armò per il conflitto; compagna della Francia fu l’Inghilterra che, vedendola attaccare dai Tedeschi, non poté che sostenerla.
Il 5 agosto 1914 era ufficialmente iniziata la Prima guerra mondiale, che opponevano gli schieramenti:
Alleati: Francia, Inghilterra, Russia e in seguito Italia, Giappone, e Stati Uniti.
Imperi Centrali: Austria e Germania.


La guerra si sposta nelle trincee
Il 6 agosto i Tedeschi occuparono il Belgio e pochi giorni dopo entrarono in Francia.
Ciò andava contro tutte le leggi internazionali, perché il Belgio si era dichiarato neutrale; in tal modo la Germania prese alla sprovvista la Francia, che non aveva difese lungo quel confine poiché non vi si trovava nessun fronte.
Prossimi ad invadere Parigi, i Tedeschi vennero battuti dai Francesi in una furiosa battaglia sul fiume Marna. Questa battaglia segnò la fine della guerra-lampo prevista dai Tedeschi e l’inizio di una logorante guerra di trincea.
L’Italia in guerra
Un anno dopo rispetto agli altri entrò in guerra l’Italia. Essa si schierò al fianco degli Alleati dichiarando guerra all’Austria con la promessa che, a vittoria ottenuta, avrebbe acquisito Trento, Trieste ed altri territori della zona.
Le truppe italiane, posizionate lungo il fiume Isonzo e sull’altopiano del Carso, per errori commessi dagli alti comandi subirono nel 1917 un duro colpo a Caporetto e furono costretti a indietreggiare fino al fiume Piave.
L’allora generale Luigi Cadorna venne sostituito da Armando Diaz, che riuscì a risollevare il morale dell’esercito e dell’intero Paese, perché se gli Austriaci avessero sfondato la linea del Piave sarebbero dilagati fino alla Pianura Padana. I soldati sentivano finalmente di combattere per uno scopo: difendere la patria.
I fronti si moltiplicano e la Guerra diventa MONDIALE
L’economia-mondo fece sì che una guerra nata nei Balcani coinvolgesse l’intero pianeta:
ü  Le nazioni che avevano un impero coloniale fecero combattere per loro anche i popoli colonizzati;
ü  Nazioni extraeuropee approfittarono dell’occasione per difendere i propri interessi: la Turchia combatté con la speranza che Germania e Russia la aiutassero a tenere insieme il suo Impero; il Giappone si schierò con gli Alleati perché interessato alle colonie tedesche nel Pacifico.
ü  Nell’Atlantico i sottomarini tedeschi non si limitarono ad attaccare le navi inglesi, ma coinvolsero anche quelle americane che portavano rifornimenti agli Alleati. Ciò provocò l’intervento degli Stati Uniti, con al fianco America Latina e Cina.
La guerra giunge al termine
Per una rivoluzione interna, la Russia si ritirò dalla Prima guerra mondiale nel 1917, facilitando le cose per Austria e Germania.
Nello stesso anno il presidente Wilson dichiarò ufficialmente l’entrata in guerra degli Stati Uniti. Essi fecero sentire il peso della loro organizzazione in Europa, alzando notevolmente i livelli di efficienza degli Alleati.
Gli Stati Uniti entrarono in guerra non solo perché attaccati dai Tedeschi nell’Atlantico, ma anche perché per la loro economia necessitava la ripresa degli scambi con l’Europa. Inoltre essi volevano ripristinare il diritto dell’autodeterminazione dei popoli, calpestato da Germania e Austria.
Americani, Inglesi e Francesi riuscirono a sgombrare Francia e Belgio dai Tedeschi.
Armando Diaz attaccò con i suoi valorosi soldati l’Austria strappandole la disfatta a Vittorio Veneto. Essa firmò l’armistizio con il 4 novembre 1918.
I Tedeschi si rivoltarono contro il Kaiser Guglielmo: in Germania venne proclamata la Repubblica di Weimar.
L’11 novembre 1918 firmarono la resa anche Germania e Turchia: la Prima guerra mondiale era finita.
Conferenza di Parigi e Trattato di Versailles
Nel 1919 i vincitori della guerra tennero la Conferenza di Parigi per stabilire i trattati di pace. Tra i personaggi di spicco si fece notare il Presidente americano Wilson che elaborò un decreto che descriveva le modalità per ottenere la pace mondiale; esso si basava essenzialmente sull’autodeterminazione dei popoli. Le idee di Wilson si concretizzarono  in seguito nella Società delle Nazioni, oggi Onu.
Nel 1919 venne firmato anche il Trattato di Versailles. Esso fu inevitabilmente inquinato dalla sete di vendetta francese, poiché in questo furono decise le condizioni della resa tedesca. Tale scritto si articolava in sette punti:
1.      La Germania restituì alla Francia l’Alsazia e la Lorena;
2.      Perse le sue colonie in Africa e in Asia;
3.      Ridusse l’esercito e rinunciò a qualsiasi tipo di armamento pesante;
4.      Dovette accettare l’occupazione francese nelle miniere della Ruhr per 15 anni;
5.      Cedette alla Polonia la città di Danzica, creando così il cosiddetto “corridoio di Danzica”, che isolò la Prussia orientale dal resto della Germania;
6.      Pagò una cifra astronomica in oro a titolo di riparazione;
7.      Fu considerata “responsabile” del conflitto e costretta a firmare una “dichiarazione di colpevolezza”.
In questo Trattato si possono rintracciare i motivi per i quali la Germania cominciò a sorbire odio nei confronti dell’Europa dopo il dopoguerra: l’esagerata pena fu la causa dell’odio tedesco, che sfociò in seguito nella Seconda guerra mondiale.
L’economia del dopoguerra
Tra Settecento e Ottocento l’Europa era stata padrona dell’economia mondiale. Dopo la Guerra, essa scivolò dal Centro alla Periferia dell’economia-mondo.
I veri vincitori della guerra furono gli Stati Uniti: tutti gli stati europei arrivarono alla fine della guerra a dovergli pagare rifornimenti ed armi acquistati durante il conflitto, e inoltre, lacerati dalle crisi, dovettero continuare a rifornirsi da essi anche dopo la fine del conflitto. Non c’è da stupirsi quindi che per l’America questo periodo rappresentò il suo esordio come superpotenza della comunità mondiale.
Della Prima guerra mondiale seppe approfittare anche il Giappone, che estese la sua influenza nel Pacifico impadronendosi delle ex colonie tedesche, pericolosamente vicine a quelle americane. Tale situazione creerà in seguito un’accesa rivalità tra i due colossi.
Il contesto storico
La Prima Guerra Mondiale (1914/1918) è la prima guerra dell’età moderna che ha visto coinvolte masse di combattenti di ogni continente.
Come le guerre dell’Ottocento, anche questa non fu una guerra dettata dall’odio di un popolo verso l’altro: fu voluta dalla classe dirigente che aveva alte mire di espansione economica e territoriale. Queste mire erano sconosciute ai soldati, che combattevano perché costretti.
Fu una guerra logorante, trascorsa in gran parte con le truppe a fronteggiarsi nelle opposte trincee. Per mesi e mesi i soldati vivevano con le gambe affondate nel fango, affamati, in attesa dell’ordine di assalto, che avrebbe lasciato inalterata la situazione e portato sul campo migliaia di altri caduti.
Il ta-pum
Quando non si andava all’assalto si viveva nell’angoscia della granata nemica, o della pallottola del cecchino. I cecchini austriaci avevano un micidiale fucile di precisione, che non sparava mai in vano: “ta-pum, ta-pum”, era fortunato chi dopo ogni ta-pum si sentiva ancora vivo. Così ta-pum è diventato il titolo di una canzone.
La musica che aiuta
Le parole nella musica dei canti di trincea non sono diverse dalle canzoni che cantavano i soldati nel periodo di pace; cantare serve innanzitutto a rendere più sopportabile la vita in trincea.
Nei canti di trincea possiamo trovare tre funzioni:
      EVASIONE - DISTRAZIONE;
      SOLIDARIETÀ;
      RIAFFERMAZIONE DELLA PROPRIA IDENTITÀ.
1.Evasione – Distrazione
“Canta che ti passa”, è il proverbio che riassume lo scopo di queste canzoni: in questa fase la musica è serena per far dimenticare l’odiato posto in cui ci si trova.
2.Solidarietà
Questa fase nasce per evitare di sentirsi soli, per sentire il conforto fraterno di chi vive le stesse sofferenze e difenderà il compagno come sé stesso.
3.Riaffermazione della propria identità
È la funzione più importante. In una situazione di violenza com’è la trincea, in cui il soldato è ridotto a macchina per uccidere, c’è un solo modo per sentirsi di nuovo se stessi: pensare alla propria vita privata e alla realtà civile provvisoriamente abbandonata.
























