domenica 11 dicembre 2011

Tesina - tesi superiori - maturità :"APPARENZA E REALTA'"

APPARENZA E REALTA'
Parte dei fenomeni a cui assistiamo quotidianamente spesso possono rivelarsi poco attendibili. Il contrasto tra ciò che è reale e ciò che appare è un tema che viene spesso trattato in numerosi ambiti della nostra vita, da quelli scientifici a quelli filosofici, così come da quelli letterari a quelli pratici. Ci sono molte cose che appaiono diverse da come sono in realtà.
SCIENZE: MAGNITUDINE APPARENTE E MAGNITUDINE ASSOLUTA
Già dall’osservazione del cielo e in particolar modo delle stelle, siamo portati ad ammirare una stella per la sua intensa luminosità rispetto ad altre che in realtà hanno una dimensione maggiore. Pensiamo al Sole, per esempio, che per noi rappresenta la stella più luminosa e che invece è niente paragonata alla stella più luminosa della nostra Galassia che tuttavia ci appare più piccola e meno lucente. Nell'antichità la luminosità delle stelle non potendo essere misurata con precisione veniva semplicemente classificata in sei classi di grandezza, secondo un sistema ideato da Ipparco per il suo catalogo stellare. Le stelle più luminose erano classificate come stelle di prima grandezza, seguivano quelle di seconda grandezza fino alla sesta grandezza che è quella delle stelle appena percepibili a occhio nudo. Questo sistema venne adottato anche nel Catalogo di Tolomeo, il quale però commise un grave errore: credette a quello che i suoi occhi gli suggerivano. Molte stelle che gli apparivano tra le più luminose (come ad esempio il sole), in seguito a studi più moderni, si sono rivelate essere poco luminose. La luminosità di una stella dipende infatti da due fattori; l'energia irradiata nell'unità di tempo e la distanza dall'osservatore. Quanto più una fonte luminosa è vicina all'osservatore e tanto più sembra splendere, quindi in realtà Tolomeo non fece altro che classificare le stelle in base alla loro luminosità apparente senza tenere delle differenti di distanze che queste avevano da lui. La misura della luminosità apparente è detta magnitudine apparente (m), mentre alla luminosità assoluta corrisponde la magnitudine assoluta (M) che è la magnitudine apparente che la stella avrebbe se fosse posta a 10 Parsec ovvero di 32,6 anni luce, alla quale sono considerate poste tutte le stelle. Qualora non si conoscesse invece la distanza della stella dalla Terra è ricavabile in Parsec dal rapporto tra la Magnitudine Apparente e la Magnitudine Assoluta.
m/M = d Dove d è la distanza in Parsec
Se infatti due fonti luminose poste a distanze diverse da noi ci appaiono uguali, portate sullo stesso piano mostrano in che rapporto sono le loro luminosità e cioè quella più lontana ci apparirà più luminosa rispetto all'altra di un certo numero di volte.
Calcolando la magnitudine apparente di ogni stella, è possibile quindi stilare una classifica; da quella più luminosa che con le recenti scoperte non corrisponde più a magnitudine 1 ma a M= -7, a quella meno luminosa che fino ad oggi corrisponde a M= 24. Ogni stella è inoltre 2,5 volte più luminosa di quella della grandezza inferiore. Per cui esistono stelle a magnitudine assoluta -5 che sono 10.000 volte più luminose del nostro sole. La stella più luminosa è Deneb che ha m=1,26 ma M= -7,2.
La magnitudine apparente è definita da:
m = m rif - 2,5 log ( I / I rif )
dove m rif è la magnitudine apparente di una stella di riferimento, I è la misura dell'intensità di luce della stella, I rif è l'intensità di luce proveniente dalla stella di riferimento. Il fattore di scala 2,5 serve ad accordare la moderna classificazione con quella, più soggettiva, di Ipparco.
Conosciuta la magnitudine apparente è possibile calcolare la magnitudine assoluta (M) con la formula:
M = m + 5 - 5log10 d
Abbiamo visto come la luce sia quindi portatrice di importanti informazioni. Anche la luce sembra avere una doppia natura: ondulatoria e corpuscolare. Apparentemente ogni fenomeno riguardante la luce sembrerebbe esser giustificato pensando ad una propagazione ondulatoria, teoria sostenuta per la prima volta in maniera organica da C. Huygens nel Traité de la lumière del 1690 che la considerava però ancora un'onda meccanica, ossia in grado di propagarsi solamente tramite un mezzo: ossia nell'Etere aristotelico presente, secondo la loro concezione, in tutto il cosmo a giustificare il fatto che la luce riusciva a propagarvisi. L’Etere però doveva avere caratteristiche singolari e contrastanti: doveva essere materiale eppure impalpabile, per non dare ostacolo al moto dei corpi celesti, ed inoltre elastico e molto rigido per poter giustificare l’elevatissima velocità di propagazione della luce.
