giovedì 14 luglio 2011

Tesina: Concezione del tempo secondo Seneca

LATINO

LA CONCEZIONE DEL  TEMPO SECONDO SENECA



Seneca vuole far notare, come la maggior parte degli uomini non sia consapevole di quanto sia prezioso il tempo e come esso debba essere usato in modo da vivere veramente fino in fondo ogni secondo;infatti mentre siamo gelosissimi di tutto il resto il tempo lo regaliamo a destra e a manca senza tenere conto del suo valore…Seneca è infatti convinto innanzitutto del fatto che la vita non sia affatto breve come molti affermano (non solo ignoranti ma anche menti illustri come Aristotele) ma che anzi sia lunga se il tempo viene gestito bene, e il tempo è più che sufficiente per compiere anche i più alti e nobili propositi. Infatti una gran parte del nostro tempo ci sfugge mentre siamo impegnati a fare nulla o a farlo male,quando non ci rendiamo conto che mentre il tempo passa moriamo sempre un pò, perché infatti tutti i giorni che abbiamo già vissuto sono alle nostre spalle e sono già morti.
Quale è allora, secondo Seneca, il modo per vivere bene,in modo positivo e costruttivo la vita?
Il punto di vista di Seneca è chiaro e di facile realizzazione: è necessario vivere pienamente l’oggi, vivere quindi il presente senza fare grandi progetti per il futuro considerando l’oggi come una vita intera.
Non c’è nulla di più sciocco che fare progetti a lunga scadenza e rimandare al domani quel che è possibile fare oggi,sprecando la vita nel progettarla.In questo modo finiamo per fare affidamento su ciò che è nelle mani della sorte,facendoci sfuggire ciò che è nelle nostre.Tutto ciò che deve ancora accadere è dominato dall’incertezza, perciò è necessario AFFRETTARSI A VIVERE .
Bisogna lottare contro la velocità del tempo attingendo a esso come da un torrente rapido!!
Se non si seguono questi semplici suggerimenti secondo Seneca si finisce per vivere come se fossimo dei viaggiatori assorti in una conversazione o in una lettura i quali arrivano alla fine del viaggio senza neanche accorgersene.








SENECA LUCILIO SUO SALUTEM

1)Comportati così,Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso  e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto raccoglilo e fanne tesoro.Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento.Ma la cosa più vergognosa è perdere tempo per negligenza.Pensaci bene: della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutto quanto nell’agire diversamente dal dovuto.
2)Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo, e alla sua giornata, che capisce di morire ogni giorno? Ecco il nostro errore: vediamo la morte di fronte a noi e invece gran parte di essa è alle nostre spalle; appartiene alla morte la vita passata. Dunque, Lucilio caro, fai quel che mi scrivi: metti  a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente.



FILOSOFIA


LA STORIA E IL TEMPO



Per Nietzsche la civiltà occidentale dell’ottocento “soffre di una malattia”, che è quella dello storicismo, per il filosofo,infatti, l’eccesso di senso storico è un segno di decadenza perché porta gli uomini a vivere nel passato diventando meri spettatori del presente.
Nietzsche accanto allo storicismo nota, attraverso un’intuizione,  che è errata anche la stessa concezione del tempo, propria della cultura a lui contemporanea.
Con la pubblicazione delle Considerazioni inattuali Nietzsche si propone di fare una critica alla cultura del suo tempo: egli auspica una rinascita della cultura tragica.Tuttavia il tentativo del filosofo tedesco non è quello di fondare una nuova cultura, di cui egli non ne sente la necessità, ma è quello di fare appello alle forze creative della cultura, le quali, dentro la civiltà, sappiano interpretare un momento potentemente critico.
Anche il metodo del filosofo, infatti, è in primis Critico (adottare diffidenza metodica) e poi Storico  (non credere a “verità assolute” ma credere che tutto è relativo alle circostanze storiche che lo hanno reso possibile).
Il tema della storia viene trattato dal filosofo tedesco nella seconda considerazione inattuale e dopo aver descritto in cosa consiste lo storicismo, come abbiamo detto, che porta a vivere nel passato e fa diventare gli uomini meri osservatori del presente; propone per combattere questa “malattia” che la storia sia al servizio della vita senza essere scienza pura.
Nietzsche distingue quindi tre modi per accostarsi alla storia in modo positivo e  costruttivo:


1.     STORIOGRAFIA MONUMENTALE:  Occorre all’individuo potente che combatte grandi battaglie e che ha bisogno di modelli non rintracciabili nel presente.Il rischio è quello di mitizzare la storia falsandola per renderla degna di imitazione.