La Vita
Ungaretti nacque ad Alessandria d'Egitto nel 1888 da genitori italiani. Il padre, operaio allo scavo del Canale di Suez, morì due anni dopo la nascita del poeta. Nonostante la madre facesse la fornaia, egli seguì gli studi superiori in una delle scuole più prestigiose di Alessandria.
Nel 1912 Ungaretti lasciò l'Egitto e si trasferì a Parigi dove frequentò per due anni l’Università della Sorbona. Il soggiorno nella capitale francese, centro della vita culturale europea dell’epoca, gli permise di conoscere letterati e artisti di grande importanza.
Ritornato in Italia due anni dopo, allo scoppio della prima guerra mondiale partì come volontario. Questa esperienza lo segnò profondamente, ispirandogli i temi della sua prima raccolta di poesie, intitolata “L’Allegria”.
Dopo la guerra fu ancora a Parigi, dove iniziò il mestiere di giornalista fascista e sposò una donna francese dalla quale ebbe due figli, Ninon e Antonietto.
Trasferitosi a Roma, aderì pienamente al fascismo firmando nel 1925 il Manifesto degli intellettuali fascisti.
Il poeta raggiunse il massimo della sua fama nel 1933, con la pubblicazione della raccolta Il sentimento del tempo.
Nel 1936, durante un viaggio in Brasile venne invitato ad insegnare letteratura italiana presso l'Università di San Paolo e decise così di trasferirvisi con tutta la famiglia. Qui, dopo tre anni, lo colpì un gravissimo lutto: la morte del figlio Antonietto di soli nove anni; da questa dolorosa esperienza, nasceranno le liriche della raccolta “Il dolore”.
Nel 1942 Ungaretti ritornò in Italia, dove venne nominato Accademico d'Italia e per chiara fama professore di letteratura moderna e contemporanea presso l'Università di Roma.
Pubblicò altre raccolte e volumi e si dedicò con entusiasmo a quei viaggi che gli davano modo di diffondere la sua poesia tenendo ovunque conferenze, letture delle sue poesie e ottenendo premi, come quello internazionale dell'Oklahoma negli Stati Uniti che gli costò un faticoso viaggio. Si spense a Milano nel 1970: aveva “poco più di quattro volte vent’anni”, come amava ripetere riferendosi al suo spirito sempre giovane e innamorato della vita.
Lo Stile
L'opera di Ungaretti è profondamente nuova e moderna. Lo stile è scarno, ermetico e sintetico poiché fa della parola il centro espressivo della poesia. La metrica è libera, non ci sono rime e il verso è spesso brevissimo. Liberata dai condizionamenti delle regole e degli schemi grammaticali e metrici, essa ac­quista una particolare potenza di significato e di suggestione, con un'intensa carica di allusioni e di simboli. Di fronte a questi versi il lettore non può più limitarsi a essere spettatore passivo (come spes­so accadeva in passato), ma si sente coinvolto nel processo di creazione poetica, perché deve saper interpretare quelle allusioni e quei simboli, rivivendoli attraverso la propria sensibilità. Queste caratteristiche lo rendono il massimo espositore dell’ermetismo italiano.