Solo alla fine del diciannovesimo secolo dopo gli studi di Maxwell sui campi elettromagnetici si giunse all’attuale impostazione della questione. La luce non è un’onda meccanica ma elettromagnetica e come tale non necessita di alcun mezzo materiale per propagarsi: la sua trasmissione avviene anche nel vuoto. Le quattro equazioni di Maxwell dimostrano che l'elettricità, il magnetismo e la luce sono tutte manifestazioni del medesimo fenomeno: il campo elettromagnetico. Studiando le equazioni di Neumann – Faraday e di Ampere, Maxwell affermò che l'equazione di Ampere, la quale afferma che la circuitazione del campo magnetico lungo una linea chiusa è uguale alla permeabilità magnetica del mezzo Mu0 (4π10-7) per le intensità totali delle correnti concatenate nel percorso, è incompleta. Per pura simmetria matematica all'equazione di Neumann – Faraday , secondo Maxwell mancherebbe un termine attinente alla variazione di flusso del campo elettrico. Egli si chiese infatti perché se si varia un campo magnetico si ottiene un campo elettrico e se invece si varia un campo elettrico non si ottiene un campo magnetico. Aggiunse così all'equazione di Ampere un termine chiamato corrente di spostamento: derivata rispetto al tempo, del flusso del campo elettrico moltiplicata per la costante dielettrica del mezzo, ossia :

La circuitazione del vettore induzione magnetica è uguale al prodotto della permeabilità magnetica del mezzo per il totale flusso di carica elettrica nell'unità di tempo, ovvero la corrente totale, quella di conduzione I e quella di spostamento:Itot=I+Is e rappresenta la IV equazione di Maxwell. Tale equazione insieme a quella di Neumann – Faraday permette la generazione reciproca di campi magnetici ed elettrici perpendicolari tra loro.
Il campo elettromagnetico, una volta prodotto dalla carica in movimento, ha un'esistenza autonoma e si propaga come un'onda. Si può così parlare di onda elettromagnetica che dipende da Epsilon0 e Mu0 nel caso in cui I è nulla.
Dalla loro analisi dimensionale si ha che [C2/ Nm2] [N/A2] t2/ m2= 1/v2 v= 1/√EpsilonMu = 2,9979 X 107 m/s . Giunto a questo risultato Maxwell, nel 1865, scrisse: «Questa velocità è così vicina a quella della luce che ho ragione di supporre che la luce stessa sia un'onda elettromagnetica».
In realtà ci sono casi in cui la luce sembra trasportare energia non in modo continuo, come è caratteristico di un'onda, ma “a pacchetti”. E' un caso per esempio l'annerimento di una pellicola fotografica. Questa è un film di celluloide sul quale è depositato uno strato di piccolissimo cristalli di solfuro d'argento, che vengono impressionati, cioè si anneriscono, a seguito dell'assorbimento della luce. Poiché le onde trasportano energia in modo continuo dovremmo aspettarci che luce, cedendo energia ai cristalli, li annerisca tutti progressivamente. L'ipotesi dei pacchetti (o quanti come li definì Planck) fu confermata da Albert Einstein nel 1905 con un celebre articolo intitolato “Su un punto di vista euristico riguardo all'emissione e trasformazione della luce “, in cui parlava dell'effetto fotoelettrico. L'effetto fotoelettrico consiste nell'emissione di elettroni da parte di una placca metallica irraggiata dalla luce, detta fotocatodo. Gli elettroni assorbono energia dalla radiazione incidente, per poter sfuggire dalla "trappola" costituita dal metallo stesso. Variando l'intensità della luce si hanno diversi risultati:
·         non c'è passaggio di corrente finché la frequenza della luce non raggiunge un certo valore, detto frequenza di soglia che dipende dal metallo usato.
·         Superata la frequenza di soglia la corrente raggiunge un valore massimo di saturazione, Is .