2 STORIOGRAFIA ANTIQUARIA: Appartiene a quella specie umana che ha come compito quello di tutelare la propria tradizione, essi ritrovano se stessi nella stirpe alla quale appartengono. Il rischio è quello di vivere nel passato e perdere di vista il presente.


2.     STORIOGRAFIA CRITICA: Esprime un atteggiamento aperto al presente,utilizzandolo come unità di misura per giudicare il passato.


Nietzsche oltre alla concezione della storia, critica la concezione del Tempo dalla quale nasce così  l’intuizione dell’eterno ritorno dell’uguale.
Essa consista nell’aver concepito in maniera immediata che: Il tempo non ha fine e il divenire non ha scopo.
Secondo la tesi sostenuta dal filosofo tedesco infatti il tempo non procede in modo  rettilineo né verso un fine trascendente ( come presuppone la tradizione ebraico - cristiana) ne verso una finalità immanente ( come ha creduto lo storicismo).L’uomo occidentale è dunque prigioniero di una errata concezione del tempo secondo cui ogni cosa ha un inizio e una fine, un principio e uno scopo e tutto tende a una meta, come se ogni momento fosse inserito in una grande logica.
In questa visione gli uomini sono influenzati sia dal passato, perché concepito come irreversibile, che dal futuro che è incombente e non lascia agli uomini molte possibilità di vivere il presente.Questa concezione del tempo è chiaramente di matrice ebraico - cristiana, infatti presuppone creazione, peccato, redenzione e fine dei tempi.
Nietzsche oppone a questa concezione del tempo un’altra di carattere  ciclico:secondo la quale gli eventi sono destinati eternamente a ripetersi in un tempo circolare.
L’aspetto che sembra dominare in questo caso è quello della  ripetizione :” tutte le cose eternamente ritornano e noi con esse, e noi fummo già eterne volte e tutte le cose con noi”.
Se quindi ogni istante è destinato a ripetersi, se il tempo non è altro che il fatale ricorrere degli stessi eventi, è necessario quindi concludere che nella vita non accade nulla di nuovo e che la vita stessa essendo  imprigionata nella circolarità del tempo è inutile?La risposta di Nietzsche è negativa, infatti  non basta abbandonarsi alla ciclicità per superare il nichilismo ma l’uomo superiore è proprio colui che vuole per sé quella legge universale che tutti gli altri esseri  si limitano a seguire ciecamente, come schiavi di essa: egli così ha trasformato il caso e la necessità in assoluta,ferma e decisa volontà.
Ne segue una nuova e più moderna  concezione dell’agire umano: se nella visione lineare del tempo ogni momento  acquista significato solo se legato agli altri, sia a quelli passati che a quelli futuri, nella visione nietzscheana ogni attimo e dunque ogni esistenza sngola in ogni suo momento di vita, possiede tutto intero il suo senso. L’attimo presente merita di essere vissuto per se stesso, svincolato da rapporti di causa \ effetto e va vissuto come fosse eterno.

NB: La prima massima del filosofo tedesco è quindi: “muovi dall’attimo, dal presente vissuto pienamente, in quanto affidato ne al destino, ne alla casualità, ma alla decisione, al coraggio, alla volontà”…. Dalla quale segue la seconda:”vivi questo attimo in modo che tu debba desiderare di riviverlo”.


INGLESE




 THE CONCEPTION OF TIME IN ULYSSES OF J.JOYCE



Plot


Ulysses is a complex work, but we can say that talk about three dubliners (Leopold Bloom,Stephen Dedalus and Mrs Bloom) in a day of their life.
The work is possible divide into three part:


1.     In this part is central the figure of Stephen Dedalus, that represent the joycean alter ego.Sthepen is a young man with intellectual ambitions,he is arrogant and preaching the gospel of art to  the irish.


