mercoledì 4 maggio 2011

tesi da liceo classico da 10!!!

           DECADENTISMO


Il termine decadentismo indicava un determinato movimento letterario sorto nell’ambiente parigino durante gli anni ottanta il quale aveva un preciso programma culturale; ma poiché in questo ambiente erano presenti tendenze che di li a poco si sarebbero estese su vasta scala nei primi del Novecento questo termine venne usato per designare un’intera corrente culturale di dimensioni europee.





            La visione di un mondo decadente






Pur avendo gia fatto riferimento al fatto che il tema del disagio umano non appartiene ad una particolare età, nel periodo che va indicativamente dalla fine dell’1800 alla metà del 1900 abbiamo la diffusione di quei principi e di quei valori propri di un nuovo periodo segnato da sanguinose guerre e da molti altri importanti eventi, il cosiddetto “Decadentismo”. Con la denominazione Decadentismo, che in senso generico è riferita a tutte le forme d’impreziosimento e di raffinamento culturale originate da ogni importante civiltà giunta al limite della sua maturazione, ci si rapporta oggi in modo specifico alla determinata crisi religiosa e letteraria che suggella in campo artistico il ciclo iniziato dal romanticismo, in campo storico all’età che dall’ultimo quarto di secolo dell’800 si estende pressoché ai giorni nostri, età che per le innumerevoli forze divergenti o contrastanti offre l’aspetto di un lungo e travagliato sforzo di liberazione dal passato e di soluzione degli assillanti problemi politici, economici, sociali ed intellettuali che incombono sull’epoca moderna. E’ importante parlare di questa crisi religiosa e letteraria dal momento che tale movimento nasce come disagio spirituale verso una civiltà che volge al declino ma che riesce poi a tramutarsi in raffinatezza critica. All’artista decadente l’unica cosa che resta visto che non riesce più a trovare in alcuna precedente struttura morale un’interpretazione della vita che soddisfi la sua inquieta coscienza è la fede nella vita intesa come arte e nell’arte intesa come vita.




















               La poetica del Decadentismo





      -     Il poeta veggente
-          L’estetismo
-          La poesia pura
-          Il valore suggestivo della parola
-          La musicalità delle tecniche espressive
-          Il linguaggio metaforico
-          Il simbolo

I poeti non sono soltanto artisti capaci di adoperare in modo magistrale la parola ma diventano i sacerdoti di un vero e proprio culto, dei veggenti capaci di spingere lo sguardo laddove l’uomo non riesce ad arrivare con i suoi mezzi e non riesce a vedere. Questa sorta di culto religioso dell’arte ha dato origine all’estetismo. L’esteta è colui che assume il bello come principio regolatore della propria vita e agisce e vive esclusivamente in funzione di questo; in lui l’arte e la vita diventano la stessa cosa e la realtà stessa viene filtrata attraverso l’arte; è sempre alla ricerca di sensazioni rare e squisite. Il poeta rifiuta di farsi promotore di particolari ideali morali e civili e la poesia diventa pura celebrazione di se stessa depurandosi d’ogni aspetto utilitaristico e pratico; la poesia è insomma poesia pura, arte pura. In questo nuovo contesto la parola non può continuare a svolgere il ruolo di strumento di comunicazione logica e razionale ma si propone di assumere un valore più suggestivo ed evocativo. Alle immagini nitide e distinte vengono ora sostituendosi il vago, l’impreciso e l’indefinito. La parola perdendo quindi la sua tradizionale funzione comunicativa assume quella funzione ancestrale di formula magica capace di rivelare l’ignoto. Questi effetti di segreta suggestione sono ottenuti attraverso una nuova musicalità proprio perché la musica, la suprema fra le arti, è svincolata da ogni significato logico ed è dotata di misteriose facoltà suggestive. Nell’anima decadente la musica provoca veri e propri momenti di estasi. Le singole parole in questa nuova poetica assumono sfumature e significati diversi da quelli comuni. Così la metafora decadente diventa l’espressione di una visione simbolica del mondo, dove ogni cosa rimanda ad altro.












Temi e miti della letteratura decadente







-          La malattia
-          La morte
-          L’inetto a vivere, il maledetto, l’esteta
-          Il fanciullino
-          Il superuomo
-          Il romanzo psicologico


Quello della malattia fa parte dei principali temi della poetica decadente. Da una parte questo concetto di malattia si pone come metafora di una particolare condizione storica, di smarrimento delle certezze; dall’altro diventa una sorta di condizione privilegiata, segno di nobiltà e di distinzione( nella Coscienza di Zeno la malattia è vista come una fonte di una comprensione più acuta della realtà. Ma alla malattia umana si associa la malattia delle cose che nel mondo decadente s’identifica verso il gusto di tutto ciò che è corrotto, impuro. La malattia e la corruzione sono due aspetti di un altro importante tema: quello della morte. La morte diventa in questo periodo un tema dominante tanto che le pagine della letteratura decadente sono imperniate da questo senso di annientamento, di precarietà della vita, di attrazione verso il nulla( Trionfo della morte; Contemplazione della morte; Del sangue, della voluttà, della morte ). Questa ossessiva presenza della morte, della malattia e della decadenza diventano il simbolo di una società che si trova in uno stato di crisi e di disagio. Nascono anche in questo periodo una serie di figure ricorrenti nella letteratura decadente che spesso assumono una condizione mitica: è il caso dell’inetto a vivere presente nelle opere di Dostoievskij, di D’Annunzio, di Svevo, di Pirandello. L’inetto è escluso dalla vita, da una vita che gli gira intorno e di cui non riesce a diventarne partecipe per mancanza di energie vitali. L’inetto finisce per rifugiarsi nella sua fantasia e invece di vivere si osserva vivere. Altro personaggio ricorrente è l’artista maledetto che sceglie deliberatamente il male e l’abiezione e si compiace di una vita misera ed errabonda e condotta sino all’estremo autoannientamento dal piacere della carne, del alcool e delle droghe ( Baudelaire; Verlaine). L’altra figura tipica è quella dell’esteta, quella dell’uomo che intende trasformare la sua vita in opera d’arte sostituendo alle leggi morali le leggi del bello e andando alla continua ricerca di piaceri raffinati. L’esteta è terrorizzato dalla vita comune e da una società dominata dall’interesse materiale e dai guadagni; l’esteta finisce insomma per isolarsi dal resto della gente per vivere circondato dalla bellezza e dall’arte. Molto importante è anche il fanciullino: si tratta del rifiuto della condizione adulta, della vita di relazione al di fuori della tranquillità e della sicurezza data dal “nido familiare”. Il fanciullino è portatore di una visione fresca ed ingenua della vita, che alla pari di Adamo scopre le cose nella loro vergine essenza. Ha origine in questo periodo anche il mito del superuomo. Il superuomo dannunziano vuole essere l’antitesi degli eroi inetti, deboli e sconfitti dei primi romanzi. Il superuomo non si lascia abbattere dalla malattia e dal senso della morte ma proprio tramite questi due aspetti della vita acquista più forza in se stesso.
Caratteristica comune di tutti questi eroi decadenti è quella psicologia complicata e tortuosa che darà poi origine ad un romanzo che non si occupa più dei rapporti dell’individuo in determinati contesti sociali ma ad un romanzo basato su di una dimensione soggettiva ed introspettiva: nasce dunque il romanzo psicologico.