Ciò vuole dire che non si avrà un'emissione infinita di elettroni, anzi va inoltre ricordato che, per quanto liberi di muoversi, essi sono trattenuti dal reticolo ionico positivo. Per uscire dal reticolo, quindi, l'elettrone deve acquistare un'energia sufficiente per rompere il legame con il reticolo; questa energia, che è detta lavoro di estrazione Wo, viene ceduta agli elettroni dalla luce. Quindi se la luce incidente ha un valore inferiore alla frequenza limite, non vengono emessi fotoelettroni; semplicemente non avviene l'effetto fotoelettrico. Proprio a questo punto la fisica classica entra in crisi, poiché, secondo la teoria ondulatoria della luce l'effetto fotoelettrico dovrebbe avvenire per qualsiasi frequenza d'onda la luce incidente possieda ,purché la sua intensità sia abbastanza grande e non spiega nemmeno l'esistenza di una frequenza di soglia. Einstein quindi spiegò che la luce non trasporta energia in modo continuo ma sotto forma di singoli quanti o fotoni,a ciascuno dei quali è associata un'energia, proporzionale alla
frequenza della radiazione,secondo la formula:
E = h f in cui h=6,63 10^-34 è la costante di Planck.
Come può quindi la luce avere le proprietà continue di un'onda ma essere costituita da un flusso di microscopiche particelle di energia? La Fisica di questo secolo ha messo in evidenza che non c'è una risposta precisa a questa domanda: a seconda di come viene osservata la luce mostra l'uno o l'altro aspetto.

                                                                 


ITALIANO:
Crediamo d'intenderci; non c'intendiamo mai!” Diceva Pirandello in “Sei personaggi in cerca d’autore”. Tutti dentro hanno un mondo di cose; ciascuno il suo. Ed è impossibile intendersi se ognuno in ciò che dice mette il senso e il valore delle cose per come le vede, mentre chi le ascolta, le assume con il senso e con il valore che hanno per sé.

Pirandello sostiene che, il contrasto tra apparenza e realtà, non esiste solo fuori di noi, ma anche e soprattutto nell’intimo della coscienza: tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere, tra ciò che siamo e ciò che risultiamo agli occhi degli altri, tra ciò che appare (la forma) e ciò che e' (la vita); ma il reale e' inafferrabile, la vita e' perennemente mutevole, e' un flusso dominato dal caso, quindi la verità non esiste, se non nell’illusione di ciascuno di noi. Tutto ciò' che si stacca da questo flusso e assume una forma individuale è destinato a morire. L'uomo si accorge così dell'ambiguità della propria identità. A seconda del punto di vista gli viene attribuita una forma e si ritrova imprigionato sotto una maschera, costretto a recitare di continuo. La nostra realtà non e' altro che una sovrapposizione di maschere che soffocano in noi la vita e che non permettono la realizzazione al di fuori di esse poiché al di fuori della maschera l’uomo non si conosce e trova solo il nulla.
il personaggio:
·         è uno quando viene messa in evidenza la forma che lui si dà;
·         è centomila quando viene messa in evidenza la forma che gli altri gli danno;
·         è nessuno quando si accorge che ciò che lui pensa e ciò che gli altri pensano non sono la stessa cosa, quando la propria forma non è universale, ma assume una dimensione individuale e soggettiva.
I personaggi provano a ribellarsi ma l’evasione è impossibile. Solo il filosofo, colui che comprende il gioco delle forme e riesce ad estraniarsi, ad osservare il flusso della vita dall'esterno sarà libero da ogni "trappola". Le trappole vengono generate sia dalla società che ci impone certe forme, dal lavoro che ce ne impone altre come per Belluca ne il treno a fischiato e dalla famiglia ,come avviene ne il fu mattia Pascal e in uno nessuno centomila. Per evitare l'isolamento si può solo continuare ad indossare la maschera: quando un personaggio cerca di rompere la forma, o quando si è capito il gioco, viene allontanato e rifiutato. Tutta l’esistenza si fonda su una realtà o che ti disperde e disintegra, o che ti incatena fino a soffocarti;
Quando interviene l’accidente che libera il personaggio, tutti pensano che la diversità di comportamento sia dovuta all’improvvisa alienazione mentale del personaggio, a una sua forma di follia che scatena in tutti il riso, perché non è comprensibile da parte della massa. Solo la follia permette al personaggio il contatto vero con la natura e la possibilità di scoprire che rifiutando il mondo si può scoprire se stessi. Ma questi contatti sono solo momenti passeggeri, spesso irripetibili perché troppo forte il legame con le norme della società, come accade per Belluca nel “ Il treno a fischiato”.
Quando si ha la consapevolezza di indossare una maschera si diventa maschere nude ma si è completamente impotenti: più che vivere ci si guarda vivere, compatendo non solo gli altri ma anche se stessi.