SOLDATI (1918)

Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie

Per esprimere il senso della brevità e della precarietà della vita, minacciata in ogni istante dal pericolo che a guerra porta con sé, non servono molte parole. È sufficiente un’immagine, un paragone: la vita degli uomini che combattono è legata a un filo, affidato al caso, come quella delle foglie che il primo soffio di vento autunnale stacca dal ramo e precipita a terra.
Con questa poesia Ungaretti vuole mettere in evidenza le sue sensazioni che sicuramente condivide con i suoi compagni. Esse sono: angoscia e precarietà, che accompagnano i soldati al fronte nemico.


MATTINA (1917)

M'illumino
d'immenso

Si tratta di una delle poesie più famose e semplici di Ungaretti, fu scritta nel 1917 ed è sorprendente poiché con due sole parole, il poeta riesce ad esprimere un concetto di dimensioni non misurabili.
La poesia si presenta formata da una strofa di due versi liberi; da notare che l’ELISIONE fonde in un’unica pronuncia il soggetto con il verbo e l’allitterazione del fonema M che contribuisce ad amplificare l’idea dell’immensità.
Il titolo è molto importante poiché il poeta, durante la guerra, una mattina, viene come abbracciato da una luce molto forte e dunque anche da un calore molto intenso proveniente dall’alto, e che illumina lo spazio circostante, ma che soprattutto lo fa risplendere interiormente, riuscendo così quasi a percepire la vastità immensa dell’infinito.
Ungaretti con questa poesia vuole quasi comunicare che l’uomo, pur in situazioni macabre, pur di fronte alle enormi distruzioni ed agli enormi dolori che provoca la guerra, pur avendo scoperto la sua fragilità e la sua precarietà nella vita che gli è stata data, è in grado di cogliere con una grandezza smisurata tutta l’immensità del suo mondo al quale si sente di appartenere.