POESIA

Nella poesia si sviluppa la ricerca di un linguaggio capace di andare oltre le apparenze del reale e di cogliere la dimensione profonda ed unitaria dell’essere, la dove non c’e’ distinzione fra i cinque sensi. Una realtà di questo tipo è di per sé prelinguistica, è un contatto diretto con la natura che se espresso in termini verbali, diventa mediato, perché le parole non sono le cose e non sono neanche le sensazioni, sono una loro denominazione. La parola è un simbolo convenzionale che sta per ciò che si vuole comunicare.
All’interno di questa nuova poesia assume una rilevante importanza il simbolo. Il simbolo è un prodotto poetico che, ampliando al massimo le figure retoriche, ne fa scaturire una suggestione non più logica ma quasi ai confini del dicibile.

NARRATIVA



Nella narrativa si assiste alla crisi del romanzo del 800 romantico e naturalista, almeno nelle punte più innovative della letteratura del periodo. Sia il romanzo sentimentale sia quello che affronta l’analisi il più possibile oggettiva della materia narrata secondo lo stile del naturalismo, cedono il passo ad una nuova ricerca.Nella narrativa si trovano la rottura della struttura cronologica che si attua sostituendo al tempo esterno degli avvenimenti o il tempo interno nella memoria o il flusso di coscienza del monologo interiore; si trovano anche nuovi personaggi come l’antieroe cioè l’inetto che si rivela incapace di gestire la propria esistenza e come l’eroe negativo per il quale la decadenza, la stanchezza morale, il languore del vivere diventano norma esistenziale



TEATRO

Nel teatro le stesse tendenze che operano nella poesia e nella narrativa portano alla ridiscussione dei modi della rappresentazione e del tipo di dramma. Inizialmente si afferma la rappresentazione di tipo verista che porta sulla scena personaggi popolari; nel teatro si sviluppa il dramma borghese all’interno del quale s’inseriscono i temi della dissociazione e crisi dell’io ad opera di Pirandello che produce una rivoluzione dei sistemi di rappresentazione con l’abolizione della distinzione tra platea e palcoscenico, con l’abolizione di scenografie fittiziamente realistiche e con l’esasperazione del meccanismo del teatro nel teatro.



Spesso le esperienze personali tramutate in sublimi sentimenti diventano le protagoniste delle diverse opere dei più grandi personaggi di questo secolo. Ed è proprio l’esperienza della guerra, vissuta in prima persona tra trincee e campi di battaglia o in alcuni casi vissuta da spettatore che accomuna tre importanti autori nel periodo compreso fra le due guerre: Ungaretti, Quasimodo, Montale.

Ungaretti di fronte alla violenza e all’abbrutimento della guerra riscopre la vita; la sua non è una denuncia morale della guerra ma dell’espressione poetica dell’istinto vitale che riscatta la crudezza della morte ( veglia ); il suo è un accorato appello alla guerra: vuole che cessi questa guerra che non ha più rispetto neanche per i morti ( non gridate più ); pone spesso l’accento su quanto la vita dell’uomo in questo mondo, del soldato in questa particolare situazione sia appesa ad un filo o meglio si appesa ad un albero come lo sono d’autunno le foglie. Anni di fango e di massacro rivelarono al poeta non l’eroismo, non la gloria e le belle gesta bensì la violenza, l’abbrutimento e la negazione della vita. La situazione al fronte è l’assoluta precarietà di foglie giunte ad un terribile autunno fatto di piogge e venti forti. Ma le foglie seguono un loro naturale ciclo, l’uomo no. Di qui nasce in lui quella continua ricerca della parola poetica essenziale. Come l’uomo deve liberarsi dalle armi e dalle divise, cosi il linguaggio deve essere liberato dagli orpelli e dai trionfalismi. In Ungaretti la parola poetica nasce come reazione alla violenza incontrata in guerra e come rifiuto della sua sovrabbondante retorica per cui essa non è il facile canto spiegato a piena voce ma la parola essenziale capace di scavare un abisso infinitamente percorribile nella vita.

-          Non gridate più
-          Veglia
-          Soldati



Con Montale abbiamo la definizione di uno stato d’animo che esprime la tipica disposizione esistenziale dell’uomo contemporaneo, “il male di vivere”, è presentata non in forma concettuale o esplicativa, ma come un incontro diretto, realmente accaduto lungo il percorso della vita, identificandosi in alcune presenze concrete in cui si risolve e dalle quali viene tangibilmente rappresentato.  La scelta del lessico è perfettamente funzionale ai temi affrontati, che ruotano, appunto, attorno al male di vivere, all’angoscia che attanaglia l’uomo.
Il male di vivere denota un male di fondo cioè è una parte ineliminabile e strutturale dell’esistenza di fronte al quale Montale non propose soluzioni ma una forma di convivenza che è la divina indifferenza cioè l’allontanarsi dal frastuono del mondo e cogliere il vuoto che circonda l’uomo con tragica pienezza ( Spesso il male di vivere ho incontrato ); Il male di vivere denota un male di fondo cioè è una parte ineliminabile e strutturale dell’esistenza che a volte rappresenta il vuoto della conoscenza e l’incapacità di comprendere come il resto dell’umanità procede nel suo percorso senza accorgersi della sua assurdità ( Meriggiare pallido e assorto ).
Attorno al rapporto tra la memoria ed il tema Montale sviluppa diversi temi: quello della impossibilità di condividere il ricordo con chi si ama poiché esso si perde nei rivoli della memoria di ognuno in modo assolutamente individuale (La casa dei doganieri); quello della nuda constatazione della frattura netta tra presente e passato per cui non domina l’ansia della ricerca ma il lutto della irreversibile perdita ( Non recidere, forbice, quel volto); quello del tentativo di trattenere il passato alle soglie dell’oblio che si risolve però in uno scacco, in una sconfitta (Cigola la carrucola del pozzo).

-          Ossi di seppia
-          Le occasioni
-          La bufera ed altro
Nella prima fase della sua evoluzione Salvatore Quasimodo (1901-1968) aveva mostrato predilezione per le immagini rarefatte e per l'ambientazione in una Sicilia dal sapore mitico. In seguito la sua opera cominciò a riflettere in modo più diretto l'opposizione al regime fascista e l'orrore della guerra, particolarmente in Giorno dopo giorno (1947). In seguito prevalse un andamento di carattere narrativo, non di rado legato a temi di cronaca.
"La posizione del poeta non può essere passiva nella società: egli "modifica" il mondo, abbiamo detto. Le sue immagini forti, quelle create, battono sul cuore dell'uomo più della filosofia e della storia. La poesia si trasforma in etica, proprio per la sua resa di bellezza: la sua responsabilità è in diretto rapporto con la sua perfezione. Scrivere versi significa subire un giudizio: quello estetico comprende implicitamente le reazioni sociali che suscita una poesia. Conosciamo le riserve a queste enunciazioni. Ma un poeta è tale quando non rinuncia alla sua presenza in una data terra, in un tempo esatto, definito politicamente. E poesia è libertà di quel tempo e non modulazioni astratte del sentimento". (Discorso sulla poesia, 1956)
Quasimodo figura tra i maggiori interpreti della condizione dell'uomo moderno. Egli svolse una funzione significativa nella letteratura del Novecento, come dimostrano i numerosi riconoscimenti a lui tributati dalla cultura internazionale, che culminarono nel 1959 con l'assegnazione del premio Nobel per la letteratura.
Nella sua opera letteraria egli rivelò il suo carattere pensoso e profondamente umano e nello stesso tempo giunse, attraverso un itinerario ricco di svolte e di approfondimenti, a soluzioni originali e ricche sul piano intellettuale ed artistico. Nelle prime raccolte Acque e terre (1930) e Ed è subito sera (1942) Quasimodo sviluppò i temi connessi con la solitudine, con lo sradicamento dell'uomo, che egli individuava anche nella sua personale condizione di esule profondamente legato al mondo della sua infanzia, ossia ad una dimensione di bontà e di sanità non più raggiungibile.