Nel “berretto a Sonagli”,una commedia in due atti scritta nel 1916, viene mostrato come la società costringa gli individui ad apparire rispettabili ad ogni costo, poichè è l'apparenza a guidare il mondo. Beatrice Fiorita vuole rivelare, infatti, il tradimento del marito con la moglie del signor Ciampa che sembra, invece, tollerare il tutto purché venga rispettato il suo “pupo”, la sua rispettabilità e la sua faccia. Pirandello scrive infatti che ogni pupo vuole portato il suo rispetto, non tanto per quello che dentro di sé si crede, quanto per la parte che deve rappresentar fuori”. Ciampa non vuole portare “la berretta con i sonagli della beffa”, da cui Pirandello prende il titolo, non vuole essere deriso per l'adulterio della moglie e si sforza nel conservare il segreto quasi ad esorcizzare e a negare la realtà. Ma la signora Beatrice, nonostante venga contrastata da tutta la sua famiglia, fa scoppiare lo scandalo. Il Signor Ciampa offeso, non per aver colto la moglie in fragrante ma per esser considerato da tutti un buffone costringe la Signora Beatrice Fiorita a dichiararsi pazza e a chiudersi in un manicomio per tre mesi, dimostrando di essere pazza davvero.
Il tema dell'apparenza e della realtà è il tema centrale della novella “Così è (se vi pare)”, la quale è incentrata sulla tesi della verità è inconoscibile, secondo la quale ciascuno ha la sua verità che non sempre combacia con quella degli altri.
Il signor Ponza, sua moglie e la suocera, la Signora Frola si trasferiscono in un paesino del Sud. Il comportamento dei tre forestieri e’, a dir poco, strano: il Signor Ponza ha affittato un appartamentino all’ultimo piano di un caseggiato popolare per la moglie, che tiene chiusa a chiave, e un quartierino elegante per la suocera che egli va a trovare tutti i giorni ma può vederla solo da lontano. La gente inizia a insospettirsi e a chiedersi perchè la figlia di questa donna non esca mai di casa. Dai vari dialoghi tra i curiosi del paese si delineano due possibilità: o lui e’ malato di mente, ossessionato dalla gelosia per la moglie, o la suocera e’ pazza e crede sua figlia la moglie del genero, mentre invece questa e’ solo la seconda moglie, essendo la prima morta. Ma alla fine la curiosità generale rimarrà insoddisfatta. La Signora Ponza un giorno uscì dalla sua casa per svelare la sua identità ma invece disse’: “Io sono si’ la figlia della Signora Frola - e la seconda moglie del Signor Ponza –si’; e per me nessuna! Nessuna! Io sono colei che mi si crede”. Luigi Pirandello ha sapientemente e giocosamente sviluppato la sua tesi che la Verità resta per l’uomo inconoscibile, inafferrabile e che ci si deve accontentare di verità soggettive che mutano al mutare del punto di vista.
INGLESE:
Victorian Age (1837-1901)
This period goes from 1837 to 1901 when Queen Victoria reigned. She became queen when she was only 18. In this period there is an expansion in the English colonies. Some countries became part of England. For example India, Africa, Australia, New Zealand, and Canada. But under this appearance of a prosperous period founded on pure principles hides a inconvenient Truth. Unfortunately the economy progress has touched only a little part of population, only the middle class composed by merchants and bankers, while the biggest part of population, composed by workers and unemployeds, lives in terrible conditions. People lives in overcrowded cities where hygienic norms aren’t observed.
Just in this period, when the apearance takes over the reality, Oscar Wilde writes “The Picture of Dorian Gray”
Oscar WILDE
Oscar Wilde was born in Dublin. He studies at Oxford University. In Oxford Oscar became famous for his being extravagance, in fact he considered the beauty in dressing as important as beauty in art and literature.He was considered a “Dandy”. A Dandy is a man for whom the perfection in dressing or in dress was as important as the perfection in art.
Wilde was also famous for his way of said or aphorism (ex: “My life must be my masterpiece”, or when he was at the New York Customs he said “I have nothing to declare but my genius”).
In 1895 his fall started, because he had a homosexual relationship with Lord Alfred Douglas. He was the son of a very important aristocratic man. Alfred's father provoked him until Wilde reacted by taking him to court for slander. In front of the court he had to admit his love affair and was sent to prison because homosexuality was a serious criminal affair. He remained in prison for 2 years. He wentin Paris where he lived exiled alone, and died alone in a small hotel. He is buried in a cemetery of Paris as Charles Baudelaire.