2.     Now is central the figure of  Leopold Bloom (The Ulysses of the title).He is a middle-age married man,and with this person joyce built a parallelism between Ulysses ane he infact; as Ulysses wandered around the mediterranean sea he wanders around Dublin.In this parallelism Bloom is a modern Ulysses, an archetypal hero who can stand for humanity.


3.      In this part the protagonist is Molly Bloom that represent the Ulysse’s wife Penelope


The parallelism in the text is show in more details in the chapter:For example: The second chapter is called NESTOR ( the king in the Odyssey who give to Telemachus much good advice

The Time:

The time is no more objective category, but relative one and therefore there is often the contemporarity of past, present and future. The best example of the stream of consiousness is in "Ulysses" the monologue of Molly Bloom. It's an unlogical speech, which is based on the association of different thoughts or impressions, through similarity of sound or meaning. In particular she passes from the image of flowers to her youth in Gibraltar, to Leopold's proposal and to God's existence.
To analyze the character's interiority Joyce uses the stream of consciousness, that is the casual association of thoughts, impressions and emotions of a person who is not thinking intentionally, but is letting his mind flow freely. The external aspect of the stream of consciousness is the absence of paragraph, division into sentences and use of punctuation.
   I report a piece of  Molly’s Monologue because this piece is                  emblematic of stream of consciousness:            






ITALIANO

L’INFINITO
                                         

Composto nel 1819, L'infinito è il primo degli idilli, nonché una delle liriche più note del Leopardi. Le riflessioni del poeta sul rapporto fra il pensiero umano e l'infinità dell'universo sia nello spazio che nel tempo si traducono non in filosofia in versi ma in autentica poesia. Inoltre, in questo componimento prende forma la poetica del vago e dell'indefinito.
Questa breve poesia può essere divisa in questo modo:
vv. 1-3: Indicazione, ma non descrizione, di uno spazio concreto (l'area delimitata dalla siepe) e di un'abitudine personale (consuetudine di salire sul colle e stato d'animo).
vv. 4-8: Astrazione e visione mentale dello spazio. Non è un'azione definita, ma una durata evidenziata dai gerundi "sedendo e mirando".
vv. 8-13: Il minimo evento dello "stormir tra queste piante" segna il passaggio dall'immaginazione spaziale a quella temporale. Il poeta instaura una contrapposizione tra concreto e presente, e spazio e tempo immaginati dal pensiero.
vv. 13-15: Il pensiero si smarrisce generando piacere.
In questi quindici densissimi versi Leopardi concentra una profonda esperienza interiore, trasportandoci in un viaggio tra ciò che è delimitato, "finito", umanamente sperimentabile, e ciò che va oltre le possibilità dei nostri sensi ed è raggiungibile solo nell'immaginazione. Noi uomini, infatti, siamo una piccolissima cosa rispetto all'Universo, la nostra vita occupa una frazione infinitesimale del suo tempo, e solo con un grande sforzo di immaginazione possiamo figurarci uno spazio e un tempo senza fine. Nello Zibaldone troviamo questa riflessione del 12 agosto 1823 sulla dignità dell'uomo:
Quando egli, considerando la pluralità de' mondi, si sente essere infinitesima parte di un globo ch'è minima parte d'uno degli infiniti sistemi che compongono il mondo, e in questa considerazione stupisce della sua piccolezza, e profondamente sentendola e intentamente riguardandola, si confonde quasi col nulla, e perde quasi se stesso nel pensiero dell'immensità delle cose, e si trova come smarrito nella vastità incomprensibile dell'esistenza; allora con questo atto e con questo pensiero egli dà la maggior prova possibile della sua nobiltà, della forza e della immensa capacità della sua mente, la quale, rinchiusa in sì piccolo e mènomo essere, è potuta pervenire a conoscere e intendere cose tanto superiori alla natura di lui, e può abbracciare e contener col pensiero questa immensità medesima della esistenza e delle cose.
Nell'Infinito, il poeta dice (o immagina) di trovarsi in un luogo preciso, che ama e frequenta abitualmente: un colle solitario, tradizionalmente identificato nel monte Tabor, che domina sulle campagne sopra Recanati. Solo, in cima al colle, in uno spazio circoscritto e delimitato da una siepe, il poeta siede e guarda, ma non riesce a vedere: proprio questo fa scattare il meccanismo immaginativo.