La produzione poetica di Quasimodo conosce due fasi: quella degli anni ’30, in cui domina la ricerca della parola pura in grado di comunicare un universo di senso solo grazie al suo potere evocativo (Vento a Tindari) e quella successiva alla seconda guerra mondiale, evento in cui il dramma dell’esistenza umana perde i tratti dell’individuale solitudine e assume gli aspetti della tragedia collettiva, in cui il contenuto si orienta verso una poesia impegnata e civile (Alle fronde dei salici) (Uomo del mio tempo).

Questa condizione di disagio e di crisi non è legata solo al dramma della guerra bensì abbiamo testimonianze di simili situazioni anche in ambienti più piccoli, in realtà quasi “dimenticate” da Dio. È il caso della Sardegna di Grazia Deledda.
Casella di testo: LA SOLITUDINE DIFRONTE ALLE PASSIONI, ALL’ESISTENZA E ALLA MORTE




GRAZIA DELEDDA:

Deledda narra l’infelicità dell’uomo e la sua solitudine di fronte alle pulsioni profonde ma, le inserisce in una dimensione mitica che dà grandezza anche alla sconfitta.
(Elias Portolu; Canne al Vento)
Proprio questi temi collocano la scrittrice nel clima della crisi d’identità che caratterizza la cultura del primo Novecento. I personaggi di Deledda non vivono in un mondo felice, armonico e sereno, eppure la loro sofferenza si carica di una dimensione mitica e arcaica che dà grandezza anche alla sconfitta; esattamente il contrario degli eroi negativi o degli antieroi che affollano le pagine della letteratura del primo Novecento. Probabilmente il successo di Deledda è consistito proprio nel narrare l’infelicità costruendo però, attorno ad essa, una forma di vita che a quel sentimento ha dato una dimensione arcaica.



OPERE:

Elias Portolu:

Il romanzo viene pubblicato nel 1903 e avvia una fase di successo per Deledda perché il pubblico rimane affascinato dalla sua capacità d’inserire le passioni umane sullo sfondo di un paesaggio e di un insieme di credenze e miti che appaiono immobili. La storia di Elias Portolu è quella di una passione d’amore possente nella sua forza elementare e perciò in grado d’infrangere tutte le convenzioni, le regole e la stessa volontà dei soggetti.
Elias è stato in carcere nel continente per un furto di bestiame. Ritornato sull’isola, decide di redimersi lavorando per la famiglia e rispettando tutte le regole della tradizione e dell’onore. Questa volontà di redenzione viene però sopraffatta dalla passione d’amore per Maddalena, la promessa sposa del fratello. Si crea un conflitto tra il dovere e l’onore, che impediscono ad Elias di amare Maddalena, e la passione dei sensi che invece attrae irresistibilmente i due giovani. Elias tenta di uscire da questa contraddizione  mettendo in campo una terza passione, la fede, che ai suoi occhi dovrebbe essere in grado di rafforzare il dovere e l’onore e respingere la pulsione dei sensi. Così si fa prete, ma il dramma scoppia ugualmente e anzi si colora dei segni del sacrilegio e del peccato: i due giovani si congiungono e dall’unione nasce un figlio, destinato però a morire.
Dal romanzo si evince che nonostante il protagonista, sopraffatto dalla passione per Maddalena, cerchi di opporvisi in tutti i modi ricorrendo alle regole d’onore della comunità e chieda consiglio ad un vecchio saggio alla forza delle passioni non ci si può opporre.

L’uomo è solo di fronte alle passioni e nulla può aiutarlo, questo è il messaggio del romanzo.

Proprio perché non è la ragione a vincere, ma gli impulsi più profondi, il romanzo rientra nel clima generale del Decadentismo.






CANNE AL VENTO:

Il romanzo pubblicato nel 1913 è l’opera di maggior successo di Deledda, quella che probabilmente le consentì di vincere il premio nobel.
Efix è un vero e proprio servo della gleba; è ancorato ad un pezzo di terra e ad un patto di fedeltà e di dipendenza personale verso la famiglia che serva da tutta la vita. Efix condivide questo tacito patto di dipendenza per due motivi:
-          da una parte perché questo è il frutto della tradizione e di regole antichissime rispetto alle quali neanche sorge il pensiero di una possibile contestazione
-          dall’altra Efix si porta addosso un carico di colpa che lo trasforma da servo in protettore della famiglia: in passato infatti, in uno scatto d’ira, ha ucciso l’uomo padrone della famiglia e da allora ha cercato di prenderne il posto non per desiderio di potere ma come protettore dei beni e dei discendenti.
Efix, nella sua semplicità, sovrappone uno sull’altro i temi della sofferenza della modernità: l’uccisione freudiana del padre-padrone, la sottomissione alle regole, l’autodenigrazione, la sublimazione.
Efix, servo protettore di una famiglia di donne di cui ha ucciso il patriarca, spende completamente la sua esistenza per fa si che essa possa sopravvivere e perpetuarsi. Sostiene questa famiglia con il lavoro e con una dedizione assoluta e contribuisce ad un matrimonio che rappresenta la chiusura del cerchio nella sua mente: facendo sposare una delle “sue donne” con un parente fa in modo che il ciclo della generazione possa ristabilirsi, cosa che prima, data la mancanza dell’uomo di famiglia, non poteva accadere. La famiglia in questo modo è salva e, il vecchio servo protettore può chiudere la propria esistenza nella solitaria serenità dell’espiazione di una colpa. Efix incontrerà da solo la morte sereno per aver adempito ai suoi obblighi morali.




Ci siamo finora occupati di analizzare quanto è accaduto nella letteratura italiana in questo particolare periodo. Nel resto d’Europa la situazione non era molto diversa. Anche nelle pagine della letteratura straniera di questo periodo è facile imbattersi in scrittori che esprimo un simile stato d’animo: Marcel Proust scrive riguardo la crisi della società giustificando quel sentimento d’isolamento che serpeggiava nella comunità; Thomas Mann in molti dei suoi libri prospetta lo sfaldamento della borghesia e l’affermarsi dei ceti popolari; Franz Kafka descrive l’uomo alienato dalla nuova società, senza possibilità di riscatto; Bertold Brecht osserva e descrive la malattia che proviene da una società borghese ormai avviata verso il declino.
Ma nel 1933 accade qualcosa di particolare.
Il disprezzo manifestato dal terzo reich per la ricca produzione culturale che aveva caratterizzato la Repubblica di Weimar ebbe modo di esprimersi già pochi mesi dopo l’elezione di Hitler. Il 10 maggio 1933 si consumò a Berlino un rituale cui il mondo occidentale non assisteva da secoli. Verso mezzanotte una fiaccolata di migliaia di studenti fece capo ad una piazza di fronte l’università di Berlino. Le torce accese furono gettate su una montagna di libri raccolti in quel luogo, e mentre le fiamme li avvolgevano altri libri venivano gettati sul fuoco, finchè ne furono distrutti circa 20000. Tra i volumi dati alle fiamme si trovavano le opere di autori come Mann, Brecht, Proust, Freud, Doblin, Zolà. Il rituale voluto dal regime dava inizio alla messa al bando della letteratura degenerata, additando negli scrittori sotto accusa i responsabili della decadenza morale della Germania.






