One of all his masterpiece is “The picture of Dorian Gray”, a story about a young beautiful man called Dorian who desired to separate his external appearance from his interior reality. The story is introduced by Basil Hallward, a famous English painter of the nineteenth century, has two great friends: Henry Wotton and Dorian Gray. Basil is very attached with Dorian because with his pure beauty, without life contaminations, inspires him beautiful paintings and a day he shows to his friend Dorian portrait. But because of that portrait and the friendship with Henry and a day he shows to his friend Dorian portrait. But because of that portrait and the friendship with Henry Wotton, Dorian lost his innocence. He wish that the portrait getting old while he be forever young and handsome. And so it happen. But the portrait age as Dorian soul begin dark, because his beauty is in his interior pureness. The bad actions of Dorian makes his portrait more deformed since when he destroyed it because he doesn’t tolerate more its horrible vision. Destroying it he takes its aspect, he becomes old and his soul is signed by terrible crimes. Dorian’s desire has separated his external appearance from his interior reality. In the society his appearance, that is the exteriority, enchants everybody and even if he commits criminal acts, nobody can believe that he can be corrupted. His interiority is instead contained in Basil’s picture and it is a reality only cognizable by himself. The contrast between appearance and reality will bring Dorian to death.
STORIA:
La realtà non è sempre così facile da scoprire. I potenti della terra hanno spesso e più volte nel corso della storia manipolato la realtà per creare un'apparenza strumentale al proprio progetto politico.
Durante il fascismo Mussolini comprese che la massa rappresentava un'immensa potenza da sfruttare. Aveva, quindi, bisogno di creare nell'immaginario comune un nemico cui addossare le colpe di una società economicamente e culturalmente in declino. A tale scopo creò un’efficace macchina propagandistica utilizzando la stampa, la radio e il cinema per valorizzare i successi del regime e mantenere le masse in uno stato di mobilitazione emotiva permanente, attraverso riti e cerimonie collettive.
Il regime guidava gli Italiani verso la conformazione a ideali quali il nazionalismo, il patriottismo, il militarismo, l'atletismo, l'eroismo, l'autoritarismo, l'esaltazione della civiltà romana e dell'idea della virilità nonché la disapprovazione per taluni aspetti tipici della società borghese, modello sociologico tipico del capitalismo, rispetto al quale il fascismo vuole presentarsi come terza via.
La propaganda fu tanto imponente e martellante a tal punto da creare una realtà parallela.
E' per evitare che si ripetano orrori del genere che sono tanto importanti i trattati e convenzioni internazionali, nonché le carte costituzionali che riconoscono e garantiscono i diritti inviolabili dell'uomo. La realtà può essere distorta ed occorre avere dei testi che ricordino a tutti noi che tragedie del genere non devono ripetersi.
Obiettivo della propaganda è la creazione di un nuovo tipo d'uomo, destinato, negli auspici del regime, a guidare l'Italia e Roma a nuovi fasti imperiali.
Il consenso non nasceva tanto dall’adesione alle idee politiche, quanto al forte bisogno di sentirsi parte di un insieme, di essere come gli altri. Ma siccome era il potere a decidere come si doveva essere attraverso il controllo su ogni aspetto della vita quotidiana si finiva per desiderare di diventare proprio come il potere voleva.
Nel corso degli anni il regime radicalizzò le sue posizioni censurando sempre di più la libertà di opinione e perseguendo coloro che criticano il governo, esprimendo opinioni diverse dal pensiero ufficiale. Permangono tuttavia alcuni giornali non in linea col pensiero ufficiale o esplicitamente critici del fascismo e taluni intellettuali, come Benedetto Croce, proseguono la propria attività, spesso critica del fascismo, senza dover temere ritorsioni. Ai media venne imposto di parlare il meno possibile di fatti di cronaca nera e di crimini in genere e, in quei casi in cui fosse stato impossibile omettere la notizia, era chiesto di minimizzarla il più possibile. Questo serviva per garantire un falso senso di sicurezza nell'opinione pubblica, che percepiva l'assenza di notizie di questo tipo come l'assenza del tipo di atti a cui si riferivano. Ad esercitare il potere di censura sulla stampa con stringate direttive diramate alle redazioni fu il potente Ministero della Cultura Popolare.
I media sono sia risorsa che pericolo, la massa può diventare salvatrice ma anche carnefice, il fascismo ed il nazismo hanno mostrato in tutta la loro tragicità che la volontà collettiva può essere manipolata a tal punto da diventare un'arma da guerra.
Per quanto riguarda il cinema straniero,esso subì un fermo per via di una disposizione del Ministero dell'interno del 22 ottobre 1930: veniva imposto un completo rifiutodel parlato che non fosse in lingua italiana, anche in minima parte. Fino a quel momento si era preferita la scelta di lasciare il sonoro originale e di utilizzare didascalie, anche se buona parte della popolazione non sapeva leggere correttamente.