Nel 1909 un gruppo d’intellettuali, guidati da Filippo Tommaso marinetti, pubblica sul quotidiano francese Le Figaro il “Manifesto del futurismo”, avviando l'esperienza letteraria e artistica più importante del primo Novecento in Italia. I Futuristi annunciano un rinnovamento della cultura, profetizzando l'annullamento del passato: polemizzano con la cultura del loro tempo che ritengono deca­dente e romantica; auspicano persino la distruzione dei musei e delle loro opere accademiche.
In realtà, non faranno nulla di tutto questo: con il loro linguaggio violento essi intendono solo scuo­tere il pensiero corrente e il mondo dell'arte, ancorati a valori ormai superati.
Per i pittori ricordiamo: Giacomo balla, Umber­to boccioni e Carlo carrà; degli architetti quello di spicco fu: Anto­nio sant'elia.
L'esaltazione Del Movimento
I Futuristi affermano che la realtà va pensata ed interpretata non secondo immagini fisse, ma in una condizione di movimento. Per questo motivo essi esaltano il movimento e la velocità, espres­sione dei tempi moderni. Le nuove macchine, i nuovi mezzi di locomozione, diventano strumento di conoscenza.
Muovendosi, l'oggetto si fonde con lo spazio circostante e crea nuove forme. Queste interagiscono con la luce, che si riflette in più direzioni: scompare cosi, la prospettiva.
La linea è lo strumento pittorico più idoneo a esprimere la velocità. Corrisponde al gesto più rapido e spontaneo per l'espressione. Lo stesso volume dell'oggetto in movimento deve essere modificato, in funzione della traiettoria sviluppata dalla linea. Ciò genera un prolunga­mento della forma nello spazio.
La Città Dei Futuristi
Attratti dalla vita frenetica, dal rumore delle automobili e dei cantieri, dal flusso inarrestabile della gente, i Futuristi si soffermano spesso a raffigurare la città.
Nella “Città che sale”, Boccioni immagina vortici ascendenti che coinvolgono uomini, macchine, cose. Egli sintetizza in un'immagine tutto ciò che lo circonda, come volendo fissa­re in pittura attimi di memoria, e così proietta con rapidità le forme in molteplici direzioni.
Il quadro non propone un'analisi fredda della realtà urba­na: Boccioni, anzi, fa esplicitamente ricorso al suo stato d’­animo.



La région de l’Alsace est située à l’est de la France.
Cette région est riche de forêts et jouit d’un climat semi-continental  grâce aux Vosges. Le fleuve Rhin la sépare de l’Allemagne et fait de sa capital, Strasbourg, un important port.
Elle est riche en traditions proches de la culture allemande et propose à ses visiteurs une gastronomie et des vins célèbres dans le monde entier.
Strasbourg
Prise par l’Allemands en 1870, c’est à l’issue de la Première guerre mondiale que Strasbourg est redevenue française. Retournée à l’Allemagne au cours de la Seconde guerre mondiale, la ville a été définitivement libéré à la fin de la guerre. Depuis lors, Strasbourg est devenue le symbole de la réconciliation, de la paix et de l’amitié qui unissent maintenant la France et l’Allemagne.
Strasbourg est le siège de plusieurs institutions européennes, spécialement:
     le Conseil de l'Europe;
     le Parlement européen;
     la Cour européenne des droits de l'Homme.
Le conseil d’Europe
Le Conseil de l'Europe est l'organisation internationale de la «Grande Europe» qui comprend 47 États membres. Son but est de promouvoir la démocratie, les Droits de l'homme, l'identité culturelle et politique européenne et la recherche de solutions aux problèmes de sociétés en Europe.
Le Parlement européen
Le Parlement européen est le corps parlementaire de l’Union Européenne (UE).
Le Parlement contrôle l'activité des institutions européennes et il participe à l'élaboration des directives et des règlements. Il supervise la Commission, que lui rend compte de son activité à l'issue de chaque présidence. Il approuve la composition de la Commission et il élit son président.
Le parlement a son siège à Strasbourg; ses commissions se tiennent à Bruxelles.
La Cour européenne des droits de l'Homme
La Cour européenne des Droits de l'Homme est un organe juridictionnel qui a la mission de veiller au respect et sauvegarde des droits de l'homme et des libertés fondamentales. Il est compétent lorsqu’un État membre du Conseil de l'Europe ne respecte pas les droits et les libertés qui y sont reconnus.