Si tratta di un'esperienza paradossale: non è la possibilità di vedere dall'alto ampi spazi, ma l'ostacolo alla vista, l'esperienza dei limiti umani, a suggerire l'idea dell'infinito. Annota infatti Leopardi nello Zibaldone (28 luglio 1820): L'anima immagina quello che non vede, che quell'albero, quella siepe, quella torre gli nasconde, e va errando in uno spazio immaginario, e si figura cose che non potrebbe, se la sua vista si estendesse da per tutto, perché il reale escluderebbe l'immaginario.
Agli spazi senza fine si associano immediatamente sovrumani silenzi e profondissima quiete, che producono un sentimento di paura, di sgomento. Leopardi ama il silenzio e la quiete di quel luogo, che gli permettono di meditare e fantasticare. Ma, proiettati in uno spazio sterminato, il silenzio e la quiete diventano quasi insopportabili, poiché si oppongono implicitamente all'idea di vita, che è fatta di suoni, di rumori, di movimento.
Poi, qualcosa strappa il poeta alle sue immaginazioni: una realtà concreta ma effimera come il vento interrompe i suoi pensieri, ma contemporaneamente li rilancia in direzione di un approfondimento del problema. Il poeta viene riportato al qui e ora, ma la voce del vento tra le piante suggerisce immediatamente un confronto con quello infinito silenzio, e la mente si tuffa negli abissi del tempo, quasi cercando di misurare le inconcepibili dimensioni dell'eterno attraverso il confronto tra l'interminabile fila delle stagioni passate (morte) e quella presente (viva), di cui si sente il suono.
L'immaginazione permette di collocare l'io che vive qui e ora nell'infinità del tempo e dello spazio. Ne deriva una sensazione di annegare, di naufragare nel mare dell'immensità. Ma allo sgomento ora si sostituisce, o si aggiunge, paradossalmente, un sentimento di dolcezza, che non viene spiegato, ma comunicato, attraverso le parole vaghe e indeterminate del testo e i loro suoni.
Tra reale e immaginario, spazio e tempo, finito e infinito ci sono relazioni complesse, che risultano particolarmente evidenti sul piano lessicale. Notiamo come la poesia si apra e si chiude con parole di apprezzamento, di piacere (sempre caro - m'è dolce) e con riferimenti a luoghi, concreti (il colle, la siepe) oppure astratti o metaforici (l'immensità, il mare), accompagnati da aggettivi dimostrativi (questo, questa) che sottolineano la vicinanza fisica o psicologica.

In tutta la lirica è evidente il contrasto tra i termini concreti e molto comuni del finito e i termini più astratti dell'infinito, accompagnati da aggettivi che ne intensificano il significato. Ma sono ancora più significativi i collegamenti e gli intrecci tra questi due campi: dati concreti, come gli ampi spazi nascosti dalla siepe o la quiete e il silenzio del colle, si collegano a interminati spazi, sovrumani silenzi, profondissima quiete dell'infinito immaginato, mentre il suono del vento si oppone a quello infinito silenzio, e al sentimento del presente e della vita che quel suono suscita si contrappongono il sentimento dell'eterno e della lunghezza incommensurabile del tempo trascorso, delle morte stagioni.
Dal punto di vista formale, la poesia ha un'architettura speculare: è divisa in due parti uguali, di sette versi e mezzo, che corrispondono alle due esperienze dell'infinito spaziale e dell'infinito temporale; ai due estremi troviamo gli unici versi sintatticamente conclusi; le due serie di termini riguardanti lo spazio e il tempo sono disposte e graduate in modo opposto.
Ma altri segni indicano la continuità di un percorso, come la frequenza di congiunzioni coordinanti, o la sinalefe al centro del verso 8 (...spaura. E come il vento...), che contrasta la separazione segnata dal punto. Osserviamo inoltre la frequenza degli enjambements:: è come se la sintassi premesse continuamente contro i confini della metrica, spingesse ad andare oltre, come fa il pensiero alla ricerca dell'infinito.