Con la riforma elettorale venne abolito il voto segreto. Durante le elezioni si esprimeva un sì o un no alle proposte del governo, scegliendo una scheda del "sì" che all'esterno aveva un tricolore, oppure una scheda del "no" che è tutta bianca.
La polizia politica, l'OVRA è attivissima contro gli antifascisti che vengono giudicati e condannati da un tribunale speciale. Sono proibite le riunioni di più di tre persone sia nei luoghi di lavoro che nei ritrovi pubblici (questo era già proibito formalmente dallo Statuto Albertino, ma largamente tollerato).
La propaganda politica dipinge gli ebrei specchio dei mali della società, li rende un facile bersaglio dell'odio sociale. Caratterizza i loro lineamenti fisici e culturali trasfigurandoli in esseri infernali. Gli ebrei, in seguito a leggi razziali del 1938, sono esclusi da incarichi pubblici, viene loro proibita la proprietà terriera oltre i 50 ettari e viene imposta la separazione razziale nella scuola ed il divieto di iscriversi all'università, ad eccezione delle famiglie dei caduti o per altri meriti speciali. Se in un primo tempo vengono definiti "ebrei" solo i figli di genitori entrambi di origine ebrea, dopo pochi mesi dall'emanazione delle leggi la definizione viene estesa anche ai figli di matrimoni misti sospettati di seguire la religione o le usanze ebraiche.
Una funzione importante nella fascistizzazione del paese fu svolta da alcuni organismi “collaterali” del partito, come l'Opera nazionale dopolavoro e da numerose organizzazioni giovanili con l'intento di inquadrare tutti i giovani tra i dodici e i diciotto anni fornendo loro anche un minimo di indottrinamento ideologico. Anche per i bambini sotto i dodici anni venne creata un'organizzazione, detta dei Figli della lupa.
Il fascismo cercò il consenso anche sfruttando gli intellettuali di rilievo. Una parte del mondo della cultura aderì al fascismo attraverso l’ingresso nell’Accademia d’Italia o entrando a far parte dell’Istituto Treccani; è il caso di Pirandello che s’iscrisse al partito fascista dopo il delitto Matteotti. Il fascismo di fatto non accetta la libertà di opinione e persegue tutti coloro che non si allineano al pensiero ufficiale. Il regime rispondeva con la censura ai suoi oppositori, con manganellate e in alcuni casi costringendo a bere un'abbondante dose di olio di ricino; la polizia politica era attiva contro gli antifascisti che venivano giudicati e condannati da un tribunale speciale. Furono proibite le riunioni a cui partecipavano più di tre persone sia nei luoghi di lavoro che nei ritrovi pubblici.
Tuttavia già dai primi anni del secolo molti intellettuali avevano scelto di fare da supporto ai movimenti di destra, anche in forme aggressive dal punto di vista politico. Anche Ungaretti aderì al fascismo e fu assunto come corrispondente dal Ministero degli Esteri. La cultura fascista si espresse attraverso riviste e correnti tra cui ricordiamo Il Selvaggio e il movimento Strapaese, i quali manifestavano l’anima rivoluzionaria e sovversiva dello squadrismo.

LATINO:
La propaganda promossa dal Fascismo non fu di certo ne l'ultimo ne il primo episodio nel quale si ricercasse il totale appoggio delle masse. Già dall'età di imperiale di Nerone si poneva grande attenzione sulla vita culturale e sull'influenza che un testo scritto e divulgato, seppur con i mezzi allora disponibili, avesse sul popolo. I Flavi avevano atteggiamenti simili a quelli della dinastia Giulio-Claudia nei confronti dei letterati: non vi era grande libertà di parola, i poeti erano spesso chiamati a comporre opere encomiastiche verso i governanti. Anch'essi ebbero interessi culturali e svolsero un'azione di promozione delle lettere e delle arti controllando anch'essi ora più ora meno severamente la vita intellettuale. Al fine di mantenere e di rinsaldare il loro potere repressero tutte quelle manifestazioni del pensiero e dell'arte che potevano fornire strumenti all'opposizione politica cercando di creare un'apparente realtà di totale approvazione del principato. Tra i principi della dinastia flavia Vespasiano si presentava come il restauratore della concordia, della pace e della prosperità, prendendo importanti iniziative in campo culturale, promuovendo la scuola pubblica e aprendo una nuova biblioteca nel Foro della Pace. Inoltre fu il primo a stipendiare a spese del fisco insegnanti di retorica greci e latini e a finanziare generosamente poeti, artisti e attori tragici. Ma in realtà anche Vespasiano, che era stato definito da Tacito nel “Dialogus de Oratoribus” patientissimus veri, cioè dispostissimo ad ascoltare la verità, aveva preso misure repressive, espellendo i filosofi e mandando a morte lo stoico Elvidio Prisco, in quanto riteneva che la filosofia desse sostegno all'opposizione ideologica contro il principato e alcune delle sue concezioni. Dal “Dialogus de Oratoribus” risulta che nel 75, ossia la data in cui Tacito immagina si svolga il dialogo,dunque sotto Vespasiano, la recitazione di una tragedia filorepubblicana aveva offeso l'animo dei potenti, tanto da far temere per la sicuritas dell'autore, particolare che conferma la volontà da parte del principe di impedire le manifestazioni di dissenso politico.