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LA DISTRUZIONE DEGLI EBREI






-          Olocausto o Shoah?
-          La questione di Dio per i cristiani e per gli ebrei
-          Hitler ed il razzismo
-          Le leggi di Norimberga
-          La notte dei cristalli
-          Ghetti, campi di concentramento e campi di sterminio
-          La soluzione finale



I TESTIMONI











-          Primo Levi: SE QUESTO E’ UN UOMO
-          Elisa Springer: IL SILENZIO DEI VIVI

Nella narrativa di Primo Levi s’intrecciano inscindibilmente la dimensione autobiografica e la dimensione distaccata e razionale che emerge dal bisogno di divenire testimonianza dell’orrore passato affinché si continui a ricordare (Se questo è un uomo); di divenire monito e capire che è nell’uomo la capacità di organizzare scientemente la disumanizzazione di oppressi ed oppressori.
Auschwitz, famigerato luogo della memoria, è la bocca più profonda e infuocata dell’inferno che gli uomini hanno costruito da sé e per sé. Qui inizia la penetrazione nell’abisso per chi si trasforma in aguzzino, per chi sopravvive, per chi l’ha creato. Il campo di Auschwitz diventa così per Primo Levi l’osservatorio razionale di quella pericolosa e incomprensibile creatura che risponde al nome di essere umano. Dopo Auschwitz, Levi diventa scrittore e la narrativa diventa il luogo in cui fa i conti con se e con la memoria e con la storia.
Nel 1946 scrive Se questo è un uomo. E’ il racconto della deportazione e della sopravvivenza dei pochi che si sono salvati da Auschwitz.
“Ho vissuto tre vite: una vita felice; una vita che avrei voluto dimenticare; una vita che mi costringe a ricordare”. La testimonianza di Elisa Springer, come del resto quella di Primo Levi, è una rivisitazione delle violenze e delle sofferenze dei lager. Le ferite fisiche- dice Springer – possono rimarginarsi ma le violenze morali restano per sempre, non si possono cancellare. Sempre la Springer spesso interrogata sul problema di Dio dice: “Dio era lì, ad Auschwitz: non è stato Dio ad inginocchiare l’uomo ma l’uomo ad inginocchiare Dio”.

Casella di testo: TAPPE PRINCIPALI DELLO SVILUPPO DEL SECONDO CONFLITTO MONDIALE

Alleanze e patti:


-          Nel 1936 Hitler e Mussolini firmano il Patto d’Acciaio ( asse Roma-Berlino)
-          Nel 1937 l’Italia entra nel accordo preso in precedenza da Germania e Giappone contro il nemico sovietico: Patto Anticomitern
-          Agosto 1939: Stalin e Von Ribbentrop firmano un patto di non aggressione
-          27 settembre 1940: Patto Tripartito. Il Giappone si allea con l’Italia e la Germania
-          agosto 1941: Carta Atlantica







Personaggi principali:

-          Adolf Hitler
-          Chamberlain ( primo ministro tedesco )
-          Erwin Rimmel ( generale delle truppe tedesche )
-          Von Ribbentrop ( ministro degli esteri tedesco )
-          Benito Mussolini
-          Pietro Badoglio
-          Francisco Franco
-          Charles de Gaulle ( generale delle truppe francesi )
-          Sir Winston Churchill ( primo ministro inglese )
-          Bernard Montgomery ( generle truppe inglesi )
-          Roosevelt ( presidente USA )
-          Dwigth Eisenhower ( generale delle truppe statunitensi)
-           Harry Truman ( presidente USA )
-          Stalin












Cronologia della seconda Guerra mondiale



-          Nel 1935 l’Italia invade l’Etiopia
-          1939: Patto Molotov-Ribbentrop (patto scellerato)
-          1°Settembre 1939: la Germania invade la Polonia e occupa il canale di Danzica
-          1939-1940: “Guerra Lampo”: sconfitta di Polonia e Francia
-          1939-1940: invasione della Finlandia da parte delle truppe sovietiche

-          Nel maggio 1940 Hitler dopo aver attaccato la Norvegia decide, dopo aver violato il patto di non belligeranza stipulato con i Paesi Bassi, di attaccare la Francia e nel giro di poco tempo la parte settentrionale viene occupata mentre nella parte meridionale viene istituito una sorta di governo collaborazionista (un governo fantoccio) guidato dal maresciallo Petain.



-          Il 10 giugno 1940 l’Italia entra in guerra contro la Francia e l’Inghilterra

-          Il 22 giugno 1941 la Germania invade l’URSS

-          1941: la Germania occupa la Iugoslavia e la Grecia, attacca la Russia

-          7 dicembre 1941: il Giappone attacca e affonda la flotta statunitense di Pearl Harbor. Gli USA entrano in guerra

-          1942: gli anglo-americani vincono sul fronte nipponico e su quello africano

-          26 gennaio 1942: nascono le Nazioni Unite formate da 26 paesi

-          1942: dopo 900 giorni di assedio i Tedeschi ottengono la loro prima sconfitta a Stalingrado

-          12 giugno 1943: gli alleati sbarcano in Sicilia

-          25 luglio 1943: Mussolini viene arrestato. Cade il regime fascista

-          8 settembre 1943: annuncio dell’armistizio fra Italia e Anglo-Americani

-          settembre 1943: Mussolini da vita a Salò alla RSI

-          6 giugno 1944: D-Day. Gli alleati sbarcano in Normandia

-          25 agosto 1944: la Francia è libera.

-          12 aprile 1945: muore il presidente USA Roosevelt. Truman diventa presidente

-          25 aprile 1945: insurrezione in Italia settentrionale

-          30 aprile 1945: l’armata rossa entra a in Germania. Hitler si ritira nel bunker di stato. Non si avranno più notizie di lui.

-          2 maggio 1945: l’armata rossa conquista Berlino.

-          7 maggio 1945: Resa incondizionata della Germania

-          6 agosto 1945: Truman ordina che venga sganciata la bomba atomica su Hiroshima prima e su Nagasaki dopo

-          2 settembre 1945: resa del Giappone

Luoghi e date da ricordare:

-          assedio di Stalingrado. Luglio 1942. durò 900  giorni
-          23 ottobre-4 novembre 1942. Battaglia El Alamein
-          Massacro di Cefalonia
-          Strage di Marzabotto
-          Fosse Ardeatine
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Le conferenze per il nuovo assetto del mondo:

-          novembre-dicembre 1943: conferenza di Teheran. Si decide lo sbarco alleato in Normandia
-          febbraio 1945: conferenza di Yalta. Vengono presi i primi seri provvedimenti nei confronti della Germania
-          luglio-agosto 1945: conferenza di Postdam. Vengono riconosciuti dei territori alla Polonia e all’Unione Sovietica










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Casella di testo: DINAMICA TERRESTRE

STRUTTURA INTERNA DELLA TERRA

Il modello della struttura interna della Terra, che attualmente sembra il più valido, prevede che la terra sia costituita da zone concentriche separate da superfici di discontinuità.
-          La crosta: è la zona più superficiale. Il suo limite inferiore è costituito dalla discontinuità di Mohorovicic
-          Il mantello: è la zona sottostante la crosta. I suoi limiti sono compresi tra la discontinuità di Mohorovicic e quella di Gutemberg.
-          Il nucleo: è la zona più interna della Terra ed è costituita essenzialmente da ferro e nichel. Il nucleo ha una densità elevata che aumenta passando dalla parte più esterna a quella più interna.

La crosta è l’involucro esterno della Terra; non ha una composizione omogenea e presenta notevoli variazioni di spessore: lo spessore è massimo in corrispondenza dei continenti mentre si riduce notevolmente sui fondali oceanici. Esistono comunque altre importanti differenze tre la crosta continentale e quella oceanica.
La crosta continentale si estende su tutta la superficie dei continenti; ha in media uno spessore di 30-40 km, con punte di 60-70 km in presenza di catene montuose, La presenza di strutture a pieghe e faglie e le tracce di intenso metamorfismo regionale indicano che la crosta continentale ha subito e subisce tuttora gli effetti “deformanti” di forze endogene. Le zone più deformate corrispondono alle catene montuose.
La crosta oceanica ha uno spessore molto ridotto e presenta una composizione molto più uniforme e regolare di quella continentale; ha una composizione mediamente più femica rispetto alla crosta continentale. Ultimamente grazie all’impiego di navi oceanografiche in grado di effettuare perforazioni e carotaggi ad altissime profondità è stato possibile ottenere campioni di rocce provenienti dal pavimento oceanico: sono state trovate molte rocce a composizione basica ed è stata rilevata la completa assenza di rocce granitiche del tipo che si trovano sulla crosta continentale.