POETICA DI LEOPARDI

 

I più recenti studi su Leopardi attribuiscono un'importanza fondamentale al suo pensiero e considerano la riflessione filosofica di Leopardi non come un elemento esteriore e aggiuntivo, ma come l'elemento generatore della sua poeticità.
La poetica di Leopardi si fonda su un sistema di idee continuamente meditato che si sviluppa con coerenza e con una grande capacità di penetrazione conoscitiva e riscontrabili nello Zibaldone. Al centro del pensiero si pone subito un motivo pessimistico: l'infelicità dell'uomo. Rifacendosi ad un modello settecentesco, Leopardi identifica la felicità con il piacere sensibile e materiale. L'uomo, però, non desidera un piacere, ma il piacere, infinito per durata ed estensione, e come tale irraggiungibile: perciò, non potendosi soddisfare, sarà sempre infelice.

Nella prima fase dalla sua vita, Leopardi, vede la natura come una madre benigna e attenta che ha offerto agli uomini le illusioni con le quali essi possono velare gli occhi di fronte alla realtà malvagia. Gli antichi e i bambini, più vicini alla natura erano più capaci di immaginare e perciò più felici, più grandi e più eroici di noi. Il progresso e la ragione hanno allontanato l'uomo da quella condizione privilegiata e lo hanno reso infelice. Questa prima parte del pensiero è detta pessimismo storico: la condizione negativa del presente è frutto di una decadenza e di un allontanamento dalla felicità. In questo periodo Leopardi assume un atteggiamento titanico: il poeta, unico depositario dell'antica virtù, sfida da solo il fato maligno.
Con il passare del tempo il pensiero del poeta cambia e dopo un periodo in cui Leopardi, attraverso una concezione dualistica, contrappone una natura benigna ad un fato maligno rovescia la sua concezione della natura che, più che al bene dei singoli, pensa alla conservazione della specie. Il male non è perciò un semplice accidente, ma rientra nel piano della natura, la quale ha messo nell'uomo il desiderio di una felicità infinita senza dargli i mezzi per raggiungerla. Da una madre benigna e attenta si passa ad un meccanismo cieco ed indifferente alla sorte delle sue creature. La colpa dell'infelicità non è più l'uomo stesso, ma la natura. Cambia anche la concezione della felicità, che non è più assenza di piacere, ma un male dovuto a fenomeni esterni, ai quali nessuno può sfuggire. Tutti gli uomini, di ogni epoca, di ogni età, sotto ogni forma di governo sono necessariamente infelici. Il pensiero di Leopardi in questa seconda fase della sua vita è detto pessimismo cosmico: l'infelicità non è più legata ad una condizione relativa,ma alla condizione assoluta di uomo. Abbandona per questo la poesia civile e il titanismo, considerando vane la protesta e la lotta. Leopardi vive un periodo di contemplazione lucida, distaccata ed ironica della realtà. Il suo idolo non è più l'eroe antico, ma il saggio stoico.

TEORIA DEL VAGO E DELL'INDEFINITO

La "teoria del piacere" sopra esposta da una parte costituisce il nucleo della filosofia pessimistica e dall'altro il punto d'arrivo della poetica. Se nella realtà il piacere infinito è irraggiungibile, l'uomo può figurarsi infiniti piaceri attraverso l'immaginazione. L'immaginazione è la compensazione di una realtà di infelicità e di noia.
Lo stimolo all'immaginazione a costruire una realtà parallela dove l'uomo ha un illusorio appagamento al suo piacere infinito arriva soprattutto da ciò che è vago indefinito, ignoto. Le due teorie che illustrano questa ricerca sono la teoria della visione e del suono. Nella prima si esprime come piacevole la vista quando è impedita da un ostacolo perché "l'anima si finge ciò che non vede" e dal limite nascono idee vaghe ed indefinite. Nella teoria del suono Leopardi elenca una seri di suoni suggestivi perché vaghi.
Anche nella poetica le immagini sono tanto più belle quanto più riescono a suscitare sensazioni vaghe. Alcune immagini sono belle perché evocano sensazioni che ci hanno affascinati da fanciulli. La poesia non è che il recupero di immagini della fanciullezza effettuato dalla memoria. Gli antichi erano maestri della poesia vaga, perché più vicini alla natura potevano immaginare più facilmente. Ai tempi moderni la possibilità di una poesia d'immaginazione è ormai preclusa e non resta che una poesia sentimentale, nutrita di idee e filosofica. Leopardi, pur consci di appartenere a questo periodo non abbandona la poesia d'immaginazione.