Anche Tito, imperatore nel 79, ebbe come il padre un'ottima formazione culturale e interessi per la poesia, la musica e le arti figurative. A lui, quando non era ancora imperatore ma era solo associato all'impero per mezzo del padre, Plinio il Vecchio dedicò la sua “Naturalis Historia” mentre nell'80 Marziale gli indirizzò il “Liber de Spectaculis”. Ancora più interessato alle lettere fu Domiziano che si dedicò personalmente alla poesia, componendo alcuni poemi epico – storici sulle imprese del padre e del fratello in particolare sulla guerra giudaica. Impegnato a consolidare il potere, incentivò una produzione letteraria che celebrasse i fasti del regno o che comunque per la grandiosità dell’impegno artistico e delle forme potesse essere motivo di vanto per il regno.
Egli in seguito abbandonò l'attività letteraria quando divenne imperatore, probabilmente per non rischiare sgradevoli confronti con Nerone. Il dispotismo di Domiziano suscitò l'odio della classe senatoria e della tradizione storiografica successiva (rappresentata da Tacito e Sventonio) che iniziò a raffigurarlo in una luce totalmente negativa , presentandolo, per quanto riguarda i suoi rapporti con gli intellettuali , smanioso di adulazioni e nemico della libertà di pensiero e d'espressione, nonché persecutore di scrittori e filosofi. Ricordiamo infatti che con due editti successivi egli espulse filosofi, retori,e astrologi. Fu vittima di Domiziano anche un Materno che alcuni studiosi tendono a identificare con il Curiazo Materno protagonista del “Dialogus de Oratoribus”.
Gli anni di Domiziano sono vissuti dagli intellettuali come estremamente costrittivi di ogni possibilità di libera espressione. Si vedono perciò costretti all’alternativa tra un sofferto silenzio e la deliberata messa in gioco della propria vita. Questo risveglia la reazione di una parte del senato, pur ormai innovato e in qualche misura «addomesticato», e risveglia un’opposizione intellettuale all’imperatore, ispirata ancora allo stoicismo. Secondo Tacito, l’intera generazione che ha vissuto la sua maturità nel quindicennio di Domiziano, nel quale Roma ha conosciuto il punto estremo del servaggio, ha dovuto trascorrere la parte migliore e più attiva della sua vita nel silenzio coatto. Tacito, Plinio il Giovane, Giovenale e altri autori attenderanno la morte di Domiziano, nel 96, per cominciare a scrivere e a far conoscere le loro opere. Domiziano è celebrato con enfasi da Valerio Flacco, Silio Italico, Stazio ed è proclamato da Quintiliano il più grande di tutti. Gli viene riconosciuta senza remore una natura divina.
FILOSOFIA:
Come detto in precedenza la questione apparenza – realtà tocca anche gli ambiti filosofici. Shopenhauer infatti sottolinea che la nostra conoscenza del mondo è puramente illusoria e che le cose sono solo oggetti della nostra rappresentazione. Schopenhauer riprende da Kant i concetti di fenomeno e noumeno. Il fenomeno è il mondo come ci appare mediante le forme a priori dell'intelletto,che per Schopenhauer sono spazio, tempo e causalità, mentre il noumeno è la cosa in sé, fondamento ed essenza vera del mondo. Il fenomeno materiale è per Schopenhauer solo parvenza, illusione, sogno: tra noi e la vera realtà è come se vi fosse uno schermo che ce la fa vedere distorta: il velo di Maya di cui parla la filosofia indiana, alla quale Schopenhauer spesso si rifà.