Il mantello, compreso tra le due più grandi discontinuità, ha uno spessore considerevole e costituisce la maggior parte del volume del globo terrestre. Le uniche informazioni dirette riguardanti il mantello provengono dagli studi effettuati sui magmi basaltici che hanno origine proprio in questa zona e dagli studi delle onde sismiche. Il mantello, per una minore discontinuità presente a 700 km di profondità, viene diviso in mantello superiore e mantello inferiore.
Il mantello superiore ha una composizione chimica omogenea e dal punto di visto del comportamento meccanico può essere suddiviso in tre involucri:
-          Mantello litosferico: immediatamente sottostante la Moho, presenta spessori diversi sotto le aree continentali e oceaniche. Crosta e mantello litosferico costituiscono la litosfera.
-          Astenosfera: si estende dal limite inferiore della litosfera fino alla profondità di 350 km ed è costituita da una fascia di materiali parzialmente fusi che conferiscono a questa zona un comportamento di tipi plastico.
-          La mesosfera: si trova all’estremità inferiore è formata da materiali rigidi e solidi.
 Il mantello inferiore inizia alla profondità di 700 km; mantiene invariata la propria composizione chimica, ma i minerali che lo costituiscono riorganizzano la struttura del proprio reticolo cristallino, in risposta alle condizioni fisiche esistenti.

Il nucleo costituisce la parte più interna del globo. Il nucleo ha un raggio che è pari alla metà circa del raggio terrestre e costituisce il 15% del volume del globo. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che sia costituito di idrogeno e che a causa delle alte temperature e delle alte pressioni presenta una durezza simile a quella dell’acciaio. Si pensa che il nucleo sia formato in prevalenza da ferro e nichel, anche se oggi si reputa probabile la presenza di materiali più leggeri. A circa 5170 km è presente la discontinuità di Lehmann che separa il nucleo esterno da quello interno..
Il nucleo esterno, si ritiene che sia costituito da elementi pesanti come il ferro ed il nichel e da elementi leggeri come il silicio e lo zolfo.
Il nucleo interno si ritiene sia costituito prevalentemente da una mescolanza di nichel e ferro e sarebbe ad una temperatura molto vicino al punto di fusione.

 

IL CALORE INTERNO DELLA TERRA


Molti fenomeni come l’attività vulcanica, i terremoti e la fuoriuscita di magmi ci inducono a pensare che l’interno della Terra sia ancora caldo e che ci siano zone che abbiano un altissimo calore interno infatti  la Terra emette nello spazio più calore di quanto non ne riceva dal sole. Il flusso termico indica la quantità di calore emessa dall’unità di superficie nell’unità di tempo. Il flusso termico è massimo nelle aree oceaniche in corrispondenza delle dorsali e diminuisce allontanandosi da esse, mentre nelle aree continentali non è mai superiore al valore medio. La distribuzione del flusso termico negli oceani viene attribuita all’esistenza di moti convettivi nell’astenosfera parzialmente fusa, con correnti ascendenti in corrispondenza delle dorsali e discendenti in corrispondenza delle fosse oceaniche. Oggi si ritiene anche che una delle fonti principali del calore emesso, se non la principale, sia prodotta dal decadimento degli isotopi radioattivi presenti nella crosta.


IL MAGNETISMO TERRESTRE

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TEORIA DELLA DERIVA DEI CONTINENTI (WEGENER)

Nel 1912 Wegener formulò l’ipotesi, nota come teoria della deriva dei continenti, secondo la quale fino a 200 milioni di anni fa esisteva un unico grande continente, la Pangea, circondato da un unico grande oceano, la Pantalassa. Nel corso del tempo questo supercontinente si sarebbe smembrato. I continenti sarebbero quindi andati alla deriva, spostandosi fino a raggiungere l’attuale posizione, che comunque non sarebbe definitiva.
A sostegno delle sue teorie portò tre diverse prove:
-          Prove geomorfologiche: dall’esame dell’atlante geografico si nota che le sponde dell’Africa e delle regioni meridionali del sud america si potrebbero incastrare come le tessere di un puzzle. Tale incastro può essere giustificato solo accettando l’ipotesi di una passata unione dei due continenti.
-          Prove paleontologiche: da alcuni confronti fatti sulle due sponde dell’oceano atlantico si è potuto osservare che, in alcune località, le rocce ed i fossili sono sorprendentemente simili. Queste rocce ma anche questi esseri viventi, simili in diverse zone delle due diverse sponde, implicano che nel passato ci sia stata la possibilità di passare con estrema facilità da un continente all’altro probabilmente attraverso l’uso di ponti continentali cioè tratti di crosta continentale che in passato avrebbero collegato i due continenti.
-          Prova paleoclimatiche: dallo studio della distribuzione dei climi si giunti alla conclusione che la presenza di depositi glaciali in regioni aride e la presenza in regioni fredde di rocce formatesi in ambienti a clima caldo fanno pensare ad una passata unione dei due continenti.
Wegener tuttavia non riuscì ad individuare le cause della deriva dei continenti, perciò la teoria venne ben presto abbandonata.





TEORIA DELL’ESPANSIONE DEI FONDALI OCEANICI

Nel corso degli anni 60 venne formulata una nuova teoria sulla dinamica della crosta, detta teoria dell’espansione dei fondali oceanici.
Secondo tale teoria i fondali oceanici non sono strutture stabili e definitive della crosta:
-          attraverso le dorsali oceaniche, che sono lunghe fratture che percorrono gli oceani, materiali magmatici risalgono dal mantello, si espandono e solidificano generando nuova crosta oceanica;
-          in corrispondenza delle fosse oceaniche la crosta più antica si immerge verso l’interno della Terra e ad una certa profondità fonde, tornando a far parte del mantello (subduzione) .
L’intero processo è guidato dai movimenti convettivi del mantello. Secondo questa teoria i continenti, trascinati in modo passivo dai moti convettivi, sono strutture permanenti che possono essere modificate solo in corrispondenza dei loro margini.



TEORIA DELLA TETTONICA A ZOLLE

Oggi la teoria dell’espansione dei fondali oceanici è inglobata nella teoria della tettonica a zolle o a placche. Secondo questa teoria:
-          La terra è costituita da un involucro rigido, la litosfera, suddiviso in una ventina di zolle di notevoli dimensioni e di spessore variabile
-          Le zolle litosferiche galleggiano e si muovono in modo passivo su uno strato plastico: l’astenosfera
-          I moti convettivi del mantello (celle convettive) sono il principale motore delle zolle
-          I movimenti di deriva generano instabilità lungo i margini delle zolle, dove si localizzano l’attività vulcanica e quella sismica; mentre le regioni centrali sono generalmente inattive e stabili.
Ogni zolla si muove indipendentemente dalle altre. Le zolle pur movendosi e spostandosi restano sempre in contatto fra di loro.
Esistono tre diverse modalità d’interazione:
-          Margini divergenti o costruttivi: quando due zolle si allontanano e nuovo materiale magmatico proveniente dal mantello dà origine a nuova crosta oceanica.
-          Margini convergenti o distruttivi: quando due zolle si avvicinano scontrandosi.
-          Margini conservativi: quando due zolle scivolano l’una accanto all’altra senza che si verifichi distruzione o costruzione di litosfera.
Quando due zolle collidono si possono riconoscere tre diverse situazioni:
-          Collisione tra due zolle continentali da origine alla formazione di una catena montuosa
-          Collisione tra due zolle oceaniche da origine a fosse o ad archi insulari
-          Collisione tra la zolla continentale e la zolla oceanica da origine a fosse e ad archi vulcanici

Con il termine hot spot, punti caldi, vengono indicati tutti i fenomeni vulcanici isolati. Questi punti caldi è possibile osservarli in regioni diverse del globo. Si ritiene che questi vulcani siano generati da colonne di materiale magmatico caldo che risalgono dal mantello e che, con il loro movimento ascensionale, originano gli apparati vulcanici.