Storia (Età moderna)
Il nucleo originario degli attuali Stati Uniti è costituito dalle 13 colonie fondate dall’Inghilterra lungo la costa americana.
A causa dell’imposizione di forti dazi da parte dell’Inghilterra, le colonie insorgono. Nel 1776 il Congresso di Filadelfia approva la Dichiarazione d’Indipendenza, che trasforma le colonie in Stati Uniti d’America: l’Inghilterra riconosce l’indipendenza dei 13 stati e George Washington è proclamato presidente dell’Unione. Alla confederazione si aggiungono poco per volta gli stati che nascono nell’interno.
Storia (Età contemporanea)
La diversità economica, politica e culturale tra gli stati dell’Unione porta nel 1861 alla Guerra di secessione. Si fronteggiano gli stati del Sud (separatisti), la cui economia si basa sulla schiavitù nera; e gli stati del Nord (unionisti), contrari alla schiavitù e in rapido sviluppo industriale. Vincono quattro anni dopo i nordisti e la schiavitù è abolita.
Nel XX secolo gli Stati Uniti partecipano a entrambi i conflitti mondiali. Le due guerre ridimensionano il ruolo dell’Europa e proiettano gli Stati Uniti nella dimensione di superpotenza.
All’inizio del XXI secolo devono però constatare la loro vulnerabilità agli attentati terroristici: l’attentato alle Torri Gemelle di New York l’11 settembre 2001 provoca una strage.
Confini
Oggi fanno parte degli Stati Uniti 50 nazioni. La federazione confina a nord con il Canada e a sud con il Messico; è bagnata a ovest dall’Oceano Pacifico e a est dall’Atlantico. Al di fuori del nucleo statunitense fanno parte degli USA anche l’Alaska e le isole Hawaii.
Territorio
Da est a ovest si distinguono 3 regioni:
Ø  nella regione orientale si elevano i monti Appalachi;
Ø  la regione centrale comprende le Grandi Pianure, dove scorrono i maggiori fiumi;
Ø  la regione occidentale va dalle Montagne Rocciose alla costa pacifica.
Il fiume più importante è il Mississippi (principale affluente: Missouri).
Tra i numerosi laghi statunitensi ricordiamo i cinque Grandi Laghi: Superiore, Huron, Erie, Ontario, Michigan, dei quali solo quest’ultimo appartiene interamente agli USA.
Popolazione
Gli Stati Uniti contano oltre 300 milioni di abitanti.
Fin dal XVII secolo essi si rivelarono al centro dei flussi migratori: fra gli italiani emigrati in America ben il 70% di essi si diresse negli USA. Nonostante il governo abbia promulgato alcune leggi restrittive dell’immigrazione, resta comunque elevata l’immigrazione clandestina.
La distribuzione della popolazione non è omogenea: la densità è altissima nelle megalopoli e nelle Grandi Pianure, ma scende drasticamente nelle aree di altitudine modesta, (Montana: 2 ab./km2).
La lingua ufficiale è l’inglese, ma sono diffuse tutte le lingue delle comunità emigranti. La religione più praticata è quella protestante.
La capitale
La capitale federale degli Stati Uniti è WASHINGTON. Vi hanno sede la Casa Bianca, dove vive il Presidente; il Campidoglio, sede del Congresso e il Pentagono, sede del Ministero della Difesa.
Altre città importanti sono Los Angeles, San Francisco e New York.
Los Angeles & San Francisco
Los Angeles è la seconda città del paese per numero di abitanti dopo New York. Un suo quartiere, Hollywood, è la sede della più importante industria cinematografica del mondo.
San Francisco sorge su un’ampia baia, attraversata dal celebre Golden Gate, un ponte lungo più di 3 km.
New York
New York è considerata la città-simbolo degli Stati Uniti, poiché la supremazia del dollaro statunitense sulle monete di tutto il mondo è controllata qui, alla Borsa di Wall Street.
New York sorge sulla baia scoperta dal navigatore italiano Giovanni da Verrazzano. Alcuni quartieri occupano isole collegate alla terra ferma tramite ponti, come Brooklyn. Su un isolotto della baia di New York sorge la famosa Statua della libertà.
New York è la città cosmopolita per eccellenza: vi si incontrano etnie provenienti da tutto il mondo e per questo è stata indicata come simbolo della tolleranza razziale e culturale.
Il paesaggio urbano è caratterizzato da una selva di grattacieli, il più celebre è l’Empire State Building, alto quasi 390 m.
L’11 settembre del 2001 New York è stata duramente colpita da un attacco terroristico aereo che ha abbattuto le Twin Towers (torri gemelle), ritenute emblemi della potenza economica degli Stati Uniti, causando migliaia di morti. L’area su cui si innalzavano le due torri è diventata un luogo della memoria per gli americani e per il mondo intero.
Economia
L'economia degli Stati Uniti d'America è la più grande del mondo per volume ed è prima in assoluto in tutti i settori economici.
Si tratta di un sistema economico misto, dove vi è un netto contributo di grandi aziende private nelle decisioni economiche, regolate però dal governo.
Il settore di punta è il terziario: gli Stati Uniti sono il terzo paese al mondo per ingressi turistici. Rilevante è anche il peso del settore primario: nonostante il ridottissimo numero di addetti, il 43% del suolo è sfruttato per l’agricoltura e l’allevamento.
L'industria statunitense è favorita principalmente da tre fattori: abbondanza di capitali, tecnologie all'avanguardia e diffusione nel mondo dalla fine del XIX secolo; infatti, già molto grande e sviluppata sul finire dell'Ottocento, l'economia statunitense ha cominciato a decollare davvero solo dopo la seconda guerra mondiale. Cresciuta a grandi passi, con l'emergere della Cina, è andata incontro a un certo rallentamento.
L’energia elettrica prodotta è di tipo termonucleare, idrica e geotermica.



