ARTE


L’impressionismo di Cézanne e la sua concezione spaziale.


Paul  Cézanne si colloca, da un punto di vista artistico, a cavallo tra il periodo impressionista e quello postimpressionista, infatti è possibile  trovare nella sua opera elementi caratteristici delle due correnti culturali  delle quali l’autore ne è diventato il filo conduttore.
Al fine di spiegare quali sono le caratteristiche dell’artista è bene evidenziare ,se pure nella loro essenzialità, gli aspetti fondamentali delle due correnti artistiche.

Cenni sull’impressionismo.

L’ipressionismo nasce dall’aggregazione spontanea  da parte di un gruppo d’artisti, i quali non avevano la possibilità di esporre al Salon ( l’esposizione ufficiale che consacrava la fama degli artisti e dava loro la possibilità di trovare acquirenti) poiché le loro opere erano respinte sulla base della loro eccessiva originalità, infatti la caratteristica fondamentale del Salon era proprio l’accademismo.
Questo nuovo gruppo, i primi tempi, amava radunarsi al caffè Guerbois e centrale era la figura di Manet.
Il gruppo successivamente diede vita ad una propria esposizione che però ebbe scarso successo; Tanto che un celebre critico, Leroy, scrisse un articolo su un celebre giornale satirico, con il quale trattava del gruppo appena nato e definendolo in modo spregiativo:le impressioni sono superficiali mancano di razionalità, non vanno a definire, quindi non hanno la sufficiente levatura per poter essere definite pittura.
Il pittore impressionista si contraddistingue per il voler rendere la realtà in ogni suo aspetto ,senza fare una scelta, andando a riportare anche l’elemento apparentemente meno significativo.
Qui sta tutta la modernità degli impressionista che si rendono conto che noi non percepiamo la realtà in frammenti isolati ma che ne sentiamo la sua continuità e il suo fluire.Nessun elemento vive da solo ma tutto vive in un contesto; così  nulla può essere definito, neppure lo spazio.
Il tentativo è quindi quello di andare a cogliere la sostanza della realtà che verrà resa sulla tela tramite pennellate veloci e lunghe , tramite le quali si andrà proprio a definire l’impressione che l’artista ha ricevuto da un ambiente.
Risulta, in fine, essere di fondamentale importanza anche in questo caso l’uso della luce; che colpisce le cose andando a scomporsi ed a colmarsi di riflessi che creano continuità tra gli elementi che formano l’opera.
L’altro elemento che contraddistingue la corrente impressionista è il colore, l’impressionismo infatti è il trionfo del colore (anche le ombre sono colore).


Cenni sul Postimpressionismo



Questo periodo artistico si sviluppa a partire dal 1880,cioè da quando ci si pone il problema di come dare maggiore solidità alla fugacità dell’impressione.
Per questo fine nasce il movimento  definito del Puntillismo  il cui maggior esponente è Georges Seurat che si dedicherà alla ricerca e alla applicazione di un metodo scientifico alla pittura. Il puntillismo si risolve quindi proprio in un metodo pittorico che ha come suo fine quello di rendere la realtà.