Grazie alla teoria della tettonica a zolle, è stato possibile mettere in luce un modello sulla distribuzione globale dei terremoti:
-          Terremoti con ipocentri superficiali si registrano lungo le dorsali oceaniche, i rift continentali, le faglie trascorrenti;
-          Terremoti con ipocentri profondi si registrano nelle zolle di subduzione, lungo il piano di Benioff; e dell’attività vulcanica
-          Attività vulcanica associata ai margini distensivi
-          Attività vulcanica associata ai margini compressivi
-          Attività vulcanica associata ai punti caldi



















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L’età giulio-claudia

Quadro storico-politico





-            Morte di Augusto
-            Imperatori post-augustei

La morte di Augusto nel 14d.C. provocò un periodo di cambiamenti nella struttura istituzionale e in quella sociale. Il principato con Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone subì cambiamenti tali da somigliare sempre più ad una monarchia ereditari ed orientaleggiante.
I quattro imperatori giulio-claudi hanno caratteristiche comuni. Infatti analizzandoli sotto un certo aspetto è possibile notare che:
-             la fase iniziale dell’impero di ognuno era sempre caratterizzata da un periodo di positività dove la politica era improntata sulla tolleranza, la saggezza e la collaborazione
-             la fase finale dell’impero di ognuno vedeva  l’imperatore macchiarsi sempre degli stessi delitti: dispotismo, tirannia, terrorismo.
Tiberio viene presentato come un ingannatore, un dissimulatore e come un debole tiranno. Inizialmente parte con un programma politico basato sulla collaborazione con la classe senatoria ma, in breve tempo, finisce per accentrare nelle sue mani un potere sempre maggiore.
Caligola viene descritto come un pazzo; anche lui come il suo predecessore inizia con un rapporto di collaborazione con il senato ma poi conclude il suo impero trasformando il principato in monarchia; introdusse diverse consuetudini di ossequio e di venerazione della sua persona ed infine dando grossi segni di squilibrio decise di nominare il suo cavallo senatore.
 Claudio venne riconosciuto dalla critica come un debole. Soltanto con lui la burocrazia imperiale venne riorganizzata ed adeguata in modo moderno ed efficiente; vennero costituiti i cosiddetti officia cioè dei veri e propri ministeri con importanti incarichi.
Nerone visto come la personificazione del male e della follia portò a compimento quel processo di orientalizzazione del principato portato avanti in precedenza da Caligola
















Cambiamenti sociali e culturali nell’impero




-            Mobilità sociale
-            L’età augustea ed il classicismo
-            Gli intellettuali e gli imperatori giulio-claudi
-            Crisi del classicismo
-            Una nuova visione del mondo

In questo periodo si ha l’affermazione di nuovi ceti sociali. A causa delle continue lotte con i nobili che volevano mantenere tutti quei privilegi che pian piano andavano perdendo per la prossima affermazione dell’assolutismo imperiale gli imperatori si videro costretti a sostenere e ad accattivarsi sempre più le simpatie dei nuovi ceti sociali. Ad entrare nelle fila di questi nuovi ceti erano personaggi provenienti dall’esercito e dall’ordine equestre. Questi personaggi insieme ai potenti liberti divennero i maggiori rappresentanti della piccola e media borghesia.
Il classicismo era il segno che contraddistingueva la cultura di età augustea. Vi era la cosiddetta letteratura del decorum e della ratio, della compostezza e dell’equilibrio. In età giulio-claudia, invece, gli imperatori non ebbero per nulla a cuore la creazione di un rapporto di collaborazione con gli intellettuali e gli artisti ma finirono per instaurare un clima di censure e di sospetti; si ebbe cos’ lo sfaldamento delle forme del classicismo augusteo. Venne profilandosi così un periodo di profonda crisi del classicismo; lo spirito umano si proiettava ora su di un altro cammino che avrebbe portato gli intellettuali sulla strada del rischio e dell’avventura.
Non a caso si elaborò anche una nuova visione del mondo incentrata sull’uomo e su i suoi problemi, sulle sue ansie e sulle sue paure, sul senso della precarietà della vita e della morte…
Quello giulio-claudio non è un mondo all’insegna del disfacimento bensì si tratta di un mondo in trasformazione.










SENECA




Opere :

-             Dialoghi
-             Epistulae ad Lucilium
-             De Clementia
-             De Beneficiis
-             Apokolokyntosis
-             Naturales Quaestiones
-             Tragedie




-Il vivere bene come antidoto ai mali della vita -


-             La noia
-             Il tempo
-             La morte

La noia, altro non è che lo stato di scontentezza nel quale viene a trovarsi tutti quegli uomini sopraffatti da un senso di frustrazione. Quattro sono i tipi di persone assaliti dalla noia: quelli che vivono in un profondo stato d’insoddisfazione; quelli che avviliti da una qualche sconfitta si sentono in uno stato d’impotenza e di sfiducia nel riprendere il loro cammino; quelli che non riuscendo a realizzare i propri progetti cadono in uno stato di frustrazione; quelli che vivono in un profondo stato d’inerzia. La causa fondamentale della noia è il sibi displicere cioè l’insoddisfazione di se che nasce da uno squilibrio interiore e da desideri ed istinti repressi. L’uomo quando registra il fallimento dei suoi progetti, dei suoi ideali si sente depresso, si sente un fallito e viene preso da un senso d’insicurezza che gli impedisce di intraprendere un nuovo cammino. Quest’insicurezza e questa incertezza finiscono per condurre l’uomo in quello stato di noia che difficile da sradicarsi rischia di condurre all’estremo gesto del suicidio: una radicale soluzione finale.
Il problema del tempo è inteso come durata della vita. Gli uomini sono molto gelosi dei loro possedimenti materiali ma non lo sono del bene più prezioso che gli è stato donato: il tempo. Vi sono individui pronti a disperdere la loro vita, quasi delegando ad altri la possibilità di viverla al posto loro. Seneca critica il comportamento di quelle persone che rinviano in un lontano futuro la possibilità di dedicare a se stessi un pò di tempo della loro vita; cosi facendo progettano di iniziare a vivere proprio quando il tempo a loro disposizione sta per e sta per sopraggiungere la morte. Seneca invita perciò l’uomo a vivere pienamente il proprio tempo.
Altro importante tema è quello della morte: la morte condiziona la vita dell’uomo a tal punto che quest’ultimo vive in un determinato modo proprio per la presenza della morte stessa. Ma per Seneca il vivere non è altro che il morire lento ed inesorabile di ciò che l’uomo lascia alle proprie spalle. Con noi sono destinate a morire anche le nostre sofferenze perciò morire diventa una sorta di liberazione dai mali che tormentano la vita.