Funzionamento
In una centrale nucleare a fissione avviene una reazione che libera calore; questo calore viene utilizzato per produrre vapore dall'acqua. Il principio fisico alla base della generazione del calore in una centrale nucleare a fissione è la fissione nucleare. Essa avviene all’interno dei reattori nucleari, dove viene inserito il combustibile atomico (l’uranio 235). Il calore sviluppato dalla reazione di fissione all'interno del reattore viene trasferito a un flusso d’acqua che genera vapore surriscaldato. Il vapore sotto pressione fa girare una turbina che, tramite energia meccanica, attiva un generatore che produce la corrente che alimenterà la rete elettrica.
Caratteristiche generali
La vita operativa di una centrale nucleare è stimata intorno ai 30 anni. Al termine di questo periodo l'impianto andrebbe smantellato, il terreno sanato e le scorie stoccate. Questi aspetti assumono particolare rilevanza tecnica ed economica, al punto da vanificare in parte il vantaggio dovuto al basso costo del combustibile. Proprio per questo, non sempre le centrali vengono smantellate, e le scorie vengono lasciate al loro interno in modo da eliminarsi naturalmente.
Per quanto riguarda i consumi, una centrale nucleare da 1000 MW necessita circa di 200 tonnellate di uranio naturale l'anno, mentre una centrale a carbone della stessa potenza richiede 2.600.000 tonnellate di combustibile fossile.
Sicurezza
Le centrali nucleari a fissione seguono oggi standard di sicurezza molto elevati per la gestione di tutti i processi, tali da limitare tutti i problemi prevedibili. Le centrali nucleari a fissione sono tra gli impianti più controllati, anche se storicamente si sono verificati diversi incidenti; il più famoso fu quello di Chernobyl, dell’86, la cui nube tossico-radioattiva giunse in quasi tutta Europa.
La fissione nucleare
Per produrre energia si sfrutta la fissione dell’uranio. Un neutrone urta un nucleo di uranio, scindendolo in due nuclei più leggeri e in alcuni neutroni. Questi, a loro volta, vanno a urtare altri nuclei di uranio, scindendoli e producendo nuovi neutroni; e così via. Si ha in questo modo una reazione a catena, cioè una reazione che, una volta iniziata, si mantiene da sola.
In natura questa reazione non si sviluppa perché l’uranio si trova disperso, in piccole quantità, in altri minerali che assorbono i neutroni bloccando il processo. Per ottenere la reazione a catena occorre isolare quantità sufficienti di uranio.
Fissione controllata
In condizioni non controllate il processo di scissione dei nuclei di uranio ha luogo in un tempo brevissimo, sviluppando quasi istantaneamente un’enorme quantità di energia, sotto forma di calore; è ciò che si verifica allo scoppio di una bomba atomica.
Per usare a scopo pacifico l’energia liberata dalla fissione dell’uranio bisogna che questa non avvenga troppo rapidamente: si tratta di realizzare la così detta fissione controllata, cioè una scissione a catena rallentata, in cui il calore viene sprigionato con sufficiente lentezza da poter essere sfruttato senza pericolo.
La fissione controllata si ottiene mescolando all’uranio un materiale che ha la proprietà di assorbire i neutroni: in questo modo, solo alcuni dei neutroni prodotti nella scissione dei nuclei di uranio vanno a colpire altri nuclei, pertanto il processo è rallentato e ridotto.
La fusione nucleare
La fusione nucleare è la reazione ottenuta dalla fusione di due nuclei di idrogeno, con la conseguente espulsione di energia e la successiva creazione di un unico nucleo di elio. La fusione dell’idrogeno avviene soltanto a temperature assai elevate. Essa si verifica per esempio all’interno del Sole, e costituisce la fonte dell’energia che esso irradia nello spazio.
Fusione controllata
Per utilizzare a scopi pacifici l’energia liberata dalla fusione nucleare dell’idrogeno, occorrerebbe far avvenire questo processo abbastanza lentamente, realizzando la cosiddetta fusione controllata. Se si riuscisse a raggiungere questo obbiettivo, l’umanità avrebbe a disposizione una fonte di energia praticamente inesauribile, data l’abbondanza dell’idrogeno in natura; inoltre anche i rischi d’inquinamento radioattivo sarebbero assai minori.
La fusione richiede temperature di lavoro tanto elevate da non poter essere contenuta in nessun materiale. Il plasma di fusione è quindi trattenuto grazie all'ausilio di potenti campi magnetici, e le alte temperature sono raggiunte con l'utilizzo di potenti laser. Oggi, pur essendo riusciti ad avviare la reazione di fusione, non si è in grado di mantenerla stabile per tempi significativi; la fusione controllata è dunque ancora un “sogno” per i tecnici, ma si ritiene che le centrali a fusione possano diventare una realtà entro il 2050.