L'uomo non può fare a meno di interrogarsi su quale sia la verità dietro all'apparenza perché è un animale metafisico che si stupisce della propria esistenza e quanto più è colto tanto più questa gli appare misteriosa. Il filosofo ha quindi il compito di squarciare velo di Maya per andare al di là delle apparenze. Per farlo, egli usa l'immagine del castello circondato dall'acqua con il ponte levatoio sollevato: il viandante può osservare il castello da tutti i lati ma ne rimarrà sempre fuori. Allo stesso modo noi possiamo esaminare la realtà da tutti i lati ma ne rimaniamo sempre fuori. Il cunicolo che ci consente di andare al di là delle illusioni è il nostro corpo, l'unica realtà che non ci è data solo come immagine poiché noi viviamo il nostro corpo anche dall'interno. La corporeità è il modo per andare al di là della rappresentazione e afferrare l'essenza delle cose. Schopenhauer non è interessato all'introspezione ma utilizza il corpo solo come un mezzo metafisico per arrivare alla realtà. Percorrendo questa strada si individua una realtà sostanziale: la volontà di vivere che ha un valore universale.
Noi siamo vita e volontà di vivere. Il nostro corpo è la manifestazione esteriore delle nostre brame interiori. Quindi il fenomeno non è altro che la volontà che si manifesta a noi stessi tramite la sua rappresentazione spazio- temporale. La volontà è perciò il noumeno e la cosa in sé dell'universo: il fondamento del reale.
La volontà ha quattro caratteristiche:
1.      è inconscia: non riguarda solo le creature dotate di coscienza ma riguarda tutto il mondo animato e inanimato; tutto ha volontà.
·         è unica perché si colloca al di là della categoria dello spazio.
·         è eterna perché è oltre il tempo, c'è sempre stata e sempre sarà.
·         è incausata e senza scopo: non ha né una causa né un fine, è oltre la causalità.
Il fondamento della realtà è quindi irrazionale, e Shopenhauer non può fare a meno di avversare chi cerchi la verità mediante l'uso della ragione (Hegel) La razionalità non è in grado di cogliere la realtà perché essa non può essere colta con le categorie della razionalità (spazio-tempo-causa). Per afferrare la conoscenza bisogna fuoriuscire dal campo della razionalità.
Dal fatto che la volontà sia il principio primo di ogni cosa deriva il pessimismo: nell'uomo la volontà è più cosciente che negli altri animali e quindi l'uomo cerca appagamento costantemente. Ma la richiesta di appagamento non ha mai fine (come la volontà), quindi l'uomo è destinato a soffrire, così come tutti gli esseri.
EDUCAZIONE FISICA :

Paradossalmente anche in ambiti più pratici, come ad esempio nello sport, la realtà può esser colta in modo errato questo a causa della velocità delle azioni e della limitata capacità di distinguere oggetti da una certa distanza. Soprattutto nel calcio, che è uno degli sport più seguiti al mondo, si discute spesso sulla necessita di utilizzare delle telecamere, degli istant replay per rimediare agli errori arbitrali. La moviola nasce come dispositivo per la visione di filmati, inventata da Iwan Serrurier nel 1924, ma è entrato nell'uso comune come termine generico per indicare l'analisi e la visione rallentata di un gruppo di immagini, tipicamente nell'ambito delle riprese sportive. Numerosi sport infatti l'hanno già adottata: ad esempio il football americano fu il primo sport ad introdurla nel poi il rugby per l'assegnazione della meta e l'hockey sul ghiaccio per la convalida di un gol.
I tennisti possono chiedere l'instant-replay di chiamate che giudicano sbagliate. Il sistema utilizzato e' il cosi' detto Occhio di falco o Hawk-Eye, un insieme di telecamere e computer che seguono la pallina in ogni movimento ricreandone un'immagine virtuale che toglie ogni dubbio su chiamate contestate. Ogni tennista ha due chiamate a set, se ha ragione, non vengono scalate, se ha torto, viene cancellata una delle due chiamate.
MATEMATICA:
Anche nella matematica realtà e apparenza non vanno a braccetto; questo per esempio avviene nella risoluzione di limiti, da cui in una prima analisi ricaviamo una forma indeterminata, ma che in seguito, utilizzando alcuni trucchetti o utilizzando gli asintotici, qualora sia possibile, ci permettono di arrivare ad una soluzione. Oppure nella risoluzione di alcuni integrali impropri. Pensando all'area di una curva che presenta asintoto verticale diremmo che è infinita poiché essa non si chiude mai sulla retta asintotica. In realtà svolgendo il limite di tale funzione vi sono casi in cui esso converge in un punto ben preciso che comporta quindi un valore determinato anche per l'area ed altri casi in cui invece diverge. Questo avviene quando una funzione presenta un asintoto verticale ma ha un ordine di infinito < di 1, quindi piuttosto lento oppure quando una funzione presenta un asintoto orizzontale e ordine di infinito < di 1, permettendo alla funzione di tendere ad infinito più velocemente.

Nessun commento:

Posta un commento