LUCANO




Opere:



-             BELLUM CIVILE

Stile e pensiero:


-             La novità dell’epica di Lucano
-             Un poema senza protagonista
-             La vuota trascendenza




- Stoicismo senza fede e visione pessimistica della vita -


Nonostante Lucano parta da una base stoica, influenzato dalla personalità dello zio Seneca, sente sin dall’inizio il ridicolo di un apparato divino nel suo epos. Lucano parte infatti dallo stoicismo ed è possibile averne conferma quando parla di Catone come la raffigurazione dell’ideale del sapiente stoico per eccellenza, quando si impegna in un opera di esaltazione della virus…. Ma dello stoicismo rifiuta una delle prerogative più importanti: l’esistenza di un mondo retto dal fato inteso come provvidenza. Il pensiero di Lucano sembra dominato dalla presenza di una Tyche capricciosa, cieca e crudele, una sorta d’inutile divinità. Lucano è un poeta pessimista, di un pessimismo storico nel senso che vede nella storia un graduale processo erosivo delle istituzioni libere di Roma, un cammino fatale, una tragedia della quale fin dalle prime battute si conosce l’esito. Insomma Lucano è davvero uno stoico che ha perso la fede a causa delle terribili tragedie della storia.



































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Casella di testo: THE FIRST HALF OF THE 20TH CENTURY ( 1901 – 1945 )


Casella di testo: JAMES JOYCE:

James Joyce was born in Dublin in 1882. When he was young he was educated in very good institute and rapidly he shows a great interest to foreign literature. His favourite hero was Ulysses that he knew by the reading of work as Odissea, Divina Commedia, ecc…. In 1902 he obtained degree in foreign literature and language. In this period he also wrote some composition called “epifanie”; between 1905 – 1909 wrote “Dubliners”: a collection of short stories, set in the city where he was born, that show  with great simplicity the paralysis of the city; in 1904, in only one day, wrote an important story: “A Portrait of the Artist as Young Man”; and when he went in Italy, to work in a bank, he decided to start to write a new work: “Ulysses”. In the period in which he lived in Trieste he met Ettore Schmitz more famous as Italo Svevo.



 

Casella di testo: WORKS:
Ulysses is the masterpiece of Joyce. The novel, divided in 18 chapter, is happened in only one day. From the first hours of the day to full of the night the reader can follow the adventures of Leopold Bloom, a Jews that work in publicity office, not more young and that he is married with Molly, a singer without success, sensual and infidel woman. The destiny of two man will be cross with the destiny of Stephen Dedalus, a young intellectual man. In the narration have great importance the relation between myth and reality; Leopold Bloom live, again, the adventure, even if in modern key, that characterised the Homers ’s   poem and, so, Ulysses life. The similes between Joyce’s Odyssey and Homers’s Odyssey is possible to find in the structures of  the novel and in the facts narrated.
In all chapter the author change narrator and kind of focus; between all stylistic technique great importance have the use of stream of consciousness. With this method Joyce report the ideas and the sentiments so as the protagonist think without his insertion and all kind of stop and pause during the narration.
Ulysses is set in Dublin on 16 June of 1904 and covers only the events of that single day. The principal figures is Leopold, his wife Molly and Stephen. The firsts three episodes are centred on Stephen Dedalus that after the refuse of his father is in search of paternal figure. The odyssey of Leopold begin after the episodes that regard the artist. His adventures started in the moarning when he left his home to went to work; during the day he went to catholic church to a funeral, he went to newspaper office and to hospital, he was attacked by anti-Semitic nationalist, he rescue Stephen from a fight and turn back at home when was very late.

Characters :

Leopold Bloom             represent             Ulysses
Stephen Dedalus           represent              Telemachus
Molly                             represent              Penelope




Casella di testo: THOMAS STEARNS ELIOT
AND HIS WORKS
Thomas Starns Eliot is considered the best figure of the modern cultural movement in particular in poetry. His early important poem The Love Song of J. Alfred Prufrock was published in 1915 while his first book of criticism in 1920 and it is called The Waste Land. Between the others important work we can remember Jourbey of the Magi of 1927 and The Sacred Wood of 1920. Joyce had a great influence on Eliot. Infact Eliot had been fascinated by the use that Joyce had of the myth of Ulisses in his novel. For Eliot, the myth gave to the novel a sense of narration and allowed the author to concentrate on the mental and emotional states of the characters. Eliot’s style is characterized by:

-          metric experimentation
-          the frequent use of every day language
-          ironic realism
-          realistic unpoetic description of the dry land
For the critics Eliot is the leader of avant-gard movement in poetry but he shows three different aspects of his person:
-          classical in literature
-          royalist in politic
-          anglo-chatolic in religion

The Love song of J. Alfred Prufrock is a dramatic monologue. Alfred meditates on his failure to declare his love to a girl he used to know and perhaps about his inability to make relationships. There is little action as the focus is on the interplay of impression in the mind.
The Waste Land  it is divided into 5 part even if ther’arent any logical continuity between them.

The Waste Land is the poem of deep anxiety, of anxiety, of alienation. It translate infact the crisis of modern world that now appear without meaning where the poet looks again the breaking of traditional values. Eliot is much near to the allegorical and polemical style of Divina Commedia as he created under new key the most important aspects of a infernal and purgatorial world.
In the Burial of The Dead and in What The Thunder Said  we can find two landscaping images that regard two different but much similar nature conditions. In the first test London is considered the unreal city. In this city there are men that appear the shade of the murders and there are a lot of ghost that run in the city. The city, in short, have the features of the dead. Similarly, in the other text, the waste land is also in the mountain landscape where ther’arent sign of green or any sign of life. We can find only inanimate rocks that is the image of the dead but we can’t find any sign of water that is the symbol of the life.

In Eliot’s essay Tradition and The Individual Talent he claimed that the poetry of the past, including not just English poetry but also European poetry as a whole, is part of the living individuality.
When we praise a poet often we insist upon some aspects of his work to find any feature of his personality and sometimes we focalise our attention on the similarity  and on the differences between this poet and his predecessor. The Tradition is possible to obtain only with hard work. Tradition involves the historical sense that is an important composition for all the people that want continue to be a poet after a particular age, later age; the historical sense compels a man to writenot only regards present events but also upon historical events. A poet or an artist not has a complete meaning if we look to him alone but he has a great meaning if we look to him in relation or after his death. Infact many poets and artists are become famous only after their dead.

























 

 

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L’Ellenismo

 


Quadro storico-politico







-         Il dominio greco-macedone
-         Nascono nuovi regni
-         Declino delle polis
-         L’incredibile ascesa di Roma

Alessandro, da poco succeduto sul trono del padre Filippo II, dopo aver distrutto l’impero persiano riuscì a creare un organismo statale che si estendeva dalle rive dell’adriatico sino ai confini dell’India e della Cina. La civiltà greca della polis si trovò nel giro di poco tempo proiettata in un orizzonte molto più vasto. Nel 323 a.C. Alessandro muore a Babilonia e immediatamente iniziò una serie di interminabili lotte che videro impegnati i generali dell’esercito alessandrino. I diadochi, cosi venivano chiamati i generali, che avevano partecipato alla prodigiosa conquista tentarono di prendere il posto di Alessandro; ben presto, dal momento che nessuno riuscì ad avere la meglio, iniziò un periodo caratterizzato dalla nascita di una serie di regni autonomi: regno d’Egitto con i Tolomei, il  regno di Siria coni Seleucidi, il regno di Macedonia con Antigono, il regno di Pergamo con Attalo… . Le città che avevano fatto la storia della Grecia come Atene, capitale della cultura, e Sparta era ormai in un fase di pieno declino. Questo grande Commonwealth che era venuto formandosi dovette ben presto fronteggiare l’incredibile ascesa di un nemico mortale: Roma. Nel periodo in cui Alessandro era impegnato nell’opera di sottomissione dell’oriente intero, Roma era ancora un piccolo Stato ma nel giro di qualche decennio divenne un’invincibile potenza.
