La nostra stella
Il Sole è una stella, cioè un corpo celeste formato da materia incandescente che emette luce e calore. Esso è situato al centro del Sistema Solare, dunque nella galassia della Via Lattea, ed è importantissimo per la vita sulla Terra: grazie alla sua stabilità le condizioni ambientali si sono mantenute pressoché costanti, così da permettere lo sviluppo e l’evoluzione delle forme di vita.
Il Sole è una stella interamente gassosa, classificata come media gialla (stabile). Il suo volume è 333.000 volte più grande di quello della Terra, e la forza di gravità che agisce sulla sua superficie è 28 volte quella terrestre.
La rotazione solare
Il Sole non è un corpo fermo: esso ha un moto di rotazione intorno al proprio asse. A causa della sua struttura gassosa, la velocità di rotazione varia tra le diverse latitudini: per compiere un giro completo all’equatore ci vogliono 25 giorni mentre ai poli ben 30. La rotazione può essere controllata rilevando giorno per giorno lo spostamento di una macchia solare sulla superficie del disco.
Le macchie solari
Nel 1611 Galileo Galilei fu il primo a osservare che sulla superficie del Sole esistevano delle macchie che sembravano spostarsi e cambiare di numero col passare del tempo. Nei secoli seguenti gli scienziati scoprirono che il cambio di posizione era dovuto alla rotazione, e la variazione numerica all’attività costante del Sole che ne causava di nuove. Osservandole si è potuta calcolare la durata della rotazione solare.
Esse sono vortici di gas più scuri e freddi rispetto a quelli circostanti; più il Sole è attivo, maggiore è il numero delle macchie. Quando le macchie sono molto attive, liberano nello spazio grandi quantità di particelle e radiazioni che intensificano le tempeste magnetiche e creano sulla Terra disturbi alle telecomunicazioni. Queste particelle, attirate dal campo magnetico terrestre, possono dare origine a fenomeni come le aurore polari.


La struttura del Sole
I nostri strumenti ci consentono di studiare e di osservare le zone esterne e visibili, ma non possono fornire informazioni sull’interno del Sole. Per stabilire la struttura interna della stella si procede per tentativi, in base alle leggi della fisica e a considerazioni teoriche sulla costituzione delle stelle. Secondo il modello attuale, il Sole può essere considerato una sfera suddivisa in una serie di involucri caratterizzati da specifiche condizioni fisiche. Procedendo dall’esterno verso l’interno i principali sono:
1.    CORONA SOLARE;
2.    CROMOSFERA;
3.    FOTOSFERA;
4.    NUCLEO.
La corona solare
L’involucro della corona solare si estende a distanze enormi e crea intorno al Sole un debole alone. Essa è visibile solo durante le eclissi solari totali, quando la Luna interponendosi tra la Terra e il Sole, copre la luce emessa dalla fotosfera.
È formata da particelle di gas molto rarefatti che si allontanano dalla stella ad alta velocità per tutto il Sistema Solare, costituendo il vento solare, principale causa delle aurore polari e delle tempeste magnetiche sulla Terra.
La cromosfera
La cromosfera è un sottile involucro rossastro costituito di gas rarefatto, anch’esso invisibile alla luce della fotosfera. Ha uno spessore irregolare ed è caratterizzata da grandiosi fenomeni di turbolenza causati dalle macchie solari: le protuberanze (getti di gas e materiale incandescenti che raggiungono anche altezze di 400.000 km).
La fotosfera
La fotosfera è uno strato gassoso che ha uno spessore di circa 300 km e corrisponde alla superficie visibile del Sole. La regione superficiale è sovrastata da granuli, colonne più luminose che rilasciano verso la superficie roventi gas ogni pochi minuti; questo movimento fa sì che la fotosfera sembri in costante ebollizione.
È in questa zona che sono localizzate anche le macchie solari.
Il nucleo
Il nucleo, o nòcciolo, è la parte più interna e raggiunge temperature di 20.000.000 °C, a differenza dei 6000 °C della superficie.
In questa zona avvengono le reazioni di fusione nucleare mediante le quali l’idrogeno si trasforma in elio.
Tali reazioni hanno all’interno della stella tre effetti:
*    produzione di energia;
*    diminuzione della massa del nòcciolo;
*    mutamento della costituzione del nucleo, che si arricchisce di elio e s’impoverisce di idrogeno.
L’energia prodotta in questa zona percorre tutto il Sole grazie alla forza di convezione che presenta al suo interno: il calore mediante correnti ascendenti giunge in superficie, poiché la materia più calda e meno densa tende a salire, mentre quella più fredda e più densa a scendere.






