Cézanne


Cézanne ,abbiamo precedentemente detto, si pone a cavallo tra questi due momenti artistici e ora possiamo spiegarne i motivi.
Innanzitutto è necessario dire che dell’impressionismo conserva il punto di partenza; cioè la resa della realtà e il contatto con la natura tentando di coglierne la sostanza e allo stesso tempo se ne distanzia andando a ricercare quella solidità dell’impressione che caratterizza proprio il periodo postimpressionista e queste tendenze, a mio parere, sono particolarmente evidenti nell’opera I giocatori di carte:








L’opera appartiene al periodo del poeta definito “Sintetico”, in essa i due giocatori, seduti ai lati di un tavolino,sono coordinati uno all’altro mediante la convergenza delle mani verso il centro, indicato dalla bottiglia di vino.Tra le figure dei due giocatori vi sono differenze evidenti:L’uomo di sinistra è caratterizzato da una esasperazione dei volumi, e lo si nota nella forma del cappello, dalla posizione assunta con il corpo e in particolar modo con le braccia.
L’uomo di destra è rappresentato come una figura meno netta, ma più tremolante e caratterizzata da un maggior movimento.
Il modo con il quale sono state rappresentate queste due figure potrebbe riportare ad una descrizione di carattere psicologico dei due protagonisti dell’opera secondo la quale la postura dell’uomo di sinistra rispetto alla bottiglia di vino farebbe pensare ad un individuo forte ,vincente e sicuro di se mentre la postura dell’uomo di destra porterebbe a pensare ad uno stato d’animo di incertezza e tensione, forse anche per la stessa partita di carte che i due stanno giocando,la sua posizione in fine ci fa capire che è in dubbio perché deve scegliere la carta da giocare.


GEOGRAFIA


Il Sistema NAVSTAR/GPS

(Navigation Satellite Timing and Ranging Global  Positioning System)


Questo strumento detto comunemente GPS venne messo a punto dal Dipartimento della Difesa statunitense negli anni ’70-’80, la sua funzione è quella di indicare tramite le tre coordinate spaziali(latitudine, longitudine,quota) la posizione di un punto.
Andando più nel particolare l’intero sistema è costituito da tre parti:
1.     24 Satelliti (nei quali sono presenti orologi atomici) che viaggiano, a gruppi di 4, su 6 diverse orbite a 20000 km di altezza,compiendo una rivoluzione completa attorno alla terra in 12 ore.
2.     In varie zone della terra sono presenti cinque stazioni di controllo che controllano i parametri orbitali dei satelliti ( control segment)
3.     Infine da Sistemi di ricezione computerizzati portatili,che con il progresso della tecnologia si rivelano essere sempre più economici e maneggevoli,che catturano i segnali radio  emessi contemporaneamente da quattro satelliti e calcolano le tre coordinate spaziali del punto in cui si trovano con una precisione potenzialmente millimetrica.
In realtà ,i segnali satellitari sono volutamente disturbati dal Dipartimento della Difesa statunitense nel tentativo di ridurne la precisione,per usi civili,a circa 100 metri.
Sono stati però inventati,per aggirare le limitazioni introdotte,sistemi ingegnosi che hanno permesso di superare perfino le prestazioni garantite ai militari.
Il sistema utilizzato è quello della TRIANGOLAZIONE:
Con questo sistema la distanza del ricevitore dai satelliti è determinata in base al tempo che un segnale (in codice digitale) emesso da ogni satellite impiega ad arrivare al ricevitore.
Per poter fare ciò, è necessario che il ricevitore e i satelliti siano perfettamente sincronizzati:i satelliti sono dotati di orologi atomici,ma il ricevitore non puo contenerne uno,perche troppo ingombrante.Per questo serve il quarto satellite che ha la funzione di correggere l’errore dell’orologio del ricevitore rispetto ai satelliti.
Il GPS è divenuto il principale strumento di orientamento sia per mare che per terra e aria.
La sua precisione è talmente elevata che ha già ora una ampia gamma di applicazioni: è utilizzato come pilota automatico per gli aerei in fase di atterraggio ( permettendo quindi la manovra anche a visibilità nulla), come “navigatore” per le automobili e in generale i mezzi di trasporto terrestri dentro e fuori dei centri abitati,o come antifurto per i veicoli stessi.
In ambito scientifico,nel rilevamento topografico e nel controllo geologico del territorio (per esempio molto utile per la prevenzione di sismi ) .
Sicuramente questo campo di applicazioni tenderà ad allargarsi molto più nel futuro con il progresso scientifico.

 




















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