La cultura greca nell’età ellenistica





-         I caratteri dell’ellenismo
-         Il cittadino e la società
-         Individualismo e cosmopolitismo
-         Uso politico della cultura
-        La funzione del libro


Nel periodo compreso fra il 323 a.C. (morte di Alessandro) ed il 31 a.C. ( battaglia di Azio ) si formò una società multirazziale e cosmopolita caratterizzata dall’uso di una lingua comune: la koinh. In questo periodo città greche sorsero un po’ ovunque dall’Egitto alla Mesopotamia grazie ad un’imponente fenomeno di urbanizzazione favorito dai sovrani ellenistici. Tra le città più importanti possiamo ricordare: Alessandria in Egitto, Antiochia in Siria. La cultura greca finisce per diventare patrimonio comune a tutti i popoli. In questo nuovo mondo a cambiare fu innanzitutto il rapporto fra cittadino e società: la collettività intera partecipava alla vita politica della polis  ed i legami di solidarietà sociale erano forti ma adesso il cittadino che veniva inserendosi in un contesto ben più ampio di quello cittadino diventa un suddito in una mescolanza di genti di culture diverse, diventa un microcosmo. L’individualismo ed il cosmopolitismo diventano due importanti caratteristiche di questo tipo cultura che con l’aiuto delle nuove filosofie tende a creare una figura di saggio capace di bastare a se stesso. L’ellenismo fu  l’età della specializzazione; l’idea de “l’arte per l’arte” si attesta proprio in questo periodo. Molto importante è la scissione che avviene tra una letteratura definita colta ed una definita popolare. La prima diventa infatti depositaria dei valori più alti della cultura e della civiltà mentre l’altra è più che altra fine ad un intrattenimento di massa. La poesia ellenistica è una poesia d’occasione di cui i più grandi committenti diventano i monarchi del tempo. I sovrani ellenistici diventano dei veri e propri mecenati che commissionano agli intellettuali e ad i poeti di corte opere propagandistiche oppure opere fini all’esaltazione della propria persona. Tutto questo accade però con una precisa finalità politica: quella di controllare la cultura e quella di preservare la classe dominante greca. In tutto questo la comunicazione orale perde significato ma occupa un posto di importante rilievo la lettura dei testi perché ormai ci si trova a contatto con un pubblico internazionale. Il libro diventa un modo importante di far fronte alle esigenze di una comunità allargata e dispersa. Si ha la diffusione del libro e di conseguenza vengono a determinarsi una serie di nuovi canoni compositivi: si ha l’uso di un linguaggio diverso basato sull’erudizione e sulla perfezione stilistica. L’arte ben presto con Callimaco diventa un’arte raffinata ed esclusiva.









Casella di testo: Epicureismo e Stoicismo



Epicuro cominciò la sua attività di maestro a trentaduenni. La scuola aveva sede nel giardino di Epicureo, sicché i seguaci si chiamarono “filosofi del giardino”. Nessuno dei discepoli di Epicureo è stato in grado di apportare un contributo originale alla dottrina del maestro. Epicuro  vede nella filosofia la via per raggiungere la felicità, intesa come liberazione dalle passioni. Il valore della filosofia è dunque puramente strumentale: il fine è la felicità. Mediante la filosofia l’uomo si libera da ogni desiderio irrequieto e molesto; si libera dai turbamenti e dalle opinioni irragionevoli. Con il termine quadrifarmaco vengono indicate le quattro massime fondamentali in cui si articola la concezione epicurea della filosofia come “medicina dell’anima”:
-          liberare gli uomini dal timore degli dei
-          liberare gli uomini dal timore della morte
-          dimostrare la facile raggiungibilità del piacere
-          dimostrare la brevità e la provvisorietà del dolore

La fisica di Epicureo,

Secondo Epicureo la felicità consiste nel piacere, il quale rappresenta il criterio di ogni scelta e di ogni valutazione. L’epicureismo distingue due tipi di piaceri: il piacere stabile o catastematico, che consiste “nel non agitarsi e nel non soffrire” e il piacere in movimento o cinetico che consiste nella gioia e nella letizia. I piaceri stabili sono, in riferimento al corpo, l’aponia (assenza di dolore) e , in riferimento allo spirito, l’atarassia (assenza di turbamento). Epicureo ha una concezione negativà della felicità dal momento che è convinto che essa risieda nella distruzione del dolore. Sulla base della sua visione negativa del piacere Epicureo distingue vari tipi di bisogni:
-          bisogni naturali e necessari ( la fame, la sete, il sonno)
-          bisogni naturali e non necessari (i piaceri amorosi)
-          bisogni non naturali e non necessari ( la gloria, la potenza, l’onore)
Il noto comandamento epicureo “vivi nascosto” deriva dalle premesse del sistema. Infatti, pur credendo fermamente nell’amicizia, Epicureo disdegnava la politica e i suoi affanni, ritenendo che i beni supremi dell’uomo non risiedessero negli illusori fasti del potere, ma nella serenità dell’animo



Il fondatore dello Stoicismo fu Zenone il quale dal momento che era un meteco e non poteva possedere beni immobiliari collocò la sede delle sue lezioni in un locale pubblico: stoa poikile. Lo stoicismo, rispetto alle altre scuole di pensiero, appare come un sistema di pensiero collettivo e in divenire. Due importanti personaggi contribuirono allo sviluppo di questa filosofia: Cleante e Crisippo. Del primo stoicismo ci resta molto poco e quel poco che abbiamo deriva da testimonianze indirette.
Successivamente lo stoicismo entra a Roma (stoicismo di mezzo), grazie al suo codice morale che incontrò il favore della classe dirigente. I personaggi più importanti di questo nuovo periodo furono Panezio e Posidonio. A Roma Panezio conobbe lo storico Polibio e cominciò a frequentare il circolo degli Scipioni.
Secondo lo stoicismo, il cosmo è un entità vivente le cui parti, anche le più minute o quelle che sembrano insensibili, sono legate fra loro da un reciproco influsso.
Sulla base del loro rigido razionalismo gli stoici ritenevano che ciò che fa smarrire ad un uomo la chiarezza della ragione sono le passioni: di qui la necessità di estirparle in ogni modo, ricorrendo in primo luogo alla ragionevolezza e praticando una severa disciplina spirituale. La prima virtù del sapiente è quindi l’apateia (l’impassibilità) davanti ad una qualsiasi situazione e ad ogni evento, per quanto felice o triste esso possa presentarsi. Nulla dunque deve turbare il saggio, nessun dolore e nessuna sofferenza fisica o morale.
Gli stoici professavano una sorta di panteismo fondato sull’identificazione fra Dio e l’ordine dell’universo. Dio secondo gli stoici coincideva con il principio attivo del mondo, ovvero con quel Logos che,agendo sulla materia (principio passivo), produce gli esseri singoli. Gli stoici avevano anche una visione ciclica del mondo dal momento che pensavano che la storia complessiva del cosmo fosse destinata a ripetersi infinite volte, per l’eternità.
La massima fondamentale dell’etica stoica è quella di “vivere secondo natura”, intendendo, per natura, sia la natura universale, sia quella umana, che è parte di quella universale. E poiché la natura, in tutte le sue eccezioni, è ordine e razionalità, la massima stoica equivale a quella di “vivere secondo ragione”. Gli stoici introdussero nell’etica stoica la nozione di dovere, intendendo, con tale concetto, un’azione conforme a ragione. La virtù era per loro una disposizione costante ad agire in modo conforme alla ragione e al dovere. Secondo questi filosofi, la virtù rappresenta l’unico vero bene e si oppone diametralmente al vizio


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