La pallavolo, o volley, è uno sport giocato da due squadre con un pallone su un terreno di gioco diviso da una rete.
È presente nel programma dei Giochi Olimpici estivi dal 1964.
Regole principali
La pallavolo è uno sport che prevede un incontro tra due squadre composte di 6 giocatori ciascuna; lo scopo consiste nello spingere la palla con le mani verso la zona del campo avversaria, in modo che essa vada a cadere in zone non difese.
Nella sua forma ufficiale la pallavolo si gioca su un campo rettangolare che misura 18 m di lunghezza e 9 m di larghezza, diviso da una rete (più bassa per le donne) che non può mai essere toccata.
Prima dell'inizio dell'incontro i 6 giocatori di ciascuna squadra si dispongono in due file di 3 sul terreno di gioco, così da "coprire" in modo omogeneo la zona della propria metà campo. La competizione inizia con il servizio effettuato dal giocatore della squadra prescelta che occupa l'estrema posizione arretrata sulla destra: la palla deve essere indirizzata direttamente nella metà campo avversaria.
E' necessario che la sfera non tocchi la rete o finisca, senza essere colpita dai giocatori avversari, direttamente fuori dal campo, pena l'invalidamento della battuta e il passaggio della possibilità offensiva all'avversario. Se il team nemico riesce a neutralizzare il servizio si assiste a un cambio battuta, e la squadra che ha sbagliato il servizio, o non ha respinto la risposta dell'avversario, gioca in fase difensiva. I giocatori hanno prima di respingere la palla a disposizione un massimo di 3 palleggi, per favorire l'eventuale schiacciata di un proprio compagno; essa non deve però essere toccata consecutivamente dallo stesso atleta.
L'azione fondamentale della pallavolo è la schiacciata, cioè colpire la palla al di sopra della rete indirizzandola con forza nel campo opposto. Ad essa la squadra avversaria può opporsi operando un muro, cercando cioè di respingere la palla con la barriera formata dalle braccia di uno o più giocatori in salto.
Una squadra-tipo vede schierati: un alzatore, preposto a organizzare il gioco "sistemando" la palla in modo ottimale per favorire la schiacciata dei compagni; tre schiacciatori che sono in grado di colpire la palla con violenza quando si trova ad altezze rilevanti dal suolo; due centrali, che hanno il compito di schiacciare su alzate più basse.
A ogni cambio di battuta i giocatori ruotano di una posizione in senso orario; in virtù di questo semplice meccanismo ogni atleta nel corso dell'incontro avrà la possibilità di servire la palla.
La partita si disputa al meglio dei 5 set, ossia vince la squadra che ne conquista tre: un set è vinto dalla squadra che riesce ad accumulare 15 punti, a meno che le due formazioni non giungano sul punteggio di 14 pari; in questo caso si procede invariabilmente sino a quando uno dei due team non riesce a distaccare l'altro di due punti.
Storia
La pallavolo è stata inventata nel 1895 dallo statunitense William G. Morgan, un istruttore di educazione fisica. Egli creò un passatempo con caratteristiche fortemente diverse dagli altri sport di quel tempo.
Una particolarità era quella di non prevedere il contatto fisico tra i partecipanti, per cui destrezza, prontezza dei riflessi, capacità di concentrazione e agilità prendevano il posto della qualità fino ad allora primaria nelle attività sportive: la forza.
In un periodo di tempo relativamente breve iniziò a riscuotere simpatie anche al di fuori degli Stati Uniti. A partire dagli anni successivi alla prima guerra mondiale il gioco subì una graduale affermazione che lo collocò tra le discipline più popolari del mondo. L'inserimento della specialità nel programma olimpico segnò il definitivo sviluppo dello sport emergente.
La pallavolo in Italia
La pallavolo venne introdotta in Italia durante il primo conflitto mondiale dai soldati americani. Nel 1946 sorse a Bologna la "Federazione italiana palla a volo" (FIPAV), e in quello stesso anno si disputò il primo campionato italiano. Col passare del tempo il livello tecnico del torneo è notevolmente migliorato e le squadre italiane hanno conteso le coppe europee alle migliori squadre internazionali. Nel 1997 si è raggiunto addirittura l'en-plein: la nazionale italiana vinse tutte le sei coppe europee, sia maschili che femminili.
I nostri Azzurri hanno esordito nel 1947 e hanno conosciuto le prime brillanti prestazioni dalla seconda metà degli anni Settanta. La nazionale di pallavolo italiana è oggi una potenza mondiale.

1 commento